Articoli marcati con tag ‘Rino Tommasi’

Racchetta canta – 14 (special summer edition)

giovedì, 8 luglio 2010

La protesta contro il kompagno Clerici sul Giornale di (L)ittorio Feltri

Fasci e racchette
Sul Giornale di Littorio Feltri (all’anagrafe Vittorio, ma non si offenderà) compare una straordinaria lettera, a firma del signor Evoldi di Mantova. È indirizzata a Paolo Granzotto, corros(iv)o columnist del foglio di proprietà della famiglia Berlusconi, al cospetto della cui simpatia le vuvuzelas sudafricane paiono lievi pizzicate d’arpa. Il lettore, platealmente irritato, lamenta al cospetto di Granzotto e del suo cane (giuro) le gesta villane e traditrici di Gianni Clerici. Colpevole, il marrano, di ricordare durante le telecronache d’essere stato staffetta partigiana. Non solo: il rivoluzionario bolscevico Clerici osa addirittura “fare marchette al giornale per cui scrive”, una testata così penosa da non meritare la citazione (tanto, dice Evoldi, “sicuramente Lei ha già indovinato il nome”); e si permette pure, lo scriba maoista comasco, in massimo spregio al Ventennio di gloria e celodurismo nazionale, di ironizzare orridamente su Starace, “dicendo che a lui, staffetta partigiana, il giocatore piacerebbe anche, se non fosse per quel cognome che ricorda il noto gerarca fascista”. Evoldi, indignato, incalza: kompagno Clerici è quello che il sommo Granzotto definirebbe, sarcasticamente, un Sincero Democratico. E chiude informando di aver utilizzato inutilmente la e-mail di Sky, ora abrogata, per “esprimere le sue rimostranze”. Altra indignazione caduta nel silenzio. Qui no: il Giornale pubblica. Il risentimento, peraltro, è tale solo nei confronti del komunista Clerici, precisa il signor Evoldi, giacché per contro il suo compagno Rino Tommasi “è sempre misurato e attento al gioco e al commento” (e, aggiungo io, considera Pinochet e Franco due moderati, quindi medaglia al valore e implicito chapeau da parte di un nostalgico degli anni in cui i treni arrivavano sempre in orario).  Granzotto, senator e gran maestro nell’arte dei pipponi piglia-paracul-turali con frequente saccheggio del Devoto-Oli e dei vocabolari dialettali per ingrassare la pasta e far sentire il lettore moderatamente ignorante, risponde a modo suo. Non risponde, cioè, perché dichiara di seguire le telecronache del duo Tommasi-Clerici ma, siccome “il troppo stroppia”, quest’ultimo poteva risparmiarci il suo passato da aiutante dei partigiani. Dimostrando, quindi, o di aver mentito (non li ascolta mai, probabile) o di non averci mai capito una ceppa (altrettanto probabile: Clerici era più interessato alle sorti del Tennis Club Bordighera  di quanto non s’occupasse delle truppe resistenti a Dongo). “Ci basta (e avanza) - chiosa l’acido Granzotto – sapere che è un ‘sincero democratico’. Il resto è sottinteso”. No, beh, non sottintendiamo, esplicitiamo pure: appena pensionato il Clerici, sarebbe opportuno un trentennio di compensazione con una voce stentorea in rappresentanza del bel tempo che fu, dei giorni da leoni del Duce e delle imprese del sommo atleta Gianni Cucelli, campione nato nella valorosa Fiume, avamposto fortemente voluto dal regime fascista e indegnamente perso dopo l’armistizio. Ci vorrebbe un altro editto bulgaro, stavolta dedicato al tennis, noto covo di brigatisti silenti. Ecco, magari un Gianni Alemanno prima voce, Er Pecora spalla tecnica. Con reintroduzione del linguaggio autarchico: il “set” è “partita”, lo “smash” “schiacciata”. E poi “Vimbledonio, Rolando, Rogerio”. In attesa del nuovo Benito Panatta, complice una nuova politica di infoltimento della famiglia.

A proposito di Panatta / spiegazioni alternative
“Panatta, è giusto che la Federazione abbia pagato un premio di 400.000 euro alla Schiavone dopo il milione vinto a Parigi?” “Non avrebbero mai pensato di pagarlo quando hanno fatto l’accordo. Servirà da insegnamento”. (Adriano Panatta intervistato da Caterina Perniconi, Il Fatto Quotidiano, giovedì 8 luglio 2010. La tesi più gettonata è che la Fit, finanziata pubblicamente e quindi coi soldi dei contribuenti abbia ‘cacciato il grano’ – nostro – per mettere il cappello sulla vittoria della Schiavone. Panatta, cacciato dieci anni fa dal presidente Binaghi, propone un’altra spiegazione: che abbiano voluto ‘fare i fighi’ e siano rimasti fregati dalla loro stessa boutade. Adriano, giustamente da parte sua, detesta i federali che gli han fatto la pelle. E andrebbe anche appoggiato, per certi versi, in questa sua presa di posizione. Peccato, però, che sia stato proprio lui ad allevare la serpe in seno. Fu Panatta a sponsorizzare l’attuale capo della Fit, con queste credenziali: “Binaghi è giovane, è bravo ed è amico mio”. Bell’amico).

Dietro compenso?
“(…) trasformata in fenomeno mediatico, condivisa da un Napolitano e da un Berlusconi, trascinata nel salotto di Vespa dietro compenso, la povera Francesca (…) non poteva resistere al personaggio che su di lei era stato costruito”. (Gianni Clerici, la Repubblica, martedì 22 giugno 2010, pag. 70. E quanto avrebbe pagato, se davvero ha pagato, la Rai per garantirsi la Schiavone nel salotto dell’irraggiungibile Bruno Vespa, il giornalista tutto d’un pezzo? Non bastava la imbarazzante elargizione di soldi pubblici da parte della Fit, ci volevano anche quelli di mamma Rai?)

Leggerissimamente in ritardo
“Grazie al secondo titolo conquistato a Wimbledon, Rafael Nadal torna numero uno del ranking mondiale”. (Il Tempo, articolo non firmato, martedì 6 luglio 2010, pag. 29. Nadal è tornato numero 1 dopo il Roland Garros, a inizio giugno).

(Articoli) capitati lì per caso
“Domenica Nadal ha messo il sigillo sul suo ritorno, strapazzando senza neanche troppo impegno un Berdych capitato lì per caso”. (Massimo Rossi, Libero, martedì 6 luglio 2010. Qualcuno gli dica che questo Berdych, casualmente messo lì al numero 8 al mondo, quest’anno è capitato per caso anche nella finale di Miami e in semifinale al Roland Garros).

Elefanti in cristalleria
Notiziola passata sottotraccia: la Fit ha chiesto a una serie di agenzie di comunicazione una mano per risistemare l’immagine per i prossimi Internazionali d’Italia. Iniziativa meritoria e necessaria: se c’è una cosa in cui la Fit è imbarazzante è proprio l’immagine. Purtroppo si è mossa – strano a dirsi – con scarsa grazia, contravvenendo alle regole, ispirate a correttezza e buon senso, di Assocomunicazione. Che dice: non mandate richieste di consulenza a cinque, sei, sette agenzie. Non è corretto: gare così “sono inconfutabilmente un danno per il mercato in quanto comportano un enorme dispendio di risorse e di energie da parte di molte persone a fronte di una scarsissima probabilità di ottenere una adeguata remunerazione. Queste risorse ed energie, oltretutto, vengono distolte ai clienti consolidati che conseguentemente rischiano di subirne un danno”. Tanto per non sbagliare, la Fit ha chiesto preventivi a 12 agenzie. Risultato: tutte quelle chiamate in causa, tranne una, si sono ritirate. Assocomunicazione ha stigmatizzato la condotta della Fit. Che si difende su Daily Media: “Sicuramente non siamo molto esperti di gare (…) tanto meno (sic) delle regole di Assocomunicazione, di cui nemmeno sapevamo l’esistenza (…)  Noi per altro (sic) scopriamo dai giornali che tutte le altre si sono ritirate”. Ecco, cara agenzia che non ti sei ritirata: fa’ in fretta. Come vedi, il lavoro da fare è tanto. E magari consiglia anche qualche pensionamento: operazione a costo zero ed efficacia cento.

Wonderbra(ghdatis)

giovedì, 21 gennaio 2010

Mi sto abituando a vivere ‘al contrario’: dormire al mattino, riprendermi al pomeriggio, AusOpen di notte. A proposito dei reporter in loco mi hanno mandato il link al video di Rino Tommasi e Gianni Clerici che cantano ancora quel motivetto antico, mi pare fosse di Alberto Rabagliati, in voga poi negli anni Ottanta grazie a Renzo Arbore (“Oh bongo bongo bongo stare bene solo al Congo / non mi muovo no no / bingo bango bengo / molte scuse ma non vengo / io rimango qui / no bono scarpe strette saponette/ treni e tassì”) con novazione di Rino, che sostituisce a “saponette” le più viziose “sigarette”. Eccolo.

Che abbronzatura, Rino! Proprio mentre a Milano spira un vento polare. Ma torniamo a noi. Stanotte Gianni Ocleppo è arrivato con un carico di cioccolatini, barrette Kinder e Nutella che sfamerà Eurosport per i prossimi due anni. Dovete sapere che, dopo aver smesso ancora giovane col tennis, Gianni non si è fatto più vedere nel giro delle racchette anche perché aveva un’azienda da mandare avanti: fanno confezioni per grandi aziende alimentari. Mi ha portato a vedere i suoi stabilimenti, in questo periodo sono già in lavorazione le uova di Pasqua su tre turni (lì la notte la fanno una settimana al mese e non per commentare Roger Federer).

Wonder Marcos: che colpi (ma che fisico...)

Un caro amico giornalista a Mediaset, Roberto, mi ha regalato il capolavoro di Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5, e l’ho letto in metro mentre mi avvicinavo agli studi di Eurosport. Bello, ma che angoscia. Grave errore farne uso prima della diretta, perché non ero di buon umore mentre seguivamo Ana Ivanovic e Gisela Dulko (ah: basta con questa storia che  non sopporto il tennis femminile. Non sopporto ALCUNI match femminili, i venti doppi falli in un set, dieci dritti sul telone in quindici punti). Secondo me era giusto passare sul centrale per il match di Djokovic dopo il primo set, perché Nole ha perso il primo set contro Chiudinelli e, nel secondo, ha salvato una carriolata di palle break. Invece siamo rimasti sulle due donzelle, che hanno preso a far cattiva pubblicità al tennis rosa (punto-tu-punto-io-sbagli-tu-sbaglio-io) mentre su E2 c’era la prima puntata di EuroRadwanska (Urszula già data, ci mancava Agnese) contro la Kudryavtseva. Vabbè. 

Colpo di fortuna: passiamo, una volta salutata Ana, sul campo di Ferrer che è avanti due set a zero contro Baghdatis. A parte il fatto che Marcos ha la terza di reggiseno (visto quando si è tolto la maglietta?) e che il suo tifo è letteralmente insopportabile (c’è il coretto per l’ace, quello per la risposta in cross stretto, quello per il lob, quello per la palla break, quello per lo smash, quello per la demivolée) abbiamo seguito una partita quasi morta  che si è risvegliata. Wonder Baghdatis, chili a parte, ha fatto dei numeri incredibili. Che bellezza, riuscisse a tornare in alto. Ho saputo del mio cavallino Dent: preso a pallate da Tsonga. E ho avuto il tempo di seguire il primo set di Hewitt con Young: Lleyton ha lavorato tanto nell’inverno, e si vede. Donald sta provando, finalmente, a diventare un giocatore. Ma credo che non ce la farà, se le sue aspirazioni sono guidate dalle parole che Johnny Mac spese per lui quando scambiò qualche palla, nel 1999, con quel ragazzino di dieci anni: “Un mancino che ha delle mani che ricordano molto quelle di un altro mancino, uno che io conosco molto bene”. No: non ci aveva indovinato, MacGenius.

Day IV (01:00-07:10)
Caffè: 3 (sforato vergognosamente). Caffeina e taurina (Coca zero, Red Bull): 3. Cioccolato: perso contabilità.
Momento sì: Baghtadis tira un cross di dritto che sfida le leggi balistiche. Gianni Ocleppo non si trattiene e (per fortuna sottovoce)  sottolinea la prodezza: “Oh c**z…”
Momento no: Carrilyn Cramer, giudice di sedia nel match della Ivanovic. Non ne ha azzeccata una e, nel conto finale, ha danneggiato la Ivanovic pesantemente. Senza occhio di falco, ormai, i match sembrano ‘zoppi’. Ma Carrie ci vedeva pochissimo, ieri!

Racchetta canta (11) – Voci di fine stagione

lunedì, 30 novembre 2009
Solo le mucche non cambiano idea (G. B. Shaw)
“Sono anni che Rino Tommasi e mia moglie quando assistono al Master dicono sempre la stessa cosa e così come loro a turno tutti i più importanti giornalisti, opinionisti e appassionati. Il loro argomento è che lo spirito del tennis viene stravolto dalla formula (del Master, ndr) e permette di fare calcoli in uno sport che invece detta che chi vince va avanti e chi perde va a casa. Indubbiamente il concetto non fa una piega, ma oggi io vorrei spezzare una lancia in favore di chi il Master lo organizza e ne deve fare una passerella finale per i migliori otto giocatori dell’anno”. [...] “Il Master non premia mai un vincitore a caso e poi assolve ai problemi della passerella finale e permette al pubblico di poter vedere per lo meno per tre volte il campione preferito”. [...] “… questa formula è e rimane non solo la meno peggio, ma sicuramente una buona formula”.
(Cino Marchese, Ubitennis, “Due parole a difesa del Master”, 28 novembre 2009)

“Alcune settimane fa Gianni Clerici ha pubblicato un articolo-denuncia in seguito alle dichiarazioni di Ion Tiriac e Patrice Clerc, direttore del Roland Garros, che avevano dichiarato di essere favorevoli per i tornei indoor ad adottare un sistema di gironi all’italiana che poi, tipo Master allargato, qualificavano i migliori 16 o 8 giocatori. La mia risposta è netta e inequivocabile: no e poi no! Non si può stravolgere lo spirito del tennis che certamente ha nella sua essenza l’eliminazione diretta. Perdi e vai a casa! Non esiste nessuna ragione che giustifichi qualcosa di diverso. Sono numerosi gli episodi legati al Master che raccontano di calcoli fatti per evitare questo o quel giocatore. Non è assolutamente una buona ragione la certezza di vedere i migliori in campo per almeno due volte e meglio gestire l’ordine di gioco sia in funzione degli spettatori potenziali o della televisione. [...] Il tennis è uno sport che non ammette recuperi… Quando perdere una partita diventa un fatto ‘non decisivo’ il tennis ne esce snaturato, diventa un altro sport, diventa intrattenimento più o meno piacevole. Forse sono un po’ troppo romantico ma sicuramente sono convinto che solo col rispetto della tradizione e soprattutto dello spirito del gioco si possa innovare uno sport che ha bisogno di nuove idee”.
(Cino Marchese, Il Tennis Italiano anno 71 numero 1, “Il non-tennis dei round robin”, gennaio 2000)

I sommersi e i salvati
Nikolay Davydenko è il primo giocatore mai vincitore di uno Slam ad aggiudicarsi il Master.
(Rino Tommasi, Sky Sport 2, 29 novembre 2009. Annunciato sit-in di protesta di Alex Corretja e David Nalbandian)

Il maestro ravveduto
Lo Squallidone, l’avevo infatti denominato, quando mi accadeva di commentare nell’ombra di Tommasi. Pareva, l’ucraino, giusto un maratoneta di seconda fila, un segugio da palla [...] Ed eccolo giocare come un nuovo Agassi. Sempre più dentro il campo ad ogni tiro, con un diritto anticipatissimo, e un rovescio tenuto basso, palle che [...] svariano implacabili negli angoli. Squallidone – gli dico – I was wrong. I beg you pardon.
(Gianni Clerici, la Repubblica, 30 novembre 2009)

Spari sulla Croce Rossa
Chissà come mai quest’estate (Davydenko) ha perso con Fognini. Chissà come mai il Masters l’ha vinto lui e non Fognini.
(Marco De Martino, il Messaggero, 30 novembre 2009)

Racchetta canta (4)

venerdì, 1 maggio 2009
Very important what?
Brocchi e Mauri spettatori Vip degli Internazionali del Foro Italico - Christian Brocchi e Stefano Mauri hanno passato alcune ore tra gli appassionati di tennis del Foro Italico per assistere agli Internazionali. (Corriere dello Sport-Stadio, meglio conosciuto come Corriere dello Stadio, 1 maggio)

Very important what? (reprise)
Ilary Totti al Foro ha provato la scarpetta - Ilary Blasi ha trovato da tempo il suo principe azzurro. Ieri tuttavia, prima di salire in tribuna per seguire Federer, ha trovato tempo e modo di provare la scarpetta di Cenerentola che uno sponsor porta in giro per il Foro. (Corriere dello Sport-Stadio, meglio conosciuto come Corriere dello Stadio, 1 maggio)

Nulla vidi, nulla sentii, nulla Seppi
L’azzurro di Coppa Davis Andreas Seppi e la FIT comunicano di non avere in corso alcuna problematica, certi che quanto accaduto a Cagliari non accadrà più. Quanto sopra nel comune, condiviso interesse di raggiungere i massimi risultati nel nostro sport.
(www.federtennis.it, in omaggio al volémose bene, o forse a qualcosa d’altro, 1 maggio)

E provare da Decathlon, no?
Dal Vaticano oggi ti è arrivata la richiesta di una racchetta e di una maglietta? “Sì, lo considero un grande onore e l’ho dedicata al Santo Padre”. (Rafa Nadal intervistato da Il Giornale, 1 maggio)

Imparzialità
La gente ha capito che (Roma, ndA) è un torneo vero, il quinto al mondo subito dopo gli Slam. (Nicola Pietrangeli, forse dimentico del Masters, o di Indian Wells, o di Miami, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, 1 maggio)
Lo sanno tutti
Gonzalez ha ovviamente vinto, perché Gruller (Juergen Melzer, ndA) la partita la regala sempre. Nell’undicesimo game del terzo set c’è tutta la sua pleonastica carriera. 5-5, e lui – puf – va subito sotto 15-40. Qui si costringe ad andare a rete, dove non è Seppi fuor d’acqua, disegnando volèe acrobatiche e pregevolissime (per quanto un po’ fortunose).Diresti: visto che carattere? No, perché Melzer alla fine il punto lo perderà. Lo sanno tutti. (Andrea Scanzi, lastampa.it, 1 maggio)

Quasi tutti
“Questo Melzer non è un fenomeno ma è uno che quando c’è da vincere la partita, la vince”. (Rino Tommasi, SkySport 3, 30 aprile)

Racchetta canta (3)

mercoledì, 29 aprile 2009
Modulo 4-4-2
“Si è presentato (Bolelli, ndA) sul centrale vestito come nemmeno Cannavaro ai mondiali, come il padre della patria Mazzini, o Garibaldi, o Cavour, i pantaloncini azzurri con la bandiera tricolore”. (Marco de Martino, il Messaggero, 29 aprile)

Doriana: la Rai
“La rimonta è stata patriotticamente commentata in diretta a Radio Rai 1 da Doriana Laraia, che durante Zona Cesarini ha improvvisato una radiocronaca straziante del match. Il trionfo del pressappochismo commisto al tifo iper-curvaiolo, genere Fabretti in Davis: “Andreasss non puoi farci questo anche tu”, “Ecco il primo servizio va fuori, ma fortunatamente adesso Andreassss potrà servire una seconda volta” (ah sì?), “Sapete? Nel tennis ogni settimana c’è una classifica nuova”, “Questo carneade Cuerri (Sam Querrey, ndA) proprio non vuole farsi da parte, ha 21 anni, si è affacciato adesso al tennis” (ma anche no), “Altri risultati, lo svedese Soderling ha vinto contro lo spagnolo Granollers, e questa davvero è una grande sorpresa, perché sapete tutti che gli spagnoli sulla terra rossa sono imbattibili” (e come no, Granollers adesso è Nadal). Uno dei momenti più bassi, e provinciali, nella storia del servizio pubblico radiotelevisivo italiano. La maniera con cui la Rai umilia il tennis è davvero inaccettabile”. (Andrea Scanzi, Lastampa.it, 29 aprile)

Repetita iuvant?
“Simone Bolelli e Claudio Pistolesi avevano preparato ieri quella che doveva essere una provocazione nei confronti della Federtennis. È noto che i rapporti tra il nostro giocatore e la federazione si sono interrotti in malo modo nel settembre scorso [...]” (Rino Tommasi, la Gazzetta dello Sport, 29 aprile)

Repetita iuvant (scriptoris maxime)
“Bolelli e Pistolesi, forse mal consigliati (dallo sponsor?) avevano preparato una specie di provocazione nei confronti della Federtennis con la quale i rapporti erano stati interrotti da qualche tempo”. (Rino Tommasi, il Tempo, 29 aprile).

La matematica? Opinioni.
“Con il nuovo sistema di assegnazione dei punti chi è andato bene in primavera e non è riuscito a ripetersi è danneggiato ma ha la possibilità di rifarsi in estate”. (Claudio Pistolesi intevistato da Piero Valesio, Tuttosport, 29 aprile)