Scarpe & Scarpe ?

8 marzo 2010

Tempo di chiusura del nuovo numero di Tennis Magazine, dunque siamo sull’occupato andante.
Nulla però ci ha impedito di scendere sui courts, per qualche test pazzerello.
Proprio durante il test di una nuova scarpa, di cui parlerò in seguito, ci siamo resi conto della differenza estrema di misure tra una marca e l’altra.
Siccome ottimi amici, aficionados di acquisti su internet, mi raccontano di non azzeccarne mezza comprando scarpe, scrivo qualche breve nota per riassumere le mie impressioni sul rapporto taglie/ marche di scarpe, che sono più volatili di Wall Street in ottobre.
Nota, non si parla di bontà o meno di una calzatura in questo frangente, ma si vuole semplicemente aiutare l’utente a capire i criteri di misurazione delle taglie.
Nella media ( nessun problema) :
Prince, Head, Lotto.
Nella media ( bizzarramente variabili) :
Nike, ho riscontrato che generalmente le Federer sono leggermente piu grandi delle Nadal, forse questione di pianta.
Abbondanti ( soprattutto in caso di pianta stretta) :
Fila e Adidas , ok per la vostra taglia, in caso di pianta stretta potete anche abbozzare mezza taglia in meno.
Un filo piccole ; (comprate da mezza taglia a una taglia in più) ;
Yonex, Asics.
Piccolissime : (Le hanno fatte con il calco del nano Tattu ?)
Babolat :
Prendete una, barra due, taglie superiori alla vostra, soprattutto se avete una pianta larga.

Tornando ai test del week end, abbiamo provato la nuova Head Extreme Pro Youtek.
Ora, come già scritto, ritengo la serie youtek una delle migliori mai uscite da Head, sia la serie Radical (clamorosa), sia la Speed (ottima), sia la Prestige (grande).
La Extreme invece non è venuta.
Racchetta anonima la pro, con un bellissimo manico di pelle, ma suona vuota come un tamburo sgonfio.
Si spingere spinge, il controllo però non è granchè, la palla tende a scappare, lo sweet pot è discreto in attacco ma in difesa il telaio si raggrinzisce, la palla muore, si ferma sulle corde, quasi anestetizzata.
Il back scappa via, le volèès di opposizione si stoppano sotto la rete, il drive è potente ma tende ai teloni di fondo, buono il servizio e i colpi sopra la testa.
A chi consigliarla ?
All’amatore, allo junior appena accennato, alla signora senza grandi ambizioni.
Insomma, un telaio da pro con prestazioni amatoriali.
Rivedibile.

Il torneo sociale e la legge di Murphy – Lucchini

24 febbraio 2010

Giocando il “sociale” ieri sera, riflettevo su quanto fosse importante l’attrezzatura a qualsiasi livello.
Infatti quando gioco io penso e quando dovrei pensare mi balocco con qualcosa.
Ad ogni modo, mentre correvo dietro alle pallette senza peso del Doc, mi rendevo conto con allarmante chiarezza, data probabilmente dalla mancanza di ossigeno, di come possano bastare alcuni accorgimenti per cambiare l’esito di una partita, anche ai nostri (infimi) livelli.
Quadro generale, due superfici disponibili per giocare ; play it in gomma (velocissimo), superfice in resina sempre di play it ( medio lento).
Due giocatori ; uno d’attacco e mancino (myself), uno di difesa estrema (il doc).
Se avessi scelto la gomma vincevo in mezz’ora.
Il Doc invece insisteva per la resina.
Siccome la sera prima c’era stato un vivace scambio di opinioni tra due giocatori per la superficie da calcare…..
Vivace sans vor dir ; avete visto due cinquantenni, stimati professionisti, sedersi ognuno su un campo e dire “ se non vieni di qua io non mi muovo”…?
Ad ogni modo, concesso l’onore del campo al Doc, mi premuravo almeno di avere un tubo di palle nuove e veloci.
Aperta la borsa ho scoperto quello che sapevo già, un solo telaio disponibile con corde peraltro già sfruttate all’osso, altri due telai con le corde rotte e non ancora portare a cambiare ( lazy boy) !
Monofilo Pacific per inciso, ottimo ma ormai totalmente senza tensione.
Inizio match con palle nuove, marca che non nomino, ma di quelle un po’ in stile americano, ovvero, veloci e leggere appena aperte , dopo un ora degli stracci.
Vinco facile il primo set a botte di servizio, poi le palle cominciano a sfilacciarsi.
Il mio avversario ci prende gusto e rema come un matto, comincio a perdere campo, le palle diventano incontrollabili, le corde ormai esauste mandano gridolini.
Risultato 2 a 5 in un amen con la mia persona che non sapeva più che pesci pigliare.
Poi che succede ?
Anche il doc rompe le corde.
Sostituisce con un secondo telaio ,simile ma non uguale ( la versione dell’anno prima).

Improvvisamente i suoi pallonetti perdono smalto, le palle smorte volano fuori campo, azzardo un debole attacco e piazza il passing sul telone.
Smoccolando a destra e sinistra il nostro eroe riappariglia a 5 pari, fino a un drammatico tie break, drammatico perché ormai erano le undici e mia moglie a casa pensava fossi con l’amante.
Il match poi l’ho portato a casa, da 3 a 6 nel tie, ma a questo punto non era più tennis, ma paddle padula.

Chiudo con le regole auree del tennista amatorial agonistico, dette anche le regole di Murphy-Lucchini :

1) Se avete solo una racchetta decente in borsa, le corde si romperanno durante il palleggio;
2) Se trovate una superficie particolarmente veloce, il vostro avversario si presenterà con le paslle Tretorn iperveloci ;
3) Se giocate sulla terra rossa umida e bagnata, il vostro avversario si presenterà con delle Dunlop Fort usate una dozzina di ore ,veloci quanto le palline di spugna che usavate al mare da piccoli ;
4) Se dimenticate l’acqua giocando durante un giorno particolarmente afoso, il bar del circolo sarà chiuso e la fontanella lontana 1 km e mezzo;
5) Se vi mettono in orario il giorno del vostro anniversario di matrimonio, inizierete il match alle 23 e 30 e finirete 76 al terzo ( perdendo naturalmente) ;
6) Se lanciate la racchetta , colpirete sicuramente il paletto di sostegno ;
7) In doppio vi tireranno sicuramente addosso ;
8 ) In singolo pure ;
9) Se vostro figlio vi chiede “papà, vediamo una partita di tennis in tv insieme” ? Daranno sicuramente Higueras – Barazzutti , in aternativa Arraya- Krickstein;
10) Se andate a vedere Wimbledon per una volta nella vita, facendo una fila di nove ore sotto un sole cocente e due tifosi del West Ham che vi insultano come “bloody Italian”, le prime gocce di pioggia cominceranno a cadere non appena varcherete i Doherty Gates.

Parliamo di racchette ?

17 febbraio 2010

Allora,
the direktor giustamente mi dice ; “ti faccio fare un blog di racchette e mi parli di doppisti tailandesi, jazzisti di Copenaghen, jamaicani de noartri, non è che per sbaglio torniamo sulla retta via” ?
Allora obbedisco.
In realtà lo scorso week end ci siamo messi di buzzo buono con la banda delle scampagnate tennistiche ; (JP, the teacher, il Direktor e il nano) per testare qualche fragrante novità.
In particolare, grande match sul court nr. 4 tra Mc Erba (Federer Blx Tour) e il Direktor ( Nadal Areopro Drive),
sulla sedia dell’arbitro la Signora Cazzaniga.
Sul match poco da dire, the direktor era intrattabile, con la mano de pietra che si ritrova, se poi gli aggiungi la Areodrive e il campo in Play It superveloce, è finita ancora prima di cominciare.
Ad ogni modo, le due giornate non lavorative sono servite per test approfonditi.
LA Blx Tour che mi sono ritrovato in mano è la versione aggiornata della Federer, settata esattamente come quella di Rogi ; ( incordatura ibrida stessa tensione, perfino i pad sulle corde).
Attrezzo pesante, ( molto) pesante, anche se usato da una mano cosi gentile come quella dello svizzero, che però ( attenzione incauti) è sorretta da un avambraccio stile Guillermo Vilas.
Dunque, se non avete caratteristiche simili, la BLX diventa un attrezzo un po’ problematico.
Colpita in sweet pot la palla fila via che è una bellezza, sia tirando il dritto leggermente coperto, sia affettando letteralmente il back, il servizio è una bomba ma dopo un oretta la spalla chiederà conforto.
In quel , mentre remavo disperatamente, arriva il nano e dice ; “si sarà difficile, ma io la voglio perché è la racchetta di Federer”.
Allora l’ho messa in mano al nano, ho congedato il Cazzaniga e mi sono preso la Areodrive.
Che bella !
La prima cosa che mi ha sorpreso è stata la maneggevolezza o meglio la penetrazione che ha l’attrezzo nell’aere.Facile, veloce ; “sembra quasi una racchetta fatta per noi mancini”, ho pensato.
Ed in effetti , forse, i progettisti Babolat, dietro i consigli di Rafa, hanno progettato un attrezzo che, oltre ad essere facile e potente, agevola in modo particolare le traiettorie sinistra – destra a uscire.
Devo ancora capire come, sarà la conformazione schiacciata degli steli, ma i cross mancini mi uscivano che era una bellezza, le pallette erano cariche come molle, il servizio slice da sinistra buttava fuori che era una bellezza. Risultato, nano schiacciato che ovviamente ha dato la colpa alla BLX, “troppo difficile” ha mormorato.
“Sbagliato” ; ho replicato io.
Vuoi la racchetta di Federer ?
Comprala, ma non pretendere di sfruttarla al 100%.
E’ come comprare una macchina di formula 1 e non essere capaci di guidarla.
A 70 all’ora vi divertirete, non andateci a 200 perché ci si fa male , dico io.
Il discorso inerente lo sfruttare al massimo la potenzialità dei telai mi sta abbastanza a cuore.
Tutti noi sappiamo piu o meno esattamente i nostri limiti , ( a parte JP che pensa di essere forte ma questo è un altro discorso).
Esiste una genia di racchette agonistiche, in particolare i mid size a sezione stretta, che è molto difficile da sfruttare al 100% se non si è almeno un 3 categoria forte ( da 3.2 in giù direi).
Il feeling è massimo e quando tirate un colpo pieno vi sentite in paradiso, purtroppo ben pochi sono in grado di tirare 10 colpi pieni di fila, con il risultato che giocherete 2 buoni colpi e 8 palle scentrate buttate ovunque.
Se nonostante tutto, accettate questi minus perché il feeling che avete quando azzeccate il colpo è massimo, allora usatele pure. Altrimenti fate come il sottoscritto che ha una collezione di midsize “storici” ; Head Prestige, Prince POG, Pro Staff Original, Yonex RDis Midsize ecc. ecc.
Ci gioco ogni tanto per “ripulire” i colpi, nel senso che, necessitando queste bellezze una impostazione perfetta, ci gioco per qualche oretta, senza pretese agonistiche, ma per rimettere a posto la posizione delle gambe e sentire con , enorme, divertimento, la sensazione di un colpo “perfetto”.
Poi ritorno al mio attrezzo abituale, Yonex RDX 500 , se vi interessa, non certo una giovincella comunque, e mi beo di qualche volata più facile.

Il (non) malinconico danese

11 febbraio 2010

Un gentile lettore ; Giangigiuseppe@libero.it mi scrive : “dato che hai citato dei gemelli doppisti, chi sono i più matti in circolazione nel circuito del doppio” ?
Non più in circolazione sul circuito, ma mi pare ogni tanto giochino al WTT, i più pazzoidi sono sicuramente stati i fratelli Jensen.
Luke e Murphy sono stati gli inventori di una sorta di clown tennis.
Erano usi presentarsi in campo vestiti da benzinai, fare tuffi fuori ordinanza, flirtare con le spettatrici.
Annedotica :
Una volta sono entrati alla festa della WTA vestiti da donna facendo un casino bestiale, un’altra hanno messo su una fabbrica di Jeans vintage.
Il metodo costruttivo era questo ; appendevano i jeans a una corda da bucato e li mitragliavano.
Il buon Murphy mise in ambasce anche l’All England Club non presentandosi a un match e dandosi disperso per un paio di giorni.
Lo ritrovarono ai bordi di un lago scozzese che insidiava alla lenza delle trotelle.
Luke ora commenta per la TV, preparandosi a diventare l’erede di Bud Collins (almeno per quel che concerne i pantaloni colorati), Murphy ha fatto una particina nel film “Wimbledon”.
Un secondo lettore invece ; Giangigiuseppe2@libero.it, mi chiede poi invece chi sia stato il più matto in singolare.
Rispondo volentieri. Caro Giangi ( se mi posso permettere), il più matto e (singolare) giocatore che abbia mai calcato il palcoscenico è stato il Danese Torben Ulrich, padre di Lars Ulrich, batterista dei Metallica ; ( questo spiega perché un giorno ho avvistato Ubaldo Scanagatta che sfoggiava un cappellino dell’omonima band).
Classe 1928, il nostro è stato un esempio di personaggio poliedrico.
Jazzista, pittore, scultore, critico musicale, buddista, ha trovato anche il tempo di entrare sul centrale di Roland Garros in bicicletta.
Non fu mai un grande campione, anche perché alla domanda ; “pensavi di vincere questo match” , lui usava rispondere ; “ io, noooo, che dite, mai” ?
Giocò per 25 e passa anni nel circuito, Slam e Davis Cup comprese.
In un mondo di gesti bianchi sfoggiava capello lungo, fascette sui capelli, barbetta caprina.
Durante i seventies divenne una sorta di guru, ( love, peace & tennis).

Adesso, oltre a girare in tour con i Metallica, vive a Seattle dove corre, medita e gioca spesso contro il muro del garage ( come Snoopy).
Aneddotica.
“Ho cambiato la racchetta, tornando al legno dal metallo, perché il suono non mi piaceva”;
“Mai essere 40 a zero contro Gonzalez, lui diventa pericolosissimo, era meglio se ero 40 a 30”;
“Certo che mi sono ritirato, gli ho chiesto gentilmente se la smetteva di fare pallonetti, non ha smesso e allora mi sono ritirato”.
Una volta fu avvistato che palleggiava contro il muro di un bagno all’aeroporto di Heatrow, ci rimase 5 ore perdendo il volo.
Se volete approfondire : www.torbenulrich.com

A proposito di musica, un terzo lettore ; Giangigiuseppe3@libero.it , mi chiede quale canzone fosse quella pubblicata nel post precendente.

Trattasi di “Tennis” di Chris Rea (Magnet Records – 1980).

 reatennis

Ode agli outsiders ( da dovunque provengano).

5 febbraio 2010

Devo dire di essere sempre stato attirato dagli outsiders.
L’unico giocatore per il quale abbia effettivamente tifato, ( Fed a parte, ma per lui rimango moderato) è stato lo svedese Mikael Pernfors , che nel lontano 1986 venne fuori dal nulla ( dal campionato dei college americani per la precisione), per arrivare in finale a Parigi.
Cito ( a memoria ) gli avversari battuti ; Seguso, Edberg, Becker, Leconte (ne ho dimenticati due ma ormai perdo colpi, mi pare il quinto fosse Jaite).
Mi piaceva per una serie di ragioni : principalmente perché era uscito dal nulla ma anche per il suo modo scanzonato di portare i calzoncini, bassi sulle ginocchia, e anche perché ho sempre avuto un debole per i college boys, le confraternite, le cravatte regimental, l’edera rampicante e compagnia bella.
Ad ogni modo, seguo sempre con simpatia quei giocatori di basso ranking che lottano, alcuni senza grande convinzione, per farsi strada fino ai grandi tornei.
Se poi i tizi sono un po’ esotici, bizzarri o sciaguratamente blasè, ancora meglio.
Con esultanza ho dunque assistito alla piccola impresa del giamaicano Dustin Brown ; ( grazie Caldara se no me lo perdevo), che per la prima volta in carriera ha raggiunto i quarti di finale di un torneo ATP.
Sarà un clichè, ma voi come ve li aspettate i giamaicani ?
Stile pubblicità del Doblò ?
Neri neri, con i capelli a treccioline, la barbetta, l’aria furba e la maglietta con la scritta Jamaica?
Beh, ci avete preso.
Dustin Brown è così.
Se ci aggiungete che gioca un serve and volley sconsiderato, non scevro da tocchi stile beach tennis e rincorse impossibili, individuate il soggetto.
Un altro tipo buffo, che vi consiglio di andare a vedere, se capita in qualche challenger dalle vostre parti, è l’algerino Lamine Ouahab.
Grassottello, il viso segnato da una barbetta sottile, l’aria sofferente da levantino stanco, Ouahab gioca un tennis divertente, fatto di improvvisi drop di dritto e cross bimani stretti.
Non sarà un fenomeno, ma non butterete mai i soldi del biglietto ( peraltro l’ingresso in molti challenger è gratuito).
Vogliamo parlare dei doppisti ?
Due coppie su tutti.
In primis i Battistone brothers, quelli che giocano con la famosa ( de che ?) racchetta con due manici.
E’ stata testata dal mio amico, il sagace e spiritoso Melzi D’eril, che alla fine l’ha definita, tipo Fantozzi la corazzata Kotionkin ; na c…… pazzesca….
I due Battistone, che mi usmano essere piuttosto benestanti, il padre era uno dei proprietari degli Huta Jazz della NBA, girano il mondo dei “minors”, racchettando e battendo al salto in stile volleyball.
Altro due mitici sono i gemelli tailandesi ; Nappawan, Shoritikkettewan ( come cavolo si chiamano ?) ah si ; RATIWATANA.
Sonchat e Santai, precisamente.
Bassettini scurissimi, veloci come furetti, rischiarono una squalifica perché furbamente cercavano di far servire sempre uno dei due che serviva meglio dell’altro….
Qui chiudo e saluto.
Ma il vero appassionato non scorderà mai il re degli outsiders :
YaYA Doumbia !
(next chapter).

Chiudo con una canzone :

In the morning madness and the stabbing light
She pours the coffee and she says
“what was wrong with you last night? ”
“dreams, just dreams my love, we’re half asleep”
But the headline’s on tennis
So it seems, everything’s all right
There’s a girl from the midwest, with a pretty face
Scratched where it itched, they said it was a disgrace
“i don’t wanna go to work today
Wanna stay at home and watch that girl play”
Do you like tennis?
Yes I do

There are people in boats in the middle of the sea
Crying and dying like jews
Do you like tennis?
Freedom is the man with the red grenade
She ran out of gas, got beat and raped
Do you like tennis?
Well do you like tennis?
Yes I do

Appunti australiani

2 febbraio 2010

D’accordo, tutti che scrivono canti di giubilo, inni di gioia, intestati Fed Ex, volete che non mi accodo ??
Cioè , insomma, volevo dire ( ricordando Ecce Bombo ..).
Se un tizio mi arrivasse 23 volte di fila in semi al torneo del condominio penserei che è un mito assoluto, questo ci arriva negli SLAM !!
Fine della peana.
Altra cosa.
Così torniamo on topic.
Fed maneggia una racchettina che , al di là degli aggiustamenti minimi, deriva da un modello di 30 anni fa, così va sfidando i moderni cannoni e , se Dio vuole, tira ancora più forte.
Inumano.
E vogliamo parlare degli schemi ?
Di uno che chiude con il drop di dritto in stile Beppe Merlo in pieno 2010 ??
Che svolazza felice un fioretto di rovescio, che ribalta situazioni difesa offesa con un choppettino stile Ennio Minore ? ( se non sapete chi è , chiedete a Clerici ) .
Che poi, in fondo in fondo, ha anche un filo di pancino ?
Sugli altri cosa mi viene in mente ?
Murray non mi è dispiaciuto, tiene buona mano, mi ricorda vagamente Mecir da come porta il dritto , anche se la violenza è infinitamente superiore.
Bisognerebbe suggerire al suo forzuto trainer, che su palla a metà campo dovrebbe seguire anziché tornare attaccato al baseline, stante che le volate non le gioca male, (salvo quella disgraziata sul set point).
Mohammed Ali ha giocato un buon torneo ma Fed l’ha travolto senza farlo respirare.
Se non trova da sfondare, Ali rimane perplesso.
Cilic è buon pennellone, non diventerà Ivanisevic, forse supererà Nikky Pilic ( e torniamo al discorso dei tornei condominiali).
L’avevo visto a Montecarlo rimediare un paio di games con la Fogna e Fulvio era giustamente gasato.
Diciamo che è cresciuto un pochettino, soprattutto come voglia.
Altri tennis homens visti a Melbourne.
Nadal fa fatica.
Con dei movimenti così estremi come i suoi, avete visto dove va a finire il braccione dopo il dritto ? rischia di essere perennemente infortunato.
Delpo è un po’ confuso dai festeggiamenti post anno boom, ma continuo a pensare che sia il giusto candidato al numero due.
Djoko invece non penso proprio, al contrario di gente che, onestamente, ne sa parecchio più di me.
Non trovo cosa abbia di più, quando perde un filo di intensità, il forcing va a farsi benedire.
I nostri hanno fatto una gita, ma porto fiducia per il proseguio.
Il mio vicino di blog riferisce che il Bole sta tirando più forte che mai, se Piatti gli aggiusta un minimo di spostamenti, qualche buco in più per terra potrebbe farlo, ( ma leggo che ieri ha perso da tale Marchenko).
Venendo al capitolo new raquets, all’AO ne sono uscite contemporaneamente un ambaradan e gli appassionati sono in fermento.
La nuova linea Wilson BLX sembra buona.
Mister Cazzaniga aveva garantito un match Federer (BLX Tour) contro Nadal (New Areodrive Babolat) durante il week end.
Si è infebbriciato e buonanotte al secchio.
Vi prometto recensione non appena il buon Lorenzo si è ripreso ( troppe notti passate sul tubo).
Attizza parecchio le genti la nuova Prestige YouTek.
Francamente tutta la linea YouTek è venuta benissimo ; (la Speed Pro è pesantissima e fantastica, il back della Radical oversize quasi inarrivabile, la “Murray” un cannone), dunque attendo con ansia di provare le nuove “rosse”.
Al contrario di quello affermato da una nota rivista nazionale, la Mid purtroppo non HA il manico in pelle, (ce l’ha solo la versione Pro, la 98 Sq.).
Peccato perché il manico in pelle è un must.
A parte la sterile polemica ; ( il direttore della nota rivista nazionale persiste nel battermi al torneo del lunedì), vi rimando a prestissimo per il test.
Saluti e baci
Erba

L’area 51

26 gennaio 2010

A volte, a notte fonda, navigo in certi forum di racchettomani pazzi ed escono fuori delle chicche magnifiche.

Sembra quasi di essere in qualche Area 51 di racchette, leggende, miti, cose misteriose che escono fuori, quasi degli UFO 16X18….

Un paese di fuori di testa è il Giappone, c’è gente insospettabile che tiene in cantina prototipi di modelli magari mai usciti, per avere informazioni tocca mandare e mail criptate in certi server alle Isole Salomone.

Meno male che a volte c’è il mio amico Kinoko, che mi aiuta a tradurre le informazioni.

L’altra sera ho scoperto due cose interessantissime; tutte di casa Wilson.

La prima, un prototipo di Wilson Ypercarbon 85.

foto 1

Sembra che al momento di passare al modello Ypercarbon, quello rosso se ricordate, l’erede della Classic, in Wilson si siano chiesti se era il caso di far uscire anche un midsize, che in effetti fosse ricalcato sulla mitica Pro Staff Original 85 (su questa dovrò fare una puntata speciale su più parti temo).

I progettisti e i designer si sono messi al lavoro sfornando un prototipo (nota: dovrebbero esisterne solo 3 modelli al mondo).

Purtroppo, a qualche riunione di produzione, il progetto si arenò e uscirono la Ypercarbon 6.1, colore nero rosso acceso e la meno diffusa Ypercarbon 6.0 , stessi colori ma nero rosso spento, che de facto era il modello ricalcato sulla Pro Staff Original 95.

Ne ho tenuto d’occhio una che per anni ha giaciuto intonsa sugli scaffali di un negozio di sport di Lissone, tornavo ed era sempre li impolverata, purtroppo continuavano a proporla a un prezzo osceno.

Altro modello, questa volta prodotto ma in quantità praticamente invisibili, (giuro non conoscevo la sua esistenza) , la Pro Staff Classic 85 sq.

foto 2

Sembra che Wilson, a inizio anni 90 , stante la richiesta dei giocatori sotto contratto, (Courier, Eberg, Sampras, Graf, dite poco !) di avere un midsize, abbia pensato di poter produrre la Classic 85, ma poi abbia fatto marcia indietro, pensando (erroneamente a mio parere) che il midsize non avesse più mercato.

foto 3

Nelle prossime puntate , se mi riesce, altre chicche.

Scusate bussano alla porta……..

Oh my God……

Non seguitemi

Non cercatemi

Oceanic Air 815

Non stop

Sydney, (SYD) 14 55

ETA, LA (LAX) 23 55

Melbourne o cara !

21 gennaio 2010

Guardavo stamattina presto Hewitt sul centrale, mentre scendevano dolci le prime ombre della sera.
Era in piagiama, mentre la nebbiolina grigia insisteva fuori, auto rombavano in tangenziale, mentre il popolo pasciuto di Melbourne si godeva un gelato e Donald Young buttava l’ennesimo dritto.
Inutile commentare il filino di invidia che provavo per Semeraro e Co. che se la godono down under.
D’altronde Melbourne è lontanuccia e solo una felice coincidenza ;( “se mi vuoi sposare lo facciamo a gennaio cosi vado all’AO”, avevo minacciato la mia futura nubenda) mi aveva portato agli Aussie Open 05.
Molti ricordi belli, una sala stampa bianca immacolata, il felice via vai di svedesi in trasferta ebbri di birra e estate.
L’unica cosa che mi lasciò sconcertato e vedo che è rimasto tale, è il fatto che a Melbourne il tempo può cambiare radicalmente in pochi minuti.
Ricordo un match visto (tutto aimè), su un campo secondario, Sanguinetti contro Stepanek, se ricordo bene.
5 sets che iniziarono con la brina, proseguirono con un clima africano, si affacciò il vento, tornò la calura, finì sotto una pioggerella novembrina.
Comunque.
Ho messo il vestito e mi sono avviato tristanzuolo verso il metrò.

Metti un pomeriggio al club

19 gennaio 2010

Ho approfittato del week end per un test corde insieme al direktor, il soggetto erano i set delle nuove corde Pacific, casa sugli scudi al momento, dato che ha fatto un pò di shopping comprando Fisher e facendo il suo ingresso in grande stile nel mondo dell’attrezzatura.

Il Lorenzo era un pò su di giri, è tre giorni che beveva solo Red Bull nel vano tentativo di tenersi sveglio e abituarsi al fuso orario australiano.

Già il ragazzo è pericoloso di suo, quando gioca sul veloce, dato che tira prime sul 200 Km, figuriamoci quando è dopato di Red Bull.

In più ha preteso di giocare con una delle mie RDX 500 con montato il monofilo pacific,  io ho preso l’altra RDX  ”budellata”.

Niente da dire, entrambe ottime corde.

Il monofilo è in perfetto stile “luxilon” ; tira, tira, tira, che la palla rimane dentro comunque.

Dopo i primi 3 servizi del Direktor  ho dovuto mettere l’elmetto e allontanare i bambini ; ( dato il reddito dei genitori dei suddetti bambini che girano al club, colpirne uno avrebbe significato le miniere di sale per anni).

Anche il budello trattato Pacific è ottimo, il mio incordatore di fiducia ( il pingue Bera), lo ama particolarmente perchè scorre che è una meraviglia.

Montato si comporta più che bene, è da addomesticare per la prima mezz’oretta, in quando la palla sembra un pò scivolare via dalle corde, sopratutto sul back.

Poi va alla grande e si può iniziare ad ammazzare l’avversario a palle corte.

Certo che se l’avversario è il Direkor dopato c’è poco da fare, 63 31 e a casa a pisolare…..

La distruzione dell’attrezzo

15 gennaio 2010

Mai immagine fu più azzeccata di quella sovrastante, pensavo l’altro giorno.
Di racchette in vita mia ne ho rotte parecchie.
Per “parecchie” cosa intendo ?
Facciamo un quiz :
a) un paio da bambino, rigorosamente di legno, magari quelle racchettine fila immacolate ;
b) una ogni tanto , ormai gioco da 25 anni !
Si un impeto d’ira an passant, ma certo, non era molto resistente quella. Poi ormai era andata… ;
c) piu o meno come Ivanisevic in giornata storta e sotto 2 set a zero contro Chris Bailey.
Chi risponde esattamente avrà un calippo pagato al bar d’angolo.
Vabbo, per togliervi dalle ambasce, direi che la soluzione C è verosimile.
Partendo dall’assunto di cui sopra, stavo pensando a quali siano i telai più belli da rompere.
“Prima facie” sembrerebbe che un telaio di quelli moderni, ben rastremati in testa, sia tra quelli più difficili da rompere.
Errore.
Sono cavi dentro, basta tirarle contro un paletto e vanno in mille pezzi ( piccola delusione).
Anche sbatterli violentemente per terra ( la cosa che mi riesce meglio) non da grande soddisfazione,
un colpo e due e ti ritrovi il manico in mano.
Dire che da senz’altro più soddisfazione distruggere dei bei telai old style, spessore massimo 21 22 millimetri ( la distruzione di una pro Staff Original 85 durante un torneo notturno sul lago di Como nell’estate dell’ 1988 mi da ancora i brividi ) .
Prima regola, sembra che resistano a tutto, anche perché non si rompono in mille pezzi, tiri delle mazzate tremende e sembrano intatte.
Poi, a uno sguardo più deciso, mentre già il folto pubblico presente ti guarda attonito e i bambini sono stati spediti al bar a comprare una rotella Haribo, finalmente noti delle piccole crepe che si allargano alla base della cornice.
Basta un servizio e un dritto e vedrai che il telaio impercettibilmente si imbarca.
Che sensazione meravigliosa.
Un altro telaio andato.
Ma la racchetta più bella da rompere di tutte a mio parere, è la serie Head Prestige ( quella di Ivanisevic. Pensate che le usava perché gli piaceva il colore ?).
Il bumper di plastica che corre su tutta la cornice la rende quasi inscalfibile.
Ci vorrà un impegno massimo (ma dico massimo) per distruggerle come si deve.
E solo allora, avrete l’onore di darla al gestore del tennis, che la appenderà al muro con soddisfazione.
Chiudo con un elenco di mitici distruttori di racchette .
- Goran Ivanisevic ( l’unico giocatore costretto al ritiro da un match ufficiale poiché aveva rotto tutte le racchette della borsa) ;
- Paolino Canè (riuscì a distruggere a racchettate tutte le piante del mitico tunnel del Foro Italico);
- Johnny Mac , vabbè, che dire ? che classe ! come le rompeva lui a ginocchiate, le Maxyply non c’è riuscito nessuno ;
- Ikam Arazi ; la Head a un certo punto si rifiutò di fornirgli ulteriori telai causa esaurimento scorte.
- Claudio Ciarolu (un amico mio), non riuscendo a fare fuori la sventurata, la tirò direttamente nel fiume che passava vicino al campo.

Ad ogni modo, come dice la FIFA.

Fair play PLEASE.