Fasci e racchette
Sul Giornale di Littorio Feltri (all’anagrafe Vittorio, ma non si offenderà) compare una straordinaria lettera, a firma del signor Evoldi di Mantova. È indirizzata a Paolo Granzotto, corros(iv)o columnist del foglio di proprietà della famiglia Berlusconi, al cospetto della cui simpatia le vuvuzelas sudafricane paiono lievi pizzicate d’arpa. Il lettore, platealmente irritato, lamenta al cospetto di Granzotto e del suo cane (giuro) le gesta villane e traditrici di Gianni Clerici. Colpevole, il marrano, di ricordare durante le telecronache d’essere stato staffetta partigiana. Non solo: il rivoluzionario bolscevico Clerici osa addirittura “fare marchette al giornale per cui scrive”, una testata così penosa da non meritare la citazione (tanto, dice Evoldi, “sicuramente Lei ha già indovinato il nome”); e si permette pure, lo scriba maoista comasco, in massimo spregio al Ventennio di gloria e celodurismo nazionale, di ironizzare orridamente su Starace, “dicendo che a lui, staffetta partigiana, il giocatore piacerebbe anche, se non fosse per quel cognome che ricorda il noto gerarca fascista”. Evoldi, indignato, incalza: kompagno Clerici è quello che il sommo Granzotto definirebbe, sarcasticamente, un Sincero Democratico. E chiude informando di aver utilizzato inutilmente la e-mail di Sky, ora abrogata, per “esprimere le sue rimostranze”. Altra indignazione caduta nel silenzio. Qui no: il Giornale pubblica. Il risentimento, peraltro, è tale solo nei confronti del komunista Clerici, precisa il signor Evoldi, giacché per contro il suo compagno Rino Tommasi “è sempre misurato e attento al gioco e al commento” (e, aggiungo io, considera Pinochet e Franco due moderati, quindi medaglia al valore e implicito chapeau da parte di un nostalgico degli anni in cui i treni arrivavano sempre in orario). Granzotto, senator e gran maestro nell’arte dei pipponi piglia-paracul-turali con frequente saccheggio del Devoto-Oli e dei vocabolari dialettali per ingrassare la pasta e far sentire il lettore moderatamente ignorante, risponde a modo suo. Non risponde, cioè, perché dichiara di seguire le telecronache del duo Tommasi-Clerici ma, siccome “il troppo stroppia”, quest’ultimo poteva risparmiarci il suo passato da aiutante dei partigiani. Dimostrando, quindi, o di aver mentito (non li ascolta mai, probabile) o di non averci mai capito una ceppa (altrettanto probabile: Clerici era più interessato alle sorti del Tennis Club Bordighera di quanto non s’occupasse delle truppe resistenti a Dongo). “Ci basta (e avanza) - chiosa l’acido Granzotto – sapere che è un ‘sincero democratico’. Il resto è sottinteso”. No, beh, non sottintendiamo, esplicitiamo pure: appena pensionato il Clerici, sarebbe opportuno un trentennio di compensazione con una voce stentorea in rappresentanza del bel tempo che fu, dei giorni da leoni del Duce e delle imprese del sommo atleta Gianni Cucelli, campione nato nella valorosa Fiume, avamposto fortemente voluto dal regime fascista e indegnamente perso dopo l’armistizio. Ci vorrebbe un altro editto bulgaro, stavolta dedicato al tennis, noto covo di brigatisti silenti. Ecco, magari un Gianni Alemanno prima voce, Er Pecora spalla tecnica. Con reintroduzione del linguaggio autarchico: il “set” è “partita”, lo “smash” “schiacciata”. E poi “Vimbledonio, Rolando, Rogerio”. In attesa del nuovo Benito Panatta, complice una nuova politica di infoltimento della famiglia.
A proposito di Panatta / spiegazioni alternative
“Panatta, è giusto che la Federazione abbia pagato un premio di 400.000 euro alla Schiavone dopo il milione vinto a Parigi?” “Non avrebbero mai pensato di pagarlo quando hanno fatto l’accordo. Servirà da insegnamento”. (Adriano Panatta intervistato da Caterina Perniconi, Il Fatto Quotidiano, giovedì 8 luglio 2010. La tesi più gettonata è che la Fit, finanziata pubblicamente e quindi coi soldi dei contribuenti abbia ‘cacciato il grano’ – nostro – per mettere il cappello sulla vittoria della Schiavone. Panatta, cacciato dieci anni fa dal presidente Binaghi, propone un’altra spiegazione: che abbiano voluto ‘fare i fighi’ e siano rimasti fregati dalla loro stessa boutade. Adriano, giustamente da parte sua, detesta i federali che gli han fatto la pelle. E andrebbe anche appoggiato, per certi versi, in questa sua presa di posizione. Peccato, però, che sia stato proprio lui ad allevare la serpe in seno. Fu Panatta a sponsorizzare l’attuale capo della Fit, con queste credenziali: “Binaghi è giovane, è bravo ed è amico mio”. Bell’amico).
Dietro compenso?
“(…) trasformata in fenomeno mediatico, condivisa da un Napolitano e da un Berlusconi, trascinata nel salotto di Vespa dietro compenso, la povera Francesca (…) non poteva resistere al personaggio che su di lei era stato costruito”. (Gianni Clerici, la Repubblica, martedì 22 giugno 2010, pag. 70. E quanto avrebbe pagato, se davvero ha pagato, la Rai per garantirsi la Schiavone nel salotto dell’irraggiungibile Bruno Vespa, il giornalista tutto d’un pezzo? Non bastava la imbarazzante elargizione di soldi pubblici da parte della Fit, ci volevano anche quelli di mamma Rai?)
Leggerissimamente in ritardo
“Grazie al secondo titolo conquistato a Wimbledon, Rafael Nadal torna numero uno del ranking mondiale”. (Il Tempo, articolo non firmato, martedì 6 luglio 2010, pag. 29. Nadal è tornato numero 1 dopo il Roland Garros, a inizio giugno).
(Articoli) capitati lì per caso
“Domenica Nadal ha messo il sigillo sul suo ritorno, strapazzando senza neanche troppo impegno un Berdych capitato lì per caso”. (Massimo Rossi, Libero, martedì 6 luglio 2010. Qualcuno gli dica che questo Berdych, casualmente messo lì al numero 8 al mondo, quest’anno è capitato per caso anche nella finale di Miami e in semifinale al Roland Garros).
Elefanti in cristalleria
Notiziola passata sottotraccia: la Fit ha chiesto a una serie di agenzie di comunicazione una mano per risistemare l’immagine per i prossimi Internazionali d’Italia. Iniziativa meritoria e necessaria: se c’è una cosa in cui la Fit è imbarazzante è proprio l’immagine. Purtroppo si è mossa – strano a dirsi – con scarsa grazia, contravvenendo alle regole, ispirate a correttezza e buon senso, di Assocomunicazione. Che dice: non mandate richieste di consulenza a cinque, sei, sette agenzie. Non è corretto: gare così “sono inconfutabilmente un danno per il mercato in quanto comportano un enorme dispendio di risorse e di energie da parte di molte persone a fronte di una scarsissima probabilità di ottenere una adeguata remunerazione. Queste risorse ed energie, oltretutto, vengono distolte ai clienti consolidati che conseguentemente rischiano di subirne un danno”. Tanto per non sbagliare, la Fit ha chiesto preventivi a 12 agenzie. Risultato: tutte quelle chiamate in causa, tranne una, si sono ritirate. Assocomunicazione ha stigmatizzato la condotta della Fit. Che si difende su Daily Media: “Sicuramente non siamo molto esperti di gare (…) tanto meno (sic) delle regole di Assocomunicazione, di cui nemmeno sapevamo l’esistenza (…) Noi per altro (sic) scopriamo dai giornali che tutte le altre si sono ritirate”. Ecco, cara agenzia che non ti sei ritirata: fa’ in fretta. Come vedi, il lavoro da fare è tanto. E magari consiglia anche qualche pensionamento: operazione a costo zero ed efficacia cento.
Tag: Adriano Panatta, Fit, Francesca Schiavone, Gianni Clerici, Gianni Cucelli, il Giornale, Massimo Rossi, Paolo Granzotto, Rino Tommasi, Sky, Vittorio Feltri

Non è la prima volta che per leggere il tuo blog sono costretto anche a leggermi Feltri & co.
Ma non è che ‘sti giornali li leggete solo voi comunisti?
Ma che risposta è quella di Granzotto? O meglio…può definirsi una risposta? Mi pare (è?) solo un penoso tentativo di fare propaganda. Che squallore.
se Gianni è comunista io sono alla sinistra del partito comunista cinese… poi mi risulta che le uniche staffette partigiane che può aver fatto Gianni sono il portare palline Slazenger da casa sua all’Hanbury Club!
ah ah niente male l’immagine della “staffetta di Slazenger”, Mac… tranquillo, qui dalle parti di Tennis Magazine l’unico bolscevico sono io (sai com’è, in Italia: o voti Papi, o sei un khmer rosso).
Fede, tu e Jacopo già mi mancate! Quante frasi fatte, quante banalità, quanta poca competenza quando il tennis è fatto da altri… Tu poi sei il mio preferito e tra l’altro scrivi da Dio! Ma perché non fanno commentare sempre voi? Matteo D. -Milano
vi segnalo anche questa perla di Francesca Schiavone. Ha parlato di Berlusconi a Vanity Fair.
Premesso che ho conosciuto un uomo invidiabile, una persona straordinaria dal punto di vista umano (non parlo di politica, al momento non è un argomento che non voglio trattare) e ne sono molto felice, ho avuto davvero l’impressione che, seppure per un attimo, fossimo due persone davvero in comunicazione l’una con l’altra, non due personaggi ciascuno nel suo ruolo. Mi ha parlato della Costituzione con così tanto amore e felicità che io gli ho detto di slancio: “Caspita Presidente, lei ama quello che fa”, e credo che lui sia stato toccato dal mio entusiasmo.
come dice Andrea Scanzi, inutile sperare che gli sportivi (a parte qualche Panda) abbiano una pallida idea di quanto capita nel mondo.
Clerici tutto tranne comunista, ricordo in almeno (50 ? ) occasioni infuriarsi e sbraitare in diretta contro un pugno alzato in segno di vittoria da parte del Korda di turno, perche’, secondo lui era un richiamo al comunismo.