Professione in cerca d'autore (I)

Professione in cerca d'autore (I)
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Ecco l’inchiesta cui ho lavorato quest’estate.

Non è una professione, non tecnicamente. Sicuramente è un lavoro. Con aspetti ufficiali e zone grigie, regolari e più spesso all’italiana, triste sinonimo del profitto sommerso. Ma è, su tutto, un mestiere che rischia la crisi, quello del maestro di tennis. Già, il maestro. Che non è un avvocato, un notaio, un commercialista o un ingegnere, né un architetto, un infermiere, un chimico né un geologo: tutte professioni, tali perché si impone che per esercitarle si debba appartenere a un ordine disciplinato da una legge ordinaria della Repubblica. Quella dedicata ai lavoratori con racchetta non esiste. Opinione comune è che il maestro sia ancora un lavoro in sostanza ‘ufficioso’ perché, di maestri, se ne trovano poche migliaia in tutto il Paese: per ottenere un riconoscimento giuridico, forse, dovrebbero risultare numerosi e rappresentati come i metalmeccanici o gli impiegati pubblici. Però i maestri di sci ce l’hanno, il loro albo. Allora, probabilmente, chi insegna tennis sopravive nel limbo perché non gode di una rappresentanza comune: Fit, Uisp, Ptr, Aics, Iptpr, Ets, Cit e una mare di sigle, alcune oscure, altre di eccellenza, conosciute e apprezzate da mamma Coni, il Comitato olimpico che apre e chiude i rubinetti dei finanziamenti pubblici allo sport italiano. Enti istituzionali, enti di promozione, associazioni private sono spesso in conflitto per sottrarsi territorio in una guerra dei poveri o, comunque, di pochi. Chi insegna il nostro sport ha a che fare con una frammentazione che ricorda quella dei micropartiti in Parlamento, nella Prima Repubblica. A farne le spese sono quelli che vivono prestando la loro opera per trasmettere la conoscenza ai ragazzi che si avvicinano al tennis.

  • Eppure c’è chi ha provato a passare dal Parlamento per far riconoscere giuridicamente la categoria. Ottobre 2002: leghista veronese Francesca Martini, attuale sottosegretario del governo Berlusconi, presenta un progetto di legge che vorrebbe affidare all’esclusivo controllo della federazione italiana la disciplina del mestiere di insegnante di tennis. La Martini propone di demandare alla Fit, «quale ente senza fini di lucro riconosciuto dal Comitato olimpico nazionale italiano ed operante sotto la vigilanza dello stesso, il compito di gestire l’albo professionale degli insegnanti di tennis, di fissare e aggiornare i criteri e i metodi di insegnamento, nonché di determinare livelli omogenei nella preparazione tecnico-didattica richiesta ai candidati». Nella relazione allegata al progetto si ricorda come «le qualifiche professionali che in Italia hanno ricevuto una regolamentazione legislativa specifica risultano essere attualmente le attività di guida naturalistica, istruttore nautico, maestro di sci, guida alpina e guida speleologica» e che, per questo motivo, «risulta non più procrastinabile l’emanazione di una legge che fissi i princìpi per lo svolgimento di questa attività professionale ai quali le regioni, in collaborazione con la Federazione italiana tennis, possano efficacemente ispirarsi nell’ambito delle loro competenze». Il testo prevede un comma in virtù del quale l’esercizio abusivo della professione di insegnante di tennis venga punito ai sensi dell’articolo 348 del codice penale, come accade a tutti coloro che esercitano abusivamente un mestiere per cui sia richiesta una particolare abilitazione. Il progetto Martini è restato tale e giace nel dimenticatoio della Gazzetta Ufficiale: la sua ostinazione nel voler negare altri canali di formazione rispetto a quello federale è stata ritenuta inaccettabile dalla commissione Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport del Senato, allora presieduta dall’attuale esponente del Pdl Franco Asciutti.

    (Fine parte 1)
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    4 Responses to “ “Professione in cerca d'autore (I)”

    1. lealidellafarfalla scrive:

      E' una situazione come al solito all'Italiana, sopratutto quella che rigurda l'esclusività. Negli Stati Uniti non esiste essendoci sia PTR che USPTA, ma limitare è ha volte anche un modo per mantenere privilegi. Così nella bagarre regna il far west. Per mia esperienza personale posso dire che la professionalità del PTR non è assolutamente inferiore a quella della FIT, anzi in certi casi… Quello che purtroppo si vede sui campi da tennis è però deprimente ed è una diretta conseguenza dello status quo. Un esempio su tutti è vedere ragazzi che servono con una eastern di dritto, difetto che una volta acquisito impedisce l'evolvere delle capcità di gioco anche a livello dilettantesco (non parliamo del professionismo non credo sia mai esistito un pro ipugnare con la eastern quando serve). Ma questa è l'Italia, il paese dove l'improvvisazione regna e la professionalità è sempre sottovalutata o, peggio, ignorata.Saluti fabrizio.P.s. Ha ricevuto il romanzo? Mi se non le è di disturbo mi faccia sapere se le è piaciuto. E punti sempre sul rosso.

    2. Federico Ferrero scrive:

      grazie, sì, l'ho ricevuto ma mi è stato consegnato solo recentemente. le farò senz'altro sapere non appena lo avrò letto. grazie ancoraff

    3. lealidellafarfalla scrive:

      Mi auguro di non aver lasciato troppi "ha" volte, :-, ma dopo nove stesure dovrebbe essere a posto. Si va sempre troppo fretta al mondo d'oggi.

    4. TCC'75 scrive:

      Ottimo lavoro, molto accurato. Mi sembra che il punto sia stato colto in pieno.Come dice giustamente 'le ali' spesso da noi gli ordini servono a far si che raccomandati e priviligiati si diano reciprocamente pacche sulle spalle.Un esempio su tutti: se con un ottimo italiano, scrivo una verità (provata da fonti che ho scrupolosamente riscontrate) e la pubblico su un media qualunque, sono o non sono un bravo giornalista? Non lo sono perchè non sono iscritto ad un albo professionale?Nel tennis è ancor più paradossale perchè di albi e ordini ce ne sono molti, ma solo quelli 'riconosciuti' ti qualificano come un bravo insegnate.

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