Adios Warren.

16 luglio 2010

Ero li in negozio dal “bera”, che guardavo incuriosito, smontare il mio pingue amico il manico di una Pro Staff Original, quando, occhieggiando sull’onnipresente black berry, ho saputo della dipartita di Warren Bosworth.
Warren chi ?
Il nome non dirà niente a gran parte dei fans di tennis, ma Mister Bosworth, ben conosciuto dagli happy few del circuito, è stato uno dei maggiori guru nella customizzazione e nell’incordatura delle racchette.
Se proprio volete identificarlo, è lui l’ideatore di quel buffo attrezzo ottagonale che impugna Radeck Stephanek e prima di lui Martina Navratilova e prima ancora Brad Gilbert e compagnia bella.
Qualche nota per meglio identificare il tipo.
Erede di una famiglia felice e ricca proprietaria di una grossa impresa di pompe funebri, quelle che gli americani chiamano “Funeral Homes”, Warren si dedicò brevemente all’attività. Studiò anatomia al New Englan Institute of Anatomy e si mise diligentemente a imbalsamare vecchi tycoon Newyorchesi .
Comprensibilmente stufo, passò al ramo investimenti, diventando banchiere di affari e investitore. Un Gordon Gekko ante litteram, se vogliamo.
Nel tempo libero giocava a golf piuttosto bene, ( zero di HCP) e guidava le sue Jaguar sportive in varie competizioni a livello locale.
Esaurito anche questo folle sabba paperoniano, all’alba del 1959 , Warren ebbe un colpo di fulmine, lasciò il ramo investimenti e decise di dedicarsi al tennis.
Siccome trovava che l’insegnamento del gioco fosse inadeguato, ( se l’allievo non migliora , l’idiota è il maestro), si mise a studiare le dinamiche del gioco , cercando di legare le triaiettorie imprevedibili delle pallette, alle prevedibili teorie scientifiche.
“La sola e unica cosa importante nel tennis, avviene quando la palla impatta”, era il suo credo.
Iniziò a studiare, filmare, viaggiare per tornei. Comprò una macchina per incordare.
La migliorò talmente, che la stessa casa produttrice gli chiese di ridisegnare le nuove macchine, cosi come aveva fatto con la sua.
Quindi comprò una azienda che manteneva i campi in Har tru, giusto per gradire.
A furia di averlo intorno, i giocatori del circuito cominciarono a chiedergli di incordare le proprie racchette.
Cosi Warren cominciò a girare per il circuito con quella che chiamava : “la Clinica delle racchette Bosworth”.
Portava con se una serie infinita di telai, in serie da otto e cominciava a interrogare i pazienti su cosa volessero.
I primi otto telai che dava in mano al giocatore, differivano come peso di cinque grammi.
Trovato il peso, arrivavano otto telai dello stesso peso, ma con differenti gradi di rigidità, e via , finchè non si trovava la combinazione giusta ; di otto in otto, finchè non usciva la racchetta perfetta.
Un po’ cosi come adesso, modernamente, viene seguito esattamente lo stesso processo via internet, se anche qualcuno di noi peones, chiede alla Bosworth di avere una racchetta taylor made ( ovvero fatta su misura).
Sono migliaia gli aneddoti che il vecchio Warren raccontava, sui giocatori che lo chiamavano nel mezzo della notte ; “Varren, zono Ivan Lendl, mi serfono azzolutamente dodici nuove racchette per domani mattina…. Ah si, sono a Kuala Lumpur….”
Da Ivan a Jimbo , da Mac a Martina, prima o poi tutti passavano dal nostro vecchio amico.
Beh, noi gli auguriamo di avere un soggiorno in paradiso più che gradevole, anche se già sappiamo che qualche giocatore cercherà di raggiungerlo anche li……

WimbleNoia

6 luglio 2010

Tira un aria un po’ stantia devo dire, anche a Wimbledon, Isner a parte, la noia ha imperato sovrana.
Fed abulico, Del Potro desaparecido, Djoko che per motivi misteriosi è al numero 2 del mondo quando vale un numero 10 scarso, Murray mediocre, insomma ; dietro Nadal il nulla.
Temo ci aspetti ancora peggio, leggevo un commento illuminante di Rino sulla gazza e in effetti potrebbe capitare imminente una sbadigliosa dittatura nadaliana.
Devo dire di avere sentimenti contrastanti sul ragazzetto di Manacor.
Dal punto di vista personale mi sta piuttosto simpatico, sembra un bambino con suo giocattolino preferito ( Babolat Areopro Drive incordata Babolat RPM Blast, per inciso) e non ha nessuna intenzione di mollarlo a nessuno.
Dal punto di vista del giocatore mi ritrovo sempre a tifargli contro, un po’ come facevo con quello strappa ciglia di Ivan il matto.
Non posso farci niente.
Troppo esasperato, meccanico, pesante perfino da guardare, il suo gioco.
Ogni tanto, di notte, sogno una palla colpita dal suo dritto, che mi insegue ronzando impazzita per le scale, con il suo malefico top e io precipito giù a mò di Indiana Jones, inseguito da micidiali trappole Hurdu.
Ha un bel dire quel vecchio ubriacone dello Scanzi, che Fed Ex abbia dettato legge a una combriccola di mediocri, ma almeno la leggiadria dello svizzero, il chop di dritto, il languido muovere delle grosse natiche di Mirka in panchina , suscitavano un “OOOOH” di sorpresa, per qualcuno di godimento.
Ora il rischio è ritrovarci Rafa in tutte le salse ; impiastricciato di rosso ( e passi) , ruminante l’erba al pesto del fu All England Tennis and Raquet Club : ( i vecchi servitori , Victor Amaya, Peter Fleming e Bill Scanlon, si sarebbero rigirati nella tomba, piuttosto che calpestare quella vile macedonia di slow grass) e se il ginocchio non salta (sia mai beninteso), il rischio è che lo straniero passi anche sull’unto cementino di Flushing.
Ci aspettano tempi grami ?
Dittature costruite su alte parabole dal rimbalzo impazzito ?
Colori giallo rossi che sventolano sui pennoni di trinchetto sullo Yarra River , approdano in centro Senna, valicano la manica, si installano sulla vecchia USS Intrepid ancorata a South Street Seaport Pier ?
Addirittura uno slam mi spingo a predirre ?
O a scongiurare ?
Io voto contro.
Auspico l’inauspicabile.
Che Fed , tornato a casa in anticipo, scopra Mirka a letto con un paio di Wilson Pro Staff, imbufalito, finalmente abbandoni l’ingombrante matrioska.
Una chiamata a Safin che , assunto come coach, gli imbandisca una giga satanica in stile ; “Rokerduck contro Moana”.
Un anno intero a modelle Uzbecke, Matusalem di Laurent Perrier, party su yact ancorati al di fuori delle acque territoriali, addirittura un video osè con Jo Squillo.
Ed eccoci restituito al mondo il nostro Roger, che riprende a sparare pallate, alternate a tocchi delicati come il sedere di una rosa, mentre in tribuna fremono svenevoli, le morbide sminigonnate.
Fantascienza ?
Dopo che ho visto su un vecchio video, recuperato da alcuni files criptati dalla CIA, Higueras che faceva serve and volley, posso credere a tutto….

Wimbledon 2010 – i pronostici di Erba -

24 giugno 2010

Allora, numerosi aficionados: (leap@gmail.com, pericolilea@alice.it , lea@pericoli.it), conquistati dalla mia assoluta insipenza in fatto di pronostici, mi chiedono insistentemente di vaticinare i vincitori di Wimbledon 2010.
Tralascio le competizioni secondarie e scontate, come i singolari maschili, femminili e compagnia bella, per concentrarmi sull’unica manifestazione che appassiona tutti noi.
Il doppio misto, ovviamente.
A questo proposito, devo dire di essere piuttosto infastidito dal fatto di aver chiesto una wild card all’ All England Tennis Club, che mi è stata rifiutata in maniera pretestuosa, da tal Andrew Jarrett (allego mail)

Da Andrew Jarrett
Andrew Jarrett@altc.com.
Sunday June 2nd 2010

“My dear, i suppose you are joking.
Who cares about tennis !
Let’s have a pint with me in a pub in Ibiza next summer.
Best regards
Yours faithfully Andy

Ad ogni modo  molto infastidito) scorro velocemente il tabellone, che  assomiglia molto a quello di Wimbledon nel 1973, ove, come noto, a causa del boicottaggio dei giocatori dell’ATP, fecero giocare anche degli spettatori in coda per i biglietti del giorno dopo.
I primi del seeding sono comunque personaggi di un certo peso. Numero 1 sono il serbo Nenad Zjmonjic (non strappatevi i capelli) e la spalluta Samantha Stosur, che  ha sciolto il singolare, per meglio dedicarsi al misto.
Dopo di loro, nel draw, seguono gli specialisti Laender Paes ( ormai ha più o meno la mia età) e Cara Black (l’età di mia zia Maria moltiplicata per due).
Seguono i faticosi deambulanti, Mahesh Bhupathi, l ‘ex migliore amico di Paes, (hanno litigato per via di una focosa fan italiana) in coppia con l’americana Hueber (nota: settant’anni in due).
Chiudono il seeding: l’austriaco Marach e la spagnoletta Llagostera Vives, il cui nome mi ricorda un piatto tipico sul menu di una taverna di Alicante.
Al di là del seeding, che, come noto, viene fatto a tarda notte da Annabel’s , estraendo i nomi da una urna gigantesca piena di punch al mandarino, direi che i miei favori si appuntano su due coppie.
La coppia autoctona Colin Fleming e Sarah Borwell, che immagino al momento impegnata in un garden party dal marchese di Battersea (”Una oliva nel Martini cara?”. “Preferirei un Pimm’s se non ti dispiace, Colin”) e l’esotico duo brasiliano – taipeiano Soares/Su Wei Hiseh: “Bruno, sas na ito marai ho na s ni hon ton volly stop” (traduzione, Bruno, alla prossima stop volley che mandi nel campo 5, ti spacco in testa una statuetta di terracotta della dinastia Qin).
Purtroppo,  nessuno dei nostri migliori giocatori (Ianni, Ocera, Motti) si è iscritto alla competizione. Tuttavia, al solito, le donne hanno bagnato il naso agli uomini. Tathiana Garbin gioca accoppiata al cavaliere ussaro Marcin Matkovski, mentre Flavia Pennetta (che è iscritta a singolare femminile, doppio femminile, doppio misto, ping pong , real tennis e al match di calcio tra le tenniste e le vecchie glorie dell’Aston Villa), gioca con il serbo Dusan Vemic.
In conclusione, mi raccomando, seguite le regole auree del doppio misto:

1) lobbate la donna, l’uomo, gli spettatori (Pepe Higueras)

2) tirate addosso alla donna e se si ribella prendetela a pugni (Koellerer)

3) piuttosto che pagare una donna, ci gioco in doppio misto (Pat Cash)

4) fuori dal letto, nessuna pietà (Marco Ferradini)

Viva Viva Vierin !

18 giugno 2010

Nuove note dal challenger di Milano.
Tra uno scroscio e l’altro si è riusciti a tirar due palle.
Naso purtroppo ha perso contro un ennesimo Gonzalez ; “negher cum uno scurbatt”, avrebbe detto mia nonna.
Non essendo pieno padrone del dialetto porlezzino , tradurrei ; “scuro come uno molto cattivo”, più o meno.
Infatti menava fendenti a destra e a sinistra e non mi sembrava uno molto malleabile.
Ha vinto anche Gaudio e rimane come favorito numero uno, insieme al portoghese Gil.
Vi segnalo che ho visto finalmente giocare Brian Battistone, un normotipo di tennista clownesco, che non vedevo dai tempi dei Jensen.
Il soggetto, che una volta girava il challenger tour con il gemello, gioca impugnando una racchetta con due manici (!) posti a uscire rispetto al telaio e serve in maniera davvero bizzarra.
Riassumendo ;  con aria svagata, tipo, “passavo di qui per caso”, si mette sulla linea di fondo impugnando la racchetta con la sinistra, quindi lancia la palla altissima con la destra, si passa il telaio nella sinistra e nel mentre fa un salto in alto e serve tipo pallavolista.
Se aggiungete che fisicamente sembra il clone di TIN TIN, quello del fumetto di Hergè, compresi buffi calzoncini alla zuava, (mi aspettavo che spuntassero da un momento all’altro dietro l’angolo il cane Milou e il capitano), avete completato il quadro.
Il bizzarro giocatore, in coppia con un francese che onestamente non avevo mai visto, ha purtroppo perso al tiebrekkone del terzo set, ma è stato immortalato nelle foto di tutti i presenti.
Passiamo ora alle cose importanti.
Ovviamente parliamo di me.
L’ormai mitico Mauro Landoni, anche quest’anno ha organizzato una pro am One Shot , tirando dentro bella gente tipo Filippa Langerbak, Laura Barriales, Walter Nudo e compagnia, vecchi e nuovi tennisti come Tatiana Garbin, Mara Santangelo, i fratelli Vierin, Raffaella Reggi, Omar Camporese, Claudio Mezzadri ed altri ancora.
Nella giornata di oggi, tra l‘altro, potrebbero fare un salto il mitico Danilo Gallinari dei NY Kniks ed Eros Ramazzotti, che si affaccia spesso sui campi dell’Harbour club.
Ad ogni modo, il match centrale di ieri ha visto il me medesimo in compagnia di Matieu Vierin, affrontare Mara Santangelo e Azzoni, un ottimo terza.
Ed eccomi così a servire contro una campionessa di Roland Garros.
Mica male direte voi.
Fortunatamente si giocava sul veloce, cosi , di riffa e di raffa, qualche punto l’ho portato a casa, trascinando entrambi i sets al tiebreak.
Qui la partita è girata storta e i due vigliacchi l’hanno portata a casa, nonostante il prodigarsi del baldo Matieu.
E qui vorrei spendere due parole per la famiglia Vierin ; bella gente di tennis.
Valdostani, non una regione praticamente votata al tennis, sempre simpatici e disponibili.
Papà e mamma a gestire il circolo di Sarre, Nathalie , che si è affacciata nelle top 100 WTA e suo fratello Matieu, un bel prototipo di tennista moderno, diciottenne, al momento 2.4 , fresco vincitore della serie B con il TC Sarre e promosso in A2.
Il ragazzino ha tentato in ogni modo di trainarmi al successo, ( dopo il terzo ace consecutivo subito la Santangelo si è un po’ spazientita) ma purtroppo ha prevalso il mio humus tennistico.
Matieu ha finito la maturità e si butterà nei tornei a tempo pieno.
Dato che è solo diciottenne, sia mai !

Colui che ha provato a trascianrmi alla vittoria (invano)

Colui che ha provato a trascinarmi alla vittoria (invano)

Challenger di Milano, Scanzi, MC e altre amenità

16 giugno 2010

Note dal Challenger di Milano.
Ben poche.
Piove peggio che a Wimbledon, come dicono gli inglesi: “piove a cani e gatti”.
Piccola parentesi , dovrei capire da dove nasce questa leggenda delle piogge londinesi.
Nel mio peregrinare di parvenu tennistico, ho preso molta più acqua a Roland Garros, freddo a Melbourne e odore di fish and chips a Flushing Meadow.
Si è giocato ieri un pochino, italiani tutti fuori o quasi.
Attendevamo con ansia la venuta di MC, il baby cronista di Tennis Magazine, ma non si è visto.
MC è riuscito a farsi bocciare a scuola perché , invece di studiare o dedicarsi all’onanismo, chiuso nella sua cameretta, passava i pomeriggi al PC per vedere cosa aveva fatto Stoppini.
Non si sa poi se la mamma del costui si sia più alterata per la bocciatura o per l’insana passione per Stoppini, Ianni e addirittura Ocera.
Ora, se un diciottenne ha l’ossessione per Ocera, capite che al confronto le bestie di Satana passano per degli igienisti mentali.
Altra nota : ho intraletto ( dallo Zingarelli: ” intraleggere : leggere a sbafo, seduto in librerie a scrocco, sottrarre libri illecitamente a biblioteche pubbliche”)  il nuovo libro di Scanzi.
Ora, ogni volta che leggo Scanzi mi incazzo profondamente.
Motivazione : è più bravo di me.
Vedete, nell’immaginario collettivo degli Erba’s (ovvero il mio e quello di mia madre, l’Alida), vi sono pochi scrittori di sport più bravi di me : Gianni Clerici, Malcom Foley, Seme, il direktor – questa è pura piaggeria-  forse Gianni Brera, ma lui è calciofilo, dunque non lo conto.
Se dunque leggo uno notevolmente più bravo di me, beh, vado su tutte le furie.
Per fortuna, dalle sue letture, ho desunto che Scanzi ha degli enormi problemi (Seppi non c’entra niente, la sua avversione per il simpatico Mr. Plose è talmente nota che c’è perfino una domanda su Trivial Pursuit :
Quale cosa Scanzi odia di più al mondo ? 1) Un Vermentino di Gallura 1996, imbottigliato a Shenzen ; 2) Il dritto in top di un giocatore altoatesino di tennis; 3) Il proprietario delle cantine Ronco)
Tornando ai problemi del simpatico capellone, dalle letture ho desunto che Scanzi:
è un bulimico alcolemico, dato ha la mania di stappare millesimati ad ogni ora del giorno e della notte;
è ossessionato dal perlage ed ha incubi terribili di notte ( Seppi che lo rincorre e lo affoga in una tinozza piena di Tavernello);
Inoltre di tennis non capisce assolutamente nulla, dato che odia Federer, per il semplice motivo che gli ha sottratto la Mirka di soppiatto, una sera di molti anni fa, in una balera di Ambri Piotta.
Scanzi si era distratto un secondo a ordinare un torbato della leventina e zac, la Mirka si era infrattata con quell’infido basilese.
Scanzi aveva cercato un tardivo recupero, ma alla domanda :“dove sono andati” ? Severine Luthi, fischiettando gli aveva indicato la via del Gottardo.
Proseguendo in note più tennistiche, ho visto Naso battere uno stanco Volandri.
Sono contento per Naso, che a Roma mi sembrava in disarmo.
Non è che gli organizzatori si strappassero i capelli (Volandri era anche sul posterone pubblicitario del torneo), però speriamo possa tirare avanti ancora qualche match. Il match più interessante di questi due giorni è stato comunque il doppio tra Eintziger e Lucanu e Jelpo Mezzadri.
Jelpo non è una giovane promessa, ma l’ottimo Mario, ex portiere del Milan, che ha vinto il doppio di quarta insieme all’ex pro Stefano Mezzadri (fratello di Claudio).
Il match è durato trentasei minuti ; sei zero / sei zero e buonanotte.
Ora, oltre al fatto che questi due non è che siano McNamara McNamee, non sono nemmeno stati troppo simpatici. Dopotutto era un incontro quasi goliardico e devo dire che nel corso degli anni i tennisti pro si sono prestati simpaticamente, concedendo sempre 2/3 games alle spaurite coppie di quarta.
Mi dispiace per Mario che è un personaggio simpatico, un po’ meno per Mezzadri.
Anche perché uno che si presenta in campo con una racchetta tutta rosa suscita più di un sospetto.
Domani era programmata la festa del torneo, “tennis pink party” (in onore di Mezzadri?), purtroppo il ciclone che staziona su Milano ha costretto gli organizzatori all’annullamento.
Io , a dire la verità, ho fatto un po’ di polemica, “bastavano i teloni” ho telefonato ad Alagna, imitando la voce di Tommasi. Mi ha risposto che non aveva a disposizione 200 raccattapalle per tirare su un telone che coprisse l’intero club, allora ho desistito.
Ultimissima, sto per uscire quando mi imbatto nel Doc, che essendo ortopedico è stato autonominato dottore del torneo.
“Sto organizzando un doppio, mi ha detto, io e Gil (che paventa essere suo amico fraterno, quasi quanto Machado), contro Andujar e JP”.
Da non perdere.
Non so se essere più preoccupato dalle ramate di Andujar o dalle moonball di JP.
Alla prossima.

It’s challengers time !

14 giugno 2010

Tradizionalmente, per il sottoscritto, il breve intervallo tra Parigi e Wimbledon è tempo di tornei challengers.
Capita infatti che nelle vicinanze ci siano due ottimi tornei che mi pregio frequentare da anni, anche perché il secondo è organizzato nel mio club, direttamente dalla “Makers” dell’ottimo Carlo Alagna. I tornei challenger sono un po’ la serie B del grande tennis, la porta di ingresso , spesso, aimè, di uscita, per i giocatori che aspirano ad entrare nell’olimpo del tennis.
Piccoli, deliziosi, a volte civettuoli tornei , dove la players lounge è l’asilo del club, i giudici di linea possono essere bambini dall’apparente età di nove anni, (ho la foto, niente alzate di sopracciglio), i membri del club sono amici dei giocatori, che magari passano di li tutti gli anni, non ci sono “restricted area”, nè bodyguard, i giocatori si cambiano nel tuo spogliatoio e le feste glamour si tengono alla pizzeria all’angolo.
D’accordo stare sul centrale di Melbourne o Wimbledon, ma vuoi mettere starsene stravaccato su una piccola tribuna, su un campo secondario a Lugano, mentre la sera scende dolcissima, si spande nell’aria l’aroma di salamelle e occhieggi pigro un incontro tra un algerino, che tocca finissimo, e un rematore brasiliano ?
L’ atmosfera, rilassata e familiare, mi ricorda un po’ “Bull Durham”, film ben riuscito ambientato nelle minor league del baseball americano.
Il livello di gioco però è alto e si lotta al coltello.
Potrete trovare dai ragazzini argentini che girano l’Europa pernottando in camper, agli ex protagonisti di tornei del Grande Slam, che provano ad allungare la carriera, apparendo in contesti minori.
Sono occasioni che il vero appassionato non dovrebbe perdersi, vedere da vicino, vicinissimo, giocatori di livello mondiale che lottano e sputano sangue e terra battuta.
Tra gli altri, negli anni, ho visto in campo Martin Verkerk (finalista al Roland Garros), Mariano Puerta (beh!), Augustin Calleri (grande terricolo), Gaston Gaudio e altri, che gli Slam magari li hanno visti in televisione.
Nessuno molla nei challenger, anche perché un’altra sconfitta può voler dire: “Adios, saluti alla compagnia, me ne torno al paesello a lavorare in un negozio di articoli sportivi, oppure a insegnare tennis a maliarde sovrappeso”.
Tra l’altro, se Bode Miller ha provato, senza molto successo, a qualificarsi per gli US Open, io ho provato a qualificarmi , in doppio, per il tabellone del Challenger ATP di Milano Harbour. C’è infatti una simpatica usanza che prevede un torneo di doppio, riservato a classificati di quarta categoria, che mette in premio una wild card per il tabellone.
Contavo sulla comunanza del teacher e delle sue clavate, ma in quarti di finale abbiamo incontrato un ex A e un ex B1 e siamo andati a casa.
Ad ogni modo, conto di rifarmi con il concomitante torneo Pro Am organizzato dal mitico Mauro Landoni e dalla sua One Shot.
Grazie a lui , negli anni, ho potuto misurarmi con giocatori/trici WTA e ATP.
Ho anche battuto Marco Crugnola l’anno scorso, anche se, a onor del vero, il suo socio (l’attore Ugo Conti) non si può proprio definire un tennista…..
Tornando al tennis, questo week end era dedicato alle qualificazioni e con un po’ di tristezza ho assistito all’incontro di Adelchi Virgili, ennesima teen-meteora del tennis italiano. Colui il quale era stato indicato come il Nadal del tennis italiano, il campione che ci mancava da decenni, il portatore del nuovo verbo, il ragazzo che al Bonfiglio sembrava un fenomeno, si è perso tra infortuni e scelte sbagliate.
Risultato: il ragazzo, ormai sgonfiato di aspettative, ha perso facile al primo turno con un greco (o un finlandese).
Altra scena al bar, un ragazzino, reduce da una sanguinosa sconfitta nelle quali , 76 al terzo, ha chiesto timidamente quanto costasse una pizzetta, sentito (l’ignominoso) prezzo, ha chiesto di averne una sola, “la più grande” ha indicato.
Beh, gli auguro, di cuore, grande successo ( tra l’altro gioca proprio benino).

La Fortezza Bastiani del Tenente Fognini

27 maggio 2010

Erano le nove e quarantasette de la tarde a Parigi, umidissima di una pioggia nera e insistente, venuta ad abbattere la calura ferragostana, che fino ad oggi aveva intorpidito il torneo.
Era ormai buio e tutte le luci interne di un centrale ormai semideserto erano accese.
I pochi giornalisti rimasti si affannavano a guardare fuori, mente Fabio Fognini, incredibilmente era riuscito a rimontare due sets di svantaggio al folletto di casa, Gael Monfils.
Issatosi tre zero al quinto , Fabio era stato riapparigliato e a quattro pari le ombre erano cosi insistenti da suggerire la sospensione.
Non ne voleva sapere Monfils, mentre Fabio caracollava tra il giudice di sedia e il supervisor mimando il gesto di chi ha in mano una pila, come un novello Ilie Nastase Fabio perdeva tempo aspettando alfine il tramonto definitivo, mentre suo Papà Fulvio in tribuna, chiedeva ad ampi gesti la chiusura del match.
Tale siparietto durava non meno di sei minuti, fino a che, inzigato dalla cricca di Monfils, il giudice di sedia comminava un penalty point a Fabio, imponendo la ripresa.
Infilava tre punti di fila Fabio, veniva ripreso e in un lunghissimo game annullava tre mortali palle break per issarsi al cinque a quattro.
Monfils iniziava a essere preda dei crampi, mentre ormai il buio ammantava la scena.
Guardavo il centrale, cosi buio e spettrale, con le luci gialline che occhieggiavano sul campo e mi sembrava la Fortezza Bastiani, persa nel deserto, mentre Fabio, il volto accigliato, incredibilmente somigliante ad Helmut Berger, la divisa macchiata di un rosso sanguinante, vedeva i fantasmi, o i draghi contro cui combatte, come li chiama Fulvio.
Annullati miracolosamente due match point, Monfils disperato serviva per rimanere vivo, rintanarsi finalmente negli spogliatoi, rimandare al giorno dopo.
Fabio giocava un drop non impeccabile, Gael stremato metteva in rete.
Era il terzo match point, quello decisivo, “alleeeeeeez” ho scritto nei miei appunti e già accarezzavo la tastiera del mio blackberry, un sms diretto a poche decine di metri dal centrale, al mio francessissimo sciovinista amico Pierre Combet del Tennis Club de Paris.
Avveniva allora che Monfils ormai bollito, servisse una palla talmente lenta che fosse nemmeno l’ultimo degli NC.
Sbalordito, Fabio colpiva un dritto che finiva fuori di un metro.
Atterrata mestamente out la Dunlop, mi auguravo un ultimo sprint, ma due scambi giocati a velocità minima dai due, ormai spossati, portavano a due errori di Fabio, alla parità, alla finale posposizione della vicenda al giorno dopo.
Imprecava Fabio all’uscita del campo, conscio di dover essere sotto la doccia, coccolato finalmente per un impresa insperata, mentre invece una lunga notte popolata di neri folletti si affacciava all’orizzonte.
Mai come in questa occasione la vittoria è stata un ombra nel deserto, un divenire atteso vanamente sugli spalti di una fortezza desolata.
Allez Tenente Fognini.
Andiamo a prendere i Tartari oggi.

Note da Parigi 2 ( oh la la la feat. Crepe Suzette)

26 maggio 2010

Aggiornamento, in differita, della giornata di ieri (colpa di Bisti).
I nostri hanno vinto ed è già una cosa bella.
Campo 17 :
prima della cronaca una nota di moda; Starace ha un look improponibile, va detto.
Possibile che non trovi uno straccio di sponsor ?
“Eppure l’è un bel fiulett”, avrebbe detto mia nonna, anche se non avrebbe gradito le ascendenze borboniche, for sure.
Maglietta bianco sporco slabbrata, calzoncini di spugna blu no logo, asics nere, fascia fermacapelli Pacific, racchetta no logo Fisher, insomma, Lord Brummel si sarebbe rivoltato.
Tornando ai fatti ; Marchenko , braccio di legno e volto rosseggiante è partito sparato, Poto ha un po’ pasticciato , poi quando il russo è sceso di intensità non c’è stata più partita e Poto l’ha massacrato a liftoni e palle corte.
Nota : Flavia Pennetta in tribuna a tifare.
Siamo poi (geograficamente) scesi al campo numero 4, dove una folta pattuglia era all’angolo del nostro Andreas ; Max Sartori, moglie e figlie, il direktor, Barbara Rossi, Myself e Claudio Pistolesi, componevano il crew.
Già che siamo alle note di moda, devo dire che Santiago Ventura ha vinto l’award per il look peggiore del torneo ; completo arancione e grigio, scarpe gialle (!).
Andreas, candido nel suo completo Fila, ha vinto di tre incollature ( e sets).
Sono arrivato sul set point per Ventura nel primo set, ho pasticciato col cellulare nella piccola zona riservata alla stampa, Ventura mi ha dato un occhiataccia, quindi
ha sciupato, restituito il break con un doppio fallo e Seppi è filato liscio per un set e mezzo.
Si è un po’ inceppato nel terzo, ma il tignoso Ventura ha ben dimostrato come mai quest’anno ha vinto solo due partite. Assolutamente scatenato in drop shot improbabili e doppi falli nei momenti topici.
Bravo comunque Andreas a restare bello ordinato.
In mattinata, sempre sul 17, avevo visto la Brianti, che gioca benissimo a tennis, rimediare una stesa dalla Zvonareva, un po’ scesa in classifica, ma rimane un altro livello.
Note sparse.
Avete mai visto giocare Rajiev Ram ?
Beh, è una copia (non conforme) di Sampras.
Avete presente quando da ragazzini copiavate le movenze e lo stile del vostro idolo ?
Ram è uguale.
Stesso movimento di servizio, stesso dritto con il classico mulinello e il braccio sinistro a seguire, stesso rovescio a una mano.
Ovviamente è più scarso, ( altrimenti lo avreste già visto in giro).
Veniamo a uno dei miei preferiti.
Dogopolov Junior.
A parte che è molto divertente ; movimento di servizio velocissimo e insidioso, bakkoni tirati a tutto braccio senza margini di sicurezza, codino, sembra un folletto impazzito.
Ieri è riuscito a battere Clement (tiè) in 5 sets e più di tre ore, giocando con le maniche LUNGHE !
Mi fermo qua.
Au revoir.

Note da Parigi 1

26 maggio 2010

Alcune note da questo ” caldissimo” torneo, in effetti, come diceva Luca Marianantoni, fa
piu caldo che in Australia, con l’aggravante che praticamente non c’e’ un angolo d’ombra
su nessun campo, salvo la fantastica e ventilata tribuna stampa del Philippe Chatrier,
posta proprio sotto il primo anello dello stadio.
Il problema e’ che andando in giro per partite… si cuoce come uova.
E’ infatti curioso vedere come si muove questa enorme folla abbronzata o meglio ormai
abbrustolita : tedeschi rossi come aragoste, altri che sembrano ormai Carlo Conti.
Non capisco come l’organizzazione non doti di cappellini i ball boys, che vedo sprintare
sui campi sempre piu faticosamente.
Mia moglie (cuore di mamma), guardava perplessa alcuni ragazzini stravaccati sotto le
tribune del campo numero 2, dopo un turno particolarmente faticoso, erano veramente
distrutti.
Note dai match :
Fognini ha pennellato (primo set), pasticciato (secondo), buttato via (terzo), remato
(quarto), (ringhato) quinto e ha portato a casa per la felicita’ di papa’ Fulvio, che mi
sembrava piu distrutto di lui.
Il direktor a meta’ del quarto set e’ stato vittima di allucinazioni , mi ha chiesto su
che campo giocasse Lea Pericoli, quindi si e’ ritirato per bere , altrimenti non lo
ritrovavamo piu’.
Bolelli ci ha provato, onestamente Pablo Andujar, vecchio aficionado del mio club, ha
giocato un buon match, sopratutto nei punti fondamentali.
Il Bole mi sembrava stanco, ha lottato due set quindi ha un po’ sciolto.
Ho visto il match vicino alla (deliziosa) moglie Xmena, che sembrava una dama di altri
tempi, ombrellino parasole, piedi nudi.
Visto anche il buon Lorenzi, il senese ha remato finche’ poteva, vinto il primo, qualche
buona occasione per smontare Beck nel secondo, quindi la diagonale dritto mancino del
tedesco, rovescio di Lorenzi, ha preso il sopravvento ed e’ finita li.
Tra le donne ho dato un occhio alla Vinci, partita giudiziosa contro una nervosa Razzano
( sempre bello battere una francese), mentre la Tati Garbin ha vinto lottando e
annullando 3 match point, contro una tedesca che gioca mica male ( sa perfino fare serve
and volley).
Allora, molte altre note sul taccuino ma i match chiamano.
A domani.

Metti un week end a Salso

6 maggio 2010

In compagnia del Direktor, del teacher, di mogli e affini, ho passato un (piacevolissimo) week end a Salsomaggiore per le fasi finali del torneo junior ITF di grade II.
Il grade II per intenderci, è un gradino sotto il grade I, che hanno solo i tornei dello Slam, più manifestazioni tipo Orange Bowl , Bonfiglio e compagnia bella.
Devo dire che gli organizzatori sono veramente dei grandissimi, non solo perché respiri un’empatia che poche volte capita, non solo nei tornei di tennis ma nelle giornate di tutti i giorni, ma perché senti il vivo attaccamento a un torneo, che è giunto ormai alla 27ma edizione.
Organizzato non da un “circolone”, blasonatissimo, magari pieno di soci incazzati perché non possono fare il doppietto, ma da un civettuolo e delizioso piccolo circolo.
Tre soli campi, curatissimi, in terra rossa, il circolo è situato a Salsomaggiore, cittadina un po’ fanè, meglio conosciuta per le terme, il culatello e il concorso di Miss Italia ( due di queste voci sono collegate, fate voi)..
Pensate, ventisette edizioni, più di quattrocento giocatori per edizione, un palmares che include dei giocatori mica male.
Per intenderci, tra gli altri ; il grande picchiatore argentino Franco Davin, lo svedese Pim Pim Johansonn, il mitico volleatore Michel Llodra, Gaudenzi, Furlan, e poi Azarenka, Kraicek e una certa Dinara Safina….
Se penso all’impegno per organizzare, mi vengono i brividi.
Eppure, per tutti, sempre sorrisi e massimo impegno.
Sono mille gli aneddoti che mi ha raccontato il grande Tino Alliani, uno dei superboss dell’organizzazione.
Nel corso di una sontuosa cena all’emiliana, mi raccontava,ad esempio, di una nottata passata a mettere gli striscioni su un campo coperto alla Nino Bixio di Piacenza, per far giocare la finale indoor causa pioggia .
Alla fine, tra i boys ha vinto Alessandro Colella, un ragazzo di Torino, mancino, che gioca un tennis fatto di grandi liftoni di dritto, testa, e grande sofferenza.
Ha battuto, va detto, due russi che sembrano promettere di più.
In particolare mi è piaciuto Rumyantsev, un tipino che assomiglia fisicamente al giovane Kaf e ha un grande braccio. Purtroppo testa pochina, data la propensione a entrare e uscire dal match, spesso e volentieri.
Tra le donne ha invece vinto la bielorussa Ilona Kremer , che ha perso 13 games nel primo incontro con la Bulgara Tomova, poi ha rullato tutte, perdendo 11 games nelle altre 4 partite.
Note di folklore ; match di doppio tra il sottoscritto/teacher, contro Daniele Rosa , sponsor del torneo e Wolfgang, organizzatore dell’ITF di ortisei. Giocato a fianco di quello ove si disputava la finale di doppio maschile.
Per la vergogna non ho osato guardare la tribuna gremita, per le due ore e passa del nostro incontro.