Un disgraziato chiamato Nalbandian

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[pubblicato sull'Unità di oggi, 18 giugno]

Con un calcione al legno blu della sedia del linesman, l’ennesimo, patetico sfregio a un genio immeritato, David Nalbandian ha festeggiato i dieci anni dalla sua unica finale di Wimbledon, quella persa nel 2002 contro un mastino australiano armato di un decimo del suo talento, Lleyton Hewitt. Il Queen’s, il torneo della regina – che del tennis se ne infischia e torna ai Championships solo negli anni del Giubileo – è il classico giro di riscaldamento per passare i Doherty Gates di Wimbledon senza trovarsi a digiuno di gesti bianchi nel tempio di questo sport, così allergico alla trivialità. Ieri, in una finale non tra le migliori, Marin Cilic e Nalbandian, detto el Gordo per la taglia da pesista in pensione, si stavano disputando il titolo lasciato orfano da Andy Murray. Tutto bene, almeno finché David non ha scelto di litigare con i suoi demoni. Pur avanti di un set, pur baciato dal tocco riservato agli eletti, prima ha preso a smoccolare. Poi a bistrattare l’incolpevole racchetta, attrezzo di un artista certamente più sano ma non meno stralunato di Basquiat. E poi, dal nulla, per un punticino insignificante non vinto, il raptus. Una pedata assestata alla base della seggiola riservata al giudice di linea. Il legno si spezza, una scheggia si conficca nel polpaccio dello sventurato. Sangue, ingresso in campo del supervisor, fine del torneo: il codice civile dell’Atp la chiama unsportsmanlike conduct, si traduce in comportamento idiota da calciatore rozzo e costa l’eliminazione immediata.

David Nalbandian è così e a trent’anni non lo raddrizzi più. Un giorno perse una partita in un torneo dello Slam, spiegò, perché la sera la sua Argentina giocava una partita del mondiale e rischiava di perdersela. In giornata sì è un Will Hunting della geometria tennistica: alla fine del 2007 incontrò a Madrid e Parigi Bercy, nel giro di pochi giorni, due volte Nadal, due volte Federer e Djokovic. Li scherzò, letteralmente. In giornata no capita di perdere contro il signor Ungur, per esempio, come nell’ultimo Roland Garros. Perché? Eh, non aveva voglia di giocare.

Il compìto pubblico di Londra urlava «play on», giocate ancora, mentre l’addetto ferito lasciava il campo su una gamba sola e Nalbandian, scusatosi per l’errore, approfittava del microfono per ricordare che «l’Atp sbaglia molto più di noi tennisti, ci danneggia eppure a nessuno interessa». Probabilmente è vero. Mai quanto il vilipendio d’arte che Nalbandian ha fatto di sé. Un gigante che avrebbe potuto fare spalla a spalla con Roger e ha preferito essere ricordato da uomo piccino, per un fallaccio da espulsione. Come un bieco terzino spaccatibie.

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4 Responses to “ “Un disgraziato chiamato Nalbandian”

  1. Barbara scrive:

    Esistono terapie di sostegno per chi ha problemi di gestione della frustrazione e della rabbia. Credo che andrebbero “caldamente” consigliate a tutti quei tennisti che abitualmente troncano racchette, se le battono in testa, prendono a calci tutto quello che trovano davanti, che siano panchine o “recinti” del giudice di linea.
    Vorrei capire però se la differenza tra un gesto di nervosismo sanzionato da un richiamo verbale (Nole che tronca di netto la panca del RG, poco prima era toccato qualcosa di simile alla racchetta)) e il comportamento idiota da calciatore rozzo (Nalbandian che spezza il cartellone del giudice di linea) è solo l’aver ferito il giudice di linea.
    Ritengo che sia stato solo un caso fortuito che una scheggia della panchina del RG non abbia ferito un raccatapalle e mi sarebbe piaciuto vedere un po’ di decisione da parte del Supervisor.

  2. napo scrive:

    Nalpanzian, croce e delizia del tennis degli anni ’00. essendo un tossico da asado, probabilmente era in astinenza.
    a wimbledon fara’ di certo meglio, c’e’ un discreto ristorante argentino non lontano dal Tempio.

  3. Lleyton scrive:

    @Barbara: ovviamente la differenza sta nell’aver ferito qualcuno.
    E’ quello che mi stupisce di più dei commenti di questi giorni su Nalbandina… la gente non riesce a capire la differenza tra un danno causato con dolo, con colpa, o una semplice condotta pericolosa senza conseguenze. E che è giusto ed equo punirli diversamente.

    comunque Federico, giusto squalificarlo e multarlo, sai troppo severo nei confronti di Nalbandian come tennista.
    Dissipatore di talento? Sicuramente, ma entro limiti ragionevoli. Niente a che vedere con un Gasquet, o un Gulbis (vabbè), o un Haas, un Leconte, direi perfino un Murray ora come ora.
    Nalbandian il suo grande torneo l’ha portato a casa, il Master non varrà uno Slam ma è un risultato eccezionale. Due Master1000, se è fortunato e DelPo lo aiuto magari quest’anno o il prossimo la Coppa Davis che nessuno meriterebbe più di lui… una signora carriera insomma.

  4. leonardo scrive:

    Bell’articolo, ma concordo con chi dice… si spera sempre che alla fine vada tutto per il meglio!

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