Pennetta si ritira sullo 0-4, Serena in semifinale
10 colpi da leggenda
Non è sano campanilismo. Se pure Adriano fosse nato a Mosca o Charlottesville, sarebbe stato uguale. Quando si alzava per giocare questa volée dorsale di rovescio (che ricordava il gesto del torero prima di infilzare a morte il toro e che veniva per l’appunto chiamato Veronica), “tutti sapevano quello che avrei fatto e dove l’avrei spedita. Sempre là, incrociata stretta. Ma non la prendeva mai nessuno” ricorda ridendo Adriano.
La migliore in senso assoluto. Per stile, eleganza ed efficacia. In particolare, Edberg eccelleva nelle situazioni più complesse: la prima volée dopo il servizio (in assoluto uno dei tre colpi più complicati da eseguire su un campo da tennis) e quella bassa.
L’esempio supremo di un colpo moderno dove stile ed efficacia viaggiano a braccetto. Si ricorda un Giorgio Galimberti camminare quasi fosse ubriaco per i vialetti del Foro Italico dopo un allenamento con un giovanissimo Federer: “Boh, ha ‘sto diritto che sale e poi schizza verso il basso. Non lo capisci e non lo prendi”. Quasi stesse descrivendo un tiro di Holly. I suoi punti di forza: velocità di braccio pazzesca, capacità di accelerazione misteriosa e angoli che noi umani non possiamo nemmeno immaginare.
Tutto merito del Dragone. Quell’infernale macchina lanciapalle creata da papà Mike che sputava decine di servizi a velocità impressionante. E’ così che il Kid di Las Vegas ha sviluppato dei riflessi assolutamente disumani che gli consentivano di rispondere (di rovescio ancor meglio che di diritto) con i piedi sulla riga di fondo alle prime palle di un Boris Becker o di un Goran Ivanisevic.
A colpire non era solo l’efficacia ma, soprattutto in quella di diritto, la nonchalance con la quale dava il colpettino mortale, quasi fosse disinteressato alla vicenda. Straordinaria la prima volée dopo il servizio, con la drop volley sembrava il maestro alle prese con i ragazzini della Sat.
Se hanno deciso di rallentare palle e superfici è colpa sua. Un servizio talmente devastante d’aver trasformato il tennis (soprattutto quello indoor) in un tiro al piccione. Nel tennis ci sono stati altri aceman, da Roscoe Tanner a Andy Roddick. Però, se nella storia ci sono stati servizi che non si prendevano, quello di Goran nemmeno si vedeva.
Un colpo che trasuda sicurezza ed efficacia, ancor prima che stile ed eleganza, benché sia ben lungi dall’esserne sprovvisto. Impatto piatto, nei giorni in cui vede la palla grossa come un melone, tira vincenti da tutte le parti, in cross ma soprattutto in lungolinea, versione nella quale eccelle. Ottimo anche quando stacca la mano, gioca un back o, ancor meglio una deliziosa smorzata della quale ha imparato a non abusare.
Piatto, giocato perennemente in anticipo, a saltar sopra la palla. Lo giocava bimane anche in allungo e non si ricorda una volta che abbia staccato la mano. Anche il back per venire avanti lo giocava a due mani, come pure la volée. Così gli aveva insegnato mamma Gloria. In risposta sarebbe stato il numero uno all-time, non fosse nato Agassi. E poi, provate voi a giocare a quel modo, impugnando una T-2000 in alluminio.
Qualche volta, sembrava facesse apposta a lasciare dieci centimetri liberi per potersi tuffare, come un bambino in piscina. Lui però, lo faceva sul Centre Court di Wimbledon. Resta mitico il doppio tuffo nello stesso scambio su un passante di Ivan Lendl. Le qualità principali erano quella di saper giocare la volée e spesso chiuderla anche in acrobazia e il saper come cadere: mai che sia andato oltre una lieve sbucciatura.
Un colpo che ha ammazzato decine di pallettari spagnoli, di quelli che si spostano a giocare di diritto tre quarti dei colpi. E lui, bam, via con la botta di rovescio ad una mano in lungolinea, il colpo più difficile da giocare, tra quelli fondamentali. A lui riusciva benissimo e il rumore all’impatto era come uno sparo, forte e sordo. Un colpo che gli ha regalato tre Roland Garros, mica noccioline.