Ero li in negozio dal “bera”, che guardavo incuriosito, smontare il mio pingue amico il manico di una Pro Staff Original, quando, occhieggiando sull’onnipresente black berry, ho saputo della dipartita di Warren Bosworth.
Warren chi ?
Il nome non dirà niente a gran parte dei fans di tennis, ma Mister Bosworth, ben conosciuto dagli happy few del circuito, è stato uno dei maggiori guru nella customizzazione e nell’incordatura delle racchette.
Se proprio volete identificarlo, è lui l’ideatore di quel buffo attrezzo ottagonale che impugna Radeck Stephanek e prima di lui Martina Navratilova e prima ancora Brad Gilbert e compagnia bella.
Qualche nota per meglio identificare il tipo.
Erede di una famiglia felice e ricca proprietaria di una grossa impresa di pompe funebri, quelle che gli americani chiamano “Funeral Homes”, Warren si dedicò brevemente all’attività. Studiò anatomia al New Englan Institute of Anatomy e si mise diligentemente a imbalsamare vecchi tycoon Newyorchesi .
Comprensibilmente stufo, passò al ramo investimenti, diventando banchiere di affari e investitore. Un Gordon Gekko ante litteram, se vogliamo.
Nel tempo libero giocava a golf piuttosto bene, ( zero di HCP) e guidava le sue Jaguar sportive in varie competizioni a livello locale.
Esaurito anche questo folle sabba paperoniano, all’alba del 1959 , Warren ebbe un colpo di fulmine, lasciò il ramo investimenti e decise di dedicarsi al tennis.
Siccome trovava che l’insegnamento del gioco fosse inadeguato, ( se l’allievo non migliora , l’idiota è il maestro), si mise a studiare le dinamiche del gioco , cercando di legare le triaiettorie imprevedibili delle pallette, alle prevedibili teorie scientifiche.
“La sola e unica cosa importante nel tennis, avviene quando la palla impatta”, era il suo credo.
Iniziò a studiare, filmare, viaggiare per tornei. Comprò una macchina per incordare.
La migliorò talmente, che la stessa casa produttrice gli chiese di ridisegnare le nuove macchine, cosi come aveva fatto con la sua.
Quindi comprò una azienda che manteneva i campi in Har tru, giusto per gradire.
A furia di averlo intorno, i giocatori del circuito cominciarono a chiedergli di incordare le proprie racchette.
Cosi Warren cominciò a girare per il circuito con quella che chiamava : “la Clinica delle racchette Bosworth”.
Portava con se una serie infinita di telai, in serie da otto e cominciava a interrogare i pazienti su cosa volessero.
I primi otto telai che dava in mano al giocatore, differivano come peso di cinque grammi.
Trovato il peso, arrivavano otto telai dello stesso peso, ma con differenti gradi di rigidità, e via , finchè non si trovava la combinazione giusta ; di otto in otto, finchè non usciva la racchetta perfetta.
Un po’ cosi come adesso, modernamente, viene seguito esattamente lo stesso processo via internet, se anche qualcuno di noi peones, chiede alla Bosworth di avere una racchetta taylor made ( ovvero fatta su misura).
Sono migliaia gli aneddoti che il vecchio Warren raccontava, sui giocatori che lo chiamavano nel mezzo della notte ; “Varren, zono Ivan Lendl, mi serfono azzolutamente dodici nuove racchette per domani mattina…. Ah si, sono a Kuala Lumpur….”
Da Ivan a Jimbo , da Mac a Martina, prima o poi tutti passavano dal nostro vecchio amico.
Beh, noi gli auguriamo di avere un soggiorno in paradiso più che gradevole, anche se già sappiamo che qualche giocatore cercherà di raggiungerlo anche li……
Archivio di luglio 2010
Adios Warren.
venerdì, 16 luglio 2010WimbleNoia
martedì, 6 luglio 2010Tira un aria un po’ stantia devo dire, anche a Wimbledon, Isner a parte, la noia ha imperato sovrana.
Fed abulico, Del Potro desaparecido, Djoko che per motivi misteriosi è al numero 2 del mondo quando vale un numero 10 scarso, Murray mediocre, insomma ; dietro Nadal il nulla.
Temo ci aspetti ancora peggio, leggevo un commento illuminante di Rino sulla gazza e in effetti potrebbe capitare imminente una sbadigliosa dittatura nadaliana.
Devo dire di avere sentimenti contrastanti sul ragazzetto di Manacor.
Dal punto di vista personale mi sta piuttosto simpatico, sembra un bambino con suo giocattolino preferito ( Babolat Areopro Drive incordata Babolat RPM Blast, per inciso) e non ha nessuna intenzione di mollarlo a nessuno.
Dal punto di vista del giocatore mi ritrovo sempre a tifargli contro, un po’ come facevo con quello strappa ciglia di Ivan il matto.
Non posso farci niente.
Troppo esasperato, meccanico, pesante perfino da guardare, il suo gioco.
Ogni tanto, di notte, sogno una palla colpita dal suo dritto, che mi insegue ronzando impazzita per le scale, con il suo malefico top e io precipito giù a mò di Indiana Jones, inseguito da micidiali trappole Hurdu.
Ha un bel dire quel vecchio ubriacone dello Scanzi, che Fed Ex abbia dettato legge a una combriccola di mediocri, ma almeno la leggiadria dello svizzero, il chop di dritto, il languido muovere delle grosse natiche di Mirka in panchina , suscitavano un “OOOOH” di sorpresa, per qualcuno di godimento.
Ora il rischio è ritrovarci Rafa in tutte le salse ; impiastricciato di rosso ( e passi) , ruminante l’erba al pesto del fu All England Tennis and Raquet Club : ( i vecchi servitori , Victor Amaya, Peter Fleming e Bill Scanlon, si sarebbero rigirati nella tomba, piuttosto che calpestare quella vile macedonia di slow grass) e se il ginocchio non salta (sia mai beninteso), il rischio è che lo straniero passi anche sull’unto cementino di Flushing.
Ci aspettano tempi grami ?
Dittature costruite su alte parabole dal rimbalzo impazzito ?
Colori giallo rossi che sventolano sui pennoni di trinchetto sullo Yarra River , approdano in centro Senna, valicano la manica, si installano sulla vecchia USS Intrepid ancorata a South Street Seaport Pier ?
Addirittura uno slam mi spingo a predirre ?
O a scongiurare ?
Io voto contro.
Auspico l’inauspicabile.
Che Fed , tornato a casa in anticipo, scopra Mirka a letto con un paio di Wilson Pro Staff, imbufalito, finalmente abbandoni l’ingombrante matrioska.
Una chiamata a Safin che , assunto come coach, gli imbandisca una giga satanica in stile ; “Rokerduck contro Moana”.
Un anno intero a modelle Uzbecke, Matusalem di Laurent Perrier, party su yact ancorati al di fuori delle acque territoriali, addirittura un video osè con Jo Squillo.
Ed eccoci restituito al mondo il nostro Roger, che riprende a sparare pallate, alternate a tocchi delicati come il sedere di una rosa, mentre in tribuna fremono svenevoli, le morbide sminigonnate.
Fantascienza ?
Dopo che ho visto su un vecchio video, recuperato da alcuni files criptati dalla CIA, Higueras che faceva serve and volley, posso credere a tutto….
