It’s challengers time !

Tradizionalmente, per il sottoscritto, il breve intervallo tra Parigi e Wimbledon è tempo di tornei challengers.
Capita infatti che nelle vicinanze ci siano due ottimi tornei che mi pregio frequentare da anni, anche perché il secondo è organizzato nel mio club, direttamente dalla “Makers” dell’ottimo Carlo Alagna. I tornei challenger sono un po’ la serie B del grande tennis, la porta di ingresso , spesso, aimè, di uscita, per i giocatori che aspirano ad entrare nell’olimpo del tennis.
Piccoli, deliziosi, a volte civettuoli tornei , dove la players lounge è l’asilo del club, i giudici di linea possono essere bambini dall’apparente età di nove anni, (ho la foto, niente alzate di sopracciglio), i membri del club sono amici dei giocatori, che magari passano di li tutti gli anni, non ci sono “restricted area”, nè bodyguard, i giocatori si cambiano nel tuo spogliatoio e le feste glamour si tengono alla pizzeria all’angolo.
D’accordo stare sul centrale di Melbourne o Wimbledon, ma vuoi mettere starsene stravaccato su una piccola tribuna, su un campo secondario a Lugano, mentre la sera scende dolcissima, si spande nell’aria l’aroma di salamelle e occhieggi pigro un incontro tra un algerino, che tocca finissimo, e un rematore brasiliano ?
L’ atmosfera, rilassata e familiare, mi ricorda un po’ “Bull Durham”, film ben riuscito ambientato nelle minor league del baseball americano.
Il livello di gioco però è alto e si lotta al coltello.
Potrete trovare dai ragazzini argentini che girano l’Europa pernottando in camper, agli ex protagonisti di tornei del Grande Slam, che provano ad allungare la carriera, apparendo in contesti minori.
Sono occasioni che il vero appassionato non dovrebbe perdersi, vedere da vicino, vicinissimo, giocatori di livello mondiale che lottano e sputano sangue e terra battuta.
Tra gli altri, negli anni, ho visto in campo Martin Verkerk (finalista al Roland Garros), Mariano Puerta (beh!), Augustin Calleri (grande terricolo), Gaston Gaudio e altri, che gli Slam magari li hanno visti in televisione.
Nessuno molla nei challenger, anche perché un’altra sconfitta può voler dire: “Adios, saluti alla compagnia, me ne torno al paesello a lavorare in un negozio di articoli sportivi, oppure a insegnare tennis a maliarde sovrappeso”.
Tra l’altro, se Bode Miller ha provato, senza molto successo, a qualificarsi per gli US Open, io ho provato a qualificarmi , in doppio, per il tabellone del Challenger ATP di Milano Harbour. C’è infatti una simpatica usanza che prevede un torneo di doppio, riservato a classificati di quarta categoria, che mette in premio una wild card per il tabellone.
Contavo sulla comunanza del teacher e delle sue clavate, ma in quarti di finale abbiamo incontrato un ex A e un ex B1 e siamo andati a casa.
Ad ogni modo, conto di rifarmi con il concomitante torneo Pro Am organizzato dal mitico Mauro Landoni e dalla sua One Shot.
Grazie a lui , negli anni, ho potuto misurarmi con giocatori/trici WTA e ATP.
Ho anche battuto Marco Crugnola l’anno scorso, anche se, a onor del vero, il suo socio (l’attore Ugo Conti) non si può proprio definire un tennista…..
Tornando al tennis, questo week end era dedicato alle qualificazioni e con un po’ di tristezza ho assistito all’incontro di Adelchi Virgili, ennesima teen-meteora del tennis italiano. Colui il quale era stato indicato come il Nadal del tennis italiano, il campione che ci mancava da decenni, il portatore del nuovo verbo, il ragazzo che al Bonfiglio sembrava un fenomeno, si è perso tra infortuni e scelte sbagliate.
Risultato: il ragazzo, ormai sgonfiato di aspettative, ha perso facile al primo turno con un greco (o un finlandese).
Altra scena al bar, un ragazzino, reduce da una sanguinosa sconfitta nelle quali , 76 al terzo, ha chiesto timidamente quanto costasse una pizzetta, sentito (l’ignominoso) prezzo, ha chiesto di averne una sola, “la più grande” ha indicato.
Beh, gli auguro, di cuore, grande successo ( tra l’altro gioca proprio benino).