Di sana e robusta Costituzione
Antefatto, noto: Francesca Schiavone è stata invitata da Silvio Berlusconi per festeggiare il titolo vinto al Roland Garros. Bene. Giorni fa, in un’intervista a Vanity Fair nella quale spiccano i “minchia” e i “cazzi” non eufemizzati prima della pubblicazione (ma va benissimo così, ci mancherebbe, mica è il bollettino parrocchiale), la Leonessa ha dato conto di quel rendez-vous. E così si è espressa sul presidente (se siete in piedi, per favore sedetevi): «Premesso che ho conosciuto un uomo invidiabile, una persona straordinaria dal punto di vista umano (non parlo di politica, al momento non è un argomento che non voglio trattare) e ne sono molto felice, ho avuto davvero l’impressione che, seppure per un attimo, fossimo due persone davvero in comunicazione l’una con l’altra, non due personaggi ciascuno nel suo ruolo. Mi ha parlato della Costituzione con così tanto amore e felicità che io gli ho detto di slancio: “Caspita Presidente, lei ama quello che fa”, e credo che lui sia stato toccato dal mio entusiasmo». Della Costituzione, ha detto. Amore della Costituzione da parte di Berlusconi. Per carità: in democrazia si può dire tutto, anche che il colpo scarso di Wawrinka è il rovescio e che Marcello Dell’Utri è onesto. In effetti, però, al profondo concetto politico schiavonesco mancava qualcosa: magari un bel ”minchia”, che la giornalista avrebbe anche potuto aggiungere in nome dello spettacolo. A nome nostro, però.
Qui mi taccio: lascio la parola ad Andrea Scanzi, che prima di me (e di tutti gli altri, tra quelli che ancora dicono ciò che pensano e non ciò per cui sono o vorrebbero essere pagati) s’è accorto di questo diamante Excelsior che rischiava di andar perduto. E lo ha commentato a dovere. Con mestizia e convinzione, sottoscrivo ogni sua parola.

