Wimbledon e l’erba avvelenata (terza parte)

 

La risposta a tutte queste domande c’è: la chiave del delitto è un veleno. Nel Vangelo la zizzania, che si mescola alle erbe buone per avvelenarla, non è altro che una varietà della comunissima graminacea conosciuta come loglio, il loglio ubriacante (lolium temulentum). E il lolium è la base dei campi da tennis più celebri del pianeta. Fin qui tutto bene. Fino al Duemila, però, l’erba più famosa del mondo era il risultato di una mistura: al 70% si utilizzava la Lorrina Perennial Ryegrass (il lolium perenne) e al 30% il Barcrown creeping red fescue (la festuca perenne). Un misto che garantiva un manto più soffice, magari meno regolare e affidabile nel rimbalzo. Da qualche anno a questa parte i campi, invece, è cambiato qualcosa, quel qualcosa che permette a lorsignori di Wimbledon di dire mezze verità. Eddie Seaward, il responsabile della manutenzione dei prati più famosi al mondo da sedici anni a questa parte, ne sa qualcosa, anzi, sa tutto. Il suo team di ventotto persone addette esclusivamente alla salute dei campi si appoggia all’antico Sports Turf Research Institute nello Yorkshire, nato nel 1929 e divenuto negli anni un’autorità nella scienza dei terreni dedicati alle attività sportive: sementi, trattamenti, substrati, drenaggi, nulla è sconosciuto agli esperti dello Stri. E su loro precisa indicazione, per rispondere alla domanda di campi più simili a quelli calpestati dai campioni nel resto dell’anno, per non sentir più dire agli ispanici che “l’erba va bene per le mucche”, i court vengono unicamente seminati con il lolium.

L’erba cresce su un terreno reso compatto da un rullaggio molto vigoroso, con rulli notevolmente più pesanti rispetto alla tradizione, e mescolato con sabbia e limo. Lo Stri ha consigliato di tagliare sempre, invariabilmente, l’erba a otto millimetri e di controllare regolarmente anche il grado di greeness (quanto è verde, in altri termini). Il risultato di queste lievi, impercettibili modifiche è evidente: il rimbalzo è finalmente predictable, come piace dire ai londinesi, più alto, più regolare. Mark Petchey, un attaccante che si guadagnava da vivere con la wild card a Wimbledon, l’ha spiegato chiaramente: “Seminare pura ryegrass fa sì che l’erba venga su dritta; prima con il mix che si usava gli altri fili d’erba spingevano giù il loglio e creavano una sorta di tappeto. Ecco perché la palla tendeva a schizzare via bassa. Avete visto Nicolas Mahut al Queen’s? In tutta la settimana faceva solo serve&volley, ha battuto Nadal, contro Roddick in finale non ha mai perso il servizio. Qui a Wimbledon ha preso tre set a zero, facili, da Gasquet che gioca benissimo ma solo da fondo”.
Qualche settimana fa con un’espressione un po’ delusa e un po’ schifata Goran Ivanisevic, campione nella pazza edizione del Duemilauno, spiegava al pubblico televisivo di Sky che ormai i campi non assomigliano più a quelli di qualche stagione fa, che li aveva provati e si era stupito di quanto fosse facile starsene dietro la riga a palleggiare in sicurezza quasi dimenticando di trovarsi su un tappeto di erba naturale. Forse Goran non sa né gli interessa sapere quale seme, quale taglio, quale trucco viene adoperato. Il crimine però c’è, ed è sotto gli occhi di tutti.
Hanno avvelenato l’erba.

(fine)

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2 Commenti a “Wimbledon e l’erba avvelenata (terza parte)”

  1. Anonymous scrive:

    Stupendo!!!Ridateci il nostro tennis…almeno sull'erba,quella vera!!!E i terricoli(pardon!terraioli!)vadano a giocare nelle cave di pozzolana!Fabiutko

  2. Freddo scrive:

    Bella indagine, peccato che questo reato contro il tennis sia passato sotto silenzio come l’aumento del diametro delle palle e la prpgressiva sparizione del serve and volley!

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