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Una scelta complicata

lunedì, marzo 15th, 2010

verdasco

Negli ultimi giorni è arrivato l’annuncio che Davydenko lascerà lascerà la sua racchetta Prince per una Dunlop, mentre Verdasco ha già abbandonato la sua nuova Yonex per tornare al vecchio telaio Tecnifibre: ma è così complicato per un professionista cambiare racchetta? Giuseppe Veloti (Bologna)

Certamente. Soprattutto se da tanti anni utilizzi lo stesso modello e il niovo marchio non riesce a fornirtene uno identico. Non a caso, accade raramente che un top player cambi racchetta: Federer e Nadal sono legati da contratti a vita, Roddick gioca da sempre con la sua Babolat eccetera eccetera. Quando Djojkovic è passato da Wilson a Head, ha avuto bisogno di un periodo di adattamento e la casa asutriaca ha dovuto impiegare forze notevoli per creare un modello ad hoc. Ora c’è il caso-Verdasco: passato da Tecnifibre a Yonex, aveva cominciato bene vincendo a San Josè, poi il feeling deve essersi rotto. Teniamo presente che ormai le aziende rinunciano spesso al cosiddetto paintjob, cioé a colorare una racchetta con la grafica di quella vecchia. Può avvenire all’interno dio un modello della stessa casa, ma non accade più (come negli anni 80-90) che una Wilson colori una Head o viceversa. Nel caso della Yonex poi, la forma isometrica della testa di tutti i suoi modelli, renderebbe comunque impossibile l’operazione. Il cambio dunque era evidente. I problemi sono legati generalmente ad un errore da entrambe le parti: 1. i giocatori si fanno allettare da ricchi contratti e non testano a sufficienza la racchetta (Verdasco e Davydenko hanno difatti cambiato telaio nel corso della stagione e non durante la pausa invernale, di solito utilizzata anche a questi scopi); 2. le aziende, se rimaste scoperte in fatto di testimonial importanti (vedi Yonex e Dunlop in campo maschile) si fanno prendere dalla fretta e firmano un accordo che rischia di diventare controproducente in termini di immagine se il giocatore dovesse far marcia indietro, come successo con Verdasco. Sarebbe opportuno che le aziende inserissero una penale in caso di rinuncia del giocatore, ma credo che pochi la firmerebbero. Ora resta da vedere cosa accadrà con Davydenko: per adesso utilizza sempre la sua vecchia Prince, in attesa che Dunlop gli fornisca una racchetta che si adatti alle sue esigenze. Poi, si spera funzioni. Il marchio inglese conosce bene il problema (vedi il caso Safin di qualche anno fa) ma ha certamente le risorse per far bene il suo lavoro. Nella speranza che non sia il giocatore a tradire le attese.