Oggi niente Wimbledon. A Portobello Road, quartiere noto al mass-turismo italiano soltanto dai tempi in cui girarono il film Notting Hill, in uno dei pochi pub disinfettati dalle partite del Mondiale di calcio ho seguito l’ultima (?) parte di Nicolas Mahut contro John Isner. Fino al 59 pari. Una pinta di Amsteel, un commento strampalato di John McEnroe e tanta solidarietà per Greg Rusedski. Ben motivata: quella di oggi era la sua ‘prima’ da commentatore per la Bbc. Gli hanno detto: dai, ti facciamo esordire con un match facile sul campo 18, pochi scambi, due bomber. Va via facile, un’ora e mezza e puoi tornare dalla tua dolce metà - insomma, ha i geni di mamma Murray - ovvero la ex modella Lucy. Povero Greg. Il cameriere di Portobello, Praneeth, era un ragazzo indiano che non sapeva assolutamente – non che gliene abbia fatto una colpa - chi fossero Paes e Bhupathi (però mi ha confidato un segreto: andrebbe pronunciato bùpati, con accento ritratto). Abbiamo parlato, invece, di Bhopal, che non è un doppista da Futures di Calcutta ma la sua città natale. Là, nel dicembre 1984, successe una tragedia immane per colpa della Union Carbide, un’azienda statunitense (oggi si chiama Dow Chemicals): una nube tossica uccise migliaia di persone, parte delle quali all’istante, le altre negli anni, dopo atroci sofferenze. Vi consiglio, se vi interessa documentarvi, di leggere il lavoro di Dominique Lapierre, Mezzanotte e cinque a Bhopal: ne vale la pena. Soprattutto per sapere che fine ha fatto il presidente della Union Carbide, mister Warren Anderson.
Torniamo alle faccende più che superflue. La BBC ha concesso, nel notiziario serale delle 22, un servizio di due minuti alla partita dei record. Fatemi indovinare: in Italia non se l’è filata nessuno. Posso solo immaginare che il TG1 non abbia ritenuto di passare il servizio perché Mahut, uscendo dal campo, non ha dichiarato la sua ammirazione per la politica fiscale di Tremonti. Figuratevi che, qui a Londra, le previsioni del tempo (nazionali!) aprono ricapitolando la giornata che era iniziata “con una depressione su Londra nella tarda mattinata, proprio mentre si scaldavano Isner e Mahut”. Chissà quando capiterà un nostro bollettino della viabilità così: “Code a tratti sulla Genova-Ventimiglia, comunque tranquilli perché da casa Fognini in poi si scorre che è un piacere almeno fino al confine”. Record a parte, davvero impressionante come i due riuscissero a continuare a giocare un tennis più che accettabile sul 20, sul 30, sul 40 pari. Verso la fine Isner caracollava come gli zombie di Michael Jackson in Thriller e si reggeva col servizio ma i match point li ha avuti solo lui… Dopo la sospensione, alè: tutti a far gara a chi la sparava più grossa. Introdurre il tie-break al quinto set anche a Wimbledon. Abolire il quinto set. Abolire Isner. Abolire il tennis. Io, per conto mio, abolirei le camicie fantasia-acida stile Pink Floyd 1970 e i pareri di McGenius. Perché mai si dovrebbe cambiare una regola solo perché, nella prima volta nella storia del tennis, due pazzi giocano 118 game in un set? Avete fretta? Perdete il treno? Vi si scuoce la pasta?
Mi giunge voce che il maestro Rino Tommasi, notoriamente affine a posizioni (non solo sportive) non esattamente moderate, sul trenta pari abbia esclamato, scherzando (inciso aggiunto più per dovere che per convinzione): “Questi due andrebbero abbattuti”. Per fortuna nessuno pensò di giustiziare Charlie Pasarell e Pancho Gonzales, quando giocarono a Wimbledon nel 1969 per 5 ore e 12 minuti, e il solo primo set finì 24 a 22 (nel filmato, poco dopo il primo minuto, c’è il match point). Ma lasciateli giocare, no? Tra cent’anni qualcuno si ricorderà ancora di loro, proprio per questo match.
Alla terza pinta m’è sovvenuta l’ultima dichiarazione della Sibilla Barazzutta, che ormai quando esterna mi obbliga a mollare qualunque mia occupazione del momento e a prender nota sul taccuino. Manco Cossiga era così prolifico. In questi termini si espresse d’oggidì: “Su quest’erba, che consente anche di palleggiare, conta moltissimo entrare in campo tranquilli, senza pensare troppo al match, ma concentrati sul proprio gioco”. Urge altra sessione di ermeneutica. Qui di seguito le mie tracce di possibile esegesi, annotate nell’immediatezza della pronunzia (potete aggiungerne altre a vostra discrezione):
a) sulla terra e sul cemento puoi entrare in campo agitato come una marmotta e dedicandoti pure, pensa un po’, al match che stai per giocare. Qui, invece, no. Devi avere un pensiero monolitico e tetragono per il tuo tennis, se poi giochi contro Soderling o Dent o la reincarnazione dell’unorthodox Karsten Braasch chissenefrega.
b) siccome negli ultimi anni l’erba è diventata lenta allora devi stare tranquillo. Prima, invece, potevi anche far le capriole tra un gioco e l’altro e ballare la break dance con Monfils.
c) diamine, ero convinto che questa non l’avreste registrata.
d) già ieri mi avete fatto arrivare tardi a cena: quante altre risposte a caso devo darvi prima che capiate l’antifona?
Avete tempo fino alla fine di Isner-Mahut per darmi una risposta. Se non mi aiutate giuro che vi spedisco ai campi estivi della Fit.
Tag: Andy Murray, Bbc, Bhopal, Dominique Lapierre, Giulio Tremonti, Greg Rusedski, John Isner, John McEnroe, Judy Murray, Karsten Braasch, Michael Jackson, Nicolas Mahut, TG1, Union Carbide, Warren Anderson, Wimbledon

Questa volta non ho dubbi e accendo la D…a Sestola non voglio andarci!
A proposito: negli anni anni ’80 ci organizzavano i cetri estivi quelli della UISP. Oggi viene venduta come un’idea degli Illuminati Federali: i maestri sono obbligati a prestare il loro “servizio civile”. Ma dico io addirittura nella stessa città dovete organizzare queste robe? Non siete capaci di riciclare solo l’idea e poi magari cambiare la destinazione?
PS: io sto con Tommasi anche stavolta, perchè 99 + 94 aces sono duri da digerire se sono 3 o 4 ore che aspetti una emozione.
PSS: ho visto un documentario fatto da Minoli su Bhopal ed è piuttosto sconvolgente l’impunità che ti garantisce il biglietto verde con le facce dei presidenti morti stampate sopra.
grande federico..hai le carte in regola per diventare il nuovo gianni clerici..i due vati (tommasi e clerici) hanno già il ricambio..chi l’avebbe mai detto qualche anno fà..
Sei un genio!!!
per me è la c
c) diamine, ero convinto che questa non l’avreste registrata.
XD
Sei uno dei pochi insieme a Bisti che leggo volentieri riesci a uscire dal tennis e a rientrarci dando sempre spunti interessanti.
Ogni tanto lo dovresti fare anche in telecronaca per me anche se sono convinto che parlare di Domenique Lapierre quando giocano Soderling-Berdich non deve essere facilissimo
bè ci si prova a divagare. il problema è, più che altro, di doversela cantare e suonare: Jacopo e io si commenta in solitaria…