Federazione vs. Coach Privati

marzo 8th, 2010

sartori

Ho letto l’intervista pubblicata del Corriere dello Sport al Presidente Fit Angelo Binaghi che non è stato molto tenero con i coach privati del settore maschile: è d’accordo con quello che ha detto? Fausto Terenzi (Bergamo)

 Non proprio e qui spiego: Binaghi ha detto che “da quando (lui e il Consiglio Direttivo n.d.r.) governiamo la Federazione abbiamo sempre messo il tennis di alto livello nelle mani dei coach privati. Sono quindi loro, più di noi, a gestire le disgrazie dei maschi e i trionfi delle donne. Credo quindi che dovrebbero essere loro, per quanto riguarda gli uomini, ad essere messi sul banco degli imputati. Sono loro a gestire Fognini, Bolelli, Seppi. Come Urpi, Panajotti, Coppo e altri hanno gestito le ragazze”. E’ il passaggio che ha suscitato le maggiori polemiche. Al di là che, quando le ragazze vincevano la Fed Cup non le si è esattamente definite dei prodotti dei coach privati, ma come si può dire che le disgrazie del tennis maschile sono da addebitare ai coach privati? Parliamo di professionisti (Riccardo Piatti, Massimo Sartori, Umberto Rianna, Fabrizio Fanucci, tra gli altri) che hanno dedicato la loro esistenza a crescere delle giovani promesse portandone diverse tra i top 30 (Seppi, Volandri, Starace e, speriamo in un prossimo futuro, Bolelli e Fognini): che sia un risultato disgraziato? Forse che con altri tecnici federali avrebbero raggiunto risultati migliori? Credo sia più probabile che, non ci fossero stati loro e la loro dedizione, probabilmente non avremmo avuto nemmeno i vari Seppi, Bolelli, Volandri, Starace. Il problema reale è che la federazione non ha mai creato un vero Centro di Formazione per Coach Professionisti. Non è un caso che tutti si rivolgono a… Riccardo Piatti. Lo hanno fatto Leo Caperchi (che ha cresciuto Fognini) e Massimo Sartori (che ha cresciuto Seppi); lo ha fatto Nicola Ceragioli (che ora segue la nostra miglior promessa, Federico Gaio), lo sta facendo chi ha un figlio promettente (Cosimo Napolitano) o chi vuole cominciare questa avventura (penso, per citare un esempio, a Denis Fino, che spesso si rivolge anche a Sartori). E sapete perché? Perché non c’è nessun’altra strada. E allora, prima di criticare i coach professionisti privati, bisognerebbe cercare di crearne di nuovi. Già, perché in Italia ne abbiamo pochissimi. Un esempio pratico? Quando Fabio Fognini ha interrotto il suo rapporto con Leo Caperchi (per volere del coach), non si è trovata nessuna soluzione valida in Italia e si è dovuti andare in Spagna, dove invece c’era l’imbarazzo della scelta. Anche perché in altri paesi riescono a riconvertire in coach la gran parte degli ex giocatori professionisti, cosa che da noi non avviene. In Italia invece, un Nicola Ceragioli che deve allenare la nostra miglior promessa (Federico Gaio appunto), si ritrova ad affrontare una situazione delicata e complicata (il passaggio di un giocatore da juniores a professionista), senza una valida esperienza alle spalle. E se dovesse chiedere un consiglio, da chi dovrebbe andare? Già, l’unica strada è rappresentata proprio da quei coach privati che gestiscono le disgrazie dei maschi. E non è finita, perché il Presidente Binaghi afferma che uno di questi coach privati (Umberto Rianna) dovrebbe lavorare con la Federazione da settembre! Insomma, una bella serie di contraddizioni. Senza considerare che i coach privati non sono altro che la massima espressione dei maestri Fit: se loro non fossero idonei a svolgere con successo questo lavoro, vorrebbe dire che il problema è da ricercare nel sistema che li ha generati. La realtà è che ci sono pochi maestri disposti a fare i coach professionisti e pochi ragazzi con consistenti possibilità di sfondare a livello professionistico. E’ dunque chiaro che bisogna intervenire, ma per riuscirci sarebbe più opportuno fare dell’autocritica piuttosto che scaricare le colpe.

Set ridotti

marzo 5th, 2010

set ridotti

Il Presidente ITF Ricci Bitti sta pensando a una riforma sostanziale, cioé quella di ridurre i set da 6 a 4 giochi, con tie-break sull’eventuale 4 pari: cosa ne pensa? Rodolfo Taverna (Moncalieri, TO)

Non la trovo totalmente insensata come altri addetti ai lavori. E’ chiaro che si tratterebbe di uno stravolgimento del gioco (e per questo credo sia poco attuabile, visto che il mondo del tennis non ama le rivoluzioni tecniche) ma ne guadagnerebbe lo spettacolo. In quanto guardano con interesse i primi game di un set? Pochissimi. Quante volte, dopo aver visto la fine di un set cambioamo canale (o andiamo a berci una bibita) prima di tornare e vedere le fasi salienti del set successivo? Accade quasi sempre. Un set comincia a diventare interessante dal 5-6 game in poi. Ecco, questo sistema ridurrebbe la durata delle partite (spesso troppo lunghe e televisivamente problematiche), tagliando sostanzialmente la parte meno interessante. E’ già successo con la pallavolo, quando fu eliminato il cambio-palla e si decise che tutti gli scambi valevano un punto. Lì per lì sembrava un cambiamento che avrebbe stravolto il gioco; in realtà ha fatto la sua fortuna. Chiaramente serve l’avallo dei giocatori (che credo non ci sarà) ma credo che organizzatori e spettatori ne sarebbero contenti. In alternativa, si potrebbe pensare di giocare con le regole attuali del doppio: no-ad sul 40 pari e super tie-breal al set decisivo: sarebbe un passo avanti per creare un maggior numero di momenti critici (e quindi appassionanti) durante una partita.

Torneo esibizione?

marzo 1st, 2010

murray

Andy Murray ha dichiarato di aver interpretato il torneo di Dubai quasi fosse un’esibizione: le sembra normale, considerato il montepremi ricchissimo? Ma davvero per i top player contano solo gli Slam? Dante Fevriero (Parma)

Francamente mi è parsa un’affermazione tanto grave quanto onesta. Grave perché il torneo è di quelli che contano, che probabilmente offre buone garanzie ai giocatori più forti e un trattamento di primissimo livello. E quindi non meritavano un simile “ringraziamento”. I dirigenti ATP guardano sempre più volentieri verso i ricchi paesi arabi e un’affermazione di questo genere deve aver urtato non poco sceicchi e investitori. L’entourage di Murray ha cercato di lenire le ferite dichiarando che si trattava di una dichiarazione presa all’interno di un contesto ben più ampio, ma non credo che la giustificazione abbia convinto gli organizzatori, al di là delle frasi di circostanza. In realtà però, Murray ha detto… la verità. Una gaffe simile era scappata anche l’anno scorso a Davydenko durante un torneo di preparazione all’Australian Open. I top players mirano solo ai traguardi più importanti, cioé gli Slam. Il resto conta poco. O meglio, molto meno. Gli stessi Masters 1000 subiscono spesso defezioni importanti. Murray ha detto di aver provato nuove soluzioni tecniche a Dubai, nel match perso contro Tipsarevic: state certi che non accadrebbe nemmeno al primo turno di un Roland Garros o Wimbledon. Detto questo, lo sport iper-professionistico obbliga a delle scelte perché ai tornei dello Slam bisogna arrivare freschi per puntare a vincerli: vi ricordate quanto successo l’anno scorso nella semifinale di Madrid, quando Nadal e Djokovic giocarono una partita pazzesca ma anche molto (troppo) dispendiosa? Il risultato è quello di aver spedito a Parigi due giocatori provati e la causa delle loro (sorprendenti) sconfitte va ricercata (anche) in quella partita. Non sarei per esempio sorpreso di vedere Nadal saltare un torneo tra Monte Carlo, Barcellona, Roma e Madrid, per evitare di arrivare troppo affaticato a Roland Garros.

La giusta programmazione

febbraio 23rd, 2010

bolelli

Ho visto che Bolelli si è iscritto al challenger di Rabat e, di conseguenza, non proverà le qualificazioni a Indian Wells e Miami: la trova una scelta corretta? Quanto è difficile organizzare una buona programmazione? Simone Precotti (Savona)

Presupposto che Riccardo Piatti (coach di Bolelli) è la persona più indicata e di maggior esperienza per fare scelte di questo genere, credo che sia arrivato il momento di giocare un paio di tornei di livello più basso, vincere qualche match e ritrovare quella fiducia che 14 sconfitte consecutive hanno certamente sottratto a Bolelli. Non deve essere stata una scelta facile perché Piatti vede i tornei challenger come la peste per un giocatore della qualità tecnica di Simone. Ricordo perfettamente come l’anno scorso si era opposto alla scelta di Fognini di giocare un paio di tornei challenger (uno per altro vinto a San Benedetto). Piatti è (giustamente) convinto che solo confrontandosi col top del tennis mondiale un giocatore può crescere e raggiungere il massimo del suo potenziale. Se lui e Bolelli hanno fatto questa scelta, è perché la considerano necessaria. Per quanto riguarda la programmazione, non è facile perché deve tener presente tanti fattori che sono diversi da giocatore a giocatore (richiami atletici, periodi di riposo, superfici di gioco etc etc). E’ però naturale, data anche l’atroce distribuzione dei punti ATP e l’assenza di bonus nel caso di vittorie su giocatori importanti, che non c’è nulla di male a disputare un torneo challenger. In Italia ci vantiamo di ospitarne un numero record, se poi un azzurro di buona classifica ne gioca uno viene criticato. E’ successo perfino con Seppi che ne ha giocati due (importanti e vinti) in tre anni! Chissà se le stesse critiche sono piovute addosso a Tipsarevic che settimana scorsa (da n.37 del mondo) ha giocato a Belgrado o a Stepanek e Berdych che (da top 20) giocano ogni anni a Bratislava (peraltro spesso incassando una probabile garanzia e perdendo nei primi turni).

Pennetta da top 10?

febbraio 15th, 2010

Secondo lei Flavia Pennetta riuscirà a tornare nella top 10? Tonino Zurlatto (Bari)

Punto primo: non credo sia così fondamentale. L’obiettivo era quello di entrarci una prima volta perché segnava un traguardo storico, la prima italiana capace di raggiungere un simile livello di classifica. Ora, che sia 10, 9, 11 o 13 non credo cambi granchè. L’importante è riuscire a confermarsi su questi liveli e soprattutto mettere a segno un grand exploitm, tipo finale a Roma. Lei stessa credo preferirebbe giocarsi il titolo del Foro Italico e chiudere la stagione al numero 18 piuttosto che mettere insieme buoni piazzamente e finire top 10. Sulle possibilità… direi che non è facile: attualmente è numero 11 e, a mio parere, potrebbe superare Radwanska, Li e forse anche la Jankovic, abbastanza in crisi. Dietro però ci sono Clijsters, Henin, Sharapova e probabilmente anche Wickmayer che potrebbero scalzarla (nel caso delle prime tre dipende soprattutto da quanti tornei giocheranno), senza considerare giocatrici come la Zvonareva con la quale parte sostanzialmente alla pari. Insomma, credo che un piazzamento tra il numero 9 e il numero 15, qualunque esso sia, dovrebbe essere considerato un grande risultato.

I tornei da non perdere

febbraio 12th, 2010

Quest’anno mi piacerebbe assistere a qualche torneo ATP o WTA, abbinando anche una settimana o un week-end di vacanza: quali tornei mi consiglia? Davide Lo Presti (Arezzo)

Ottima idea: lasciando perdere i tornei dello Slam e il Foro Italico (troppo facile e sicuramente in cima alla lista), ecco la mia personale top 5 (ahimè epurata del torneo di Tashkent che era un vero must e che ha costretto il sottoscritto e il buon ex-Tour Manager ATP Giorgio Di Palermo a giornate di lacrime).

1. Monte Carlo: facile da raggiungere dal Nord Italia, bellissimi i primi giorni, quando ci si può arrampicare nei campi in alto e assistere agli allenamenti di Nadal & Co. che sono un vero spettacolo (e dal quale si può imparare molto). La vista-mare che si ha sul Centrale è impagabile. Se volete risparmiare sull’hotel, cercatene uno tra Mentone e Ventimiglia.

2. Umago: hotel super fronte-mare a prezzi accessibili; una ventina di campi in terra rossa a disposizione nell’arco di 300-400 metri; match che cominciano dopo le 17 e tanta presenza italiana. E dopo le 11 di sera si scatenano i party di MTV. Divertimento assicurato.

3 Bastad: mai stato. E tanti “addetti ai lavori” mi hanno dato del pirla, per dirla con Mourinho.

4. Dubai: è la meta esotica più vicina all’Italia che ospita un torneo ATP/WTA di primissimo livello, con tutti i top players presenti. Unico neo: l’hotel va obbligatoriamente preso sulla Jumeirah Beach (consigliamo il Jumeirah Resort fronte-Vela, ma ormai ci sono tantissime offerte), mentre il torneo si disputa a due passi dall’aeroporto (dove però… non c’è il mare). Tra i due punti ci sono 45 minuti di taxi…

5. Newport. Rhode Island, Stati Uniti, un paio d’ore da New York. A inizio secolo, su quei campi in erba naturale ci giocavano i Campionati degli Stati Uniti; nelle acque di quell’Oceano, gli States hanno difeso per anni la Cioppa America di vela. Ora si gioca un semplice torneo ATP, ma l’atmosfera che regala il club, l’annessa Tennis Hall of Fame e la piccola cittadina è davvero magica.

PS: se non fossero di suo gradimento, non è che ai Masters 1000 di Madrid, al torneo di Barcellona, a quello di Varsavia o Palermo etc etc si stia poi tanto male…

 

 

La vera rivoluzione

febbraio 5th, 2010

Nell’evoluzione del gioco moderno, quanto hanno influito i nuovi attrezzi? Giacomo Tedeschi (Verona)

Indubbiamente, se si giocasse ancora con le racchette di legno, si vedrebbe un tennis molto diverso, fatto meno di rotazioni e gioco da fondo, più da colpi piatti, attacchi in back e gioco al volo. Tuttavia, la vera rivoluzione è arrivata con le corde. Il primo a parlarmene in maniera esaustiva è stato Todd Martin al torneo di Barcellona 2002: “Con queste nuove corde puoi tirar forte senza mai sbagliare. Trovi degli angoli tali che venire a rete è quasi impossibile perché è come se il campo si fosse improvvisamente allargato”. Lo stesso Agassi nella sua biografia ricorda che la prima volta che ha provato il Luxilon, durante un allenamento al Foro Italico, è poi andato dal suo incordatore Roman Prokes dicendogli: “Questa corda è illegale!”. Per un’ora non sbagliò una palla, prima di vincere il torneo di Roma a mani basse. Ora tutti (con rarissime accezioni) usano corde monofilamento in poliestere, Luxilon in primis, spesso solo per metà incordatura; per l’altra metà, si affidano al budello, un mix chiamato ibrido che offre i giusti compromessi tra potenza, controllo, rotazioni e durata. Ma questo discorso vale per i professionisti. I giocatori di club dovrebbero usare corde di maggior potenza e sensibilità, vale a dire i multi filamento (se non proprio il budello che resta il top), lasciando solo ai giocatori agonisti dal braccio allenato l’uso dei monofilamenti. E in ogni caso, va ricordato che le corde in poliestere perdono le loro caratteristiche abbastanza velocemente e quindi vanno cambiate spesso.

Chi sarà il nuovo fenomeno?

gennaio 24th, 2010

Tomic, Krajinovic, Dimitrov: chi sarà secondo lei il nuovo crack del tennis mondiale? E gli italiani? (Fabrizio Tellari, Catania)

Difficile fare pronostici senza seguirli a lungo e senza conoscerli in maniera approfondita. Ricordo quello che disse Ivan Lendl di un giovane americano che andò ad allenarsi con lui per qualche settimana e che di nome faceva Pete Sampras: “Dove può arrivare? Posso dirvi che gioca un gran bel tennis ma non posso sapere quello che sente dentro di sé, le sue motivazioni, la sua voglia di sacrificarsi” disse Ivan Il Terribile. A vederli giocare, quello più dotato tecnicamente appare di gran lunga Dimitrov che ha uno stile che ricorda molto da vicino Roger Federer (se non ci credete cliccate qui). Però sembra un tipo un po’ bizzoso (ma lo era anche Roger alla sua età) ed è gestito in maniera curiosa. Gli organizzatori del challenger di Bergamo l’avevano invitato al torneo; hanno risposto chiedendo dei soldi d’ingaggio. Ora che non è nemmeno nei primi 300 del mondo? E in ogni caso, se l’obiettivo è così alto (top 10) dovrebbe preoccuparsi di giocare i tornei che gli servono, non quelli dove gli garantiscono un piccolo sottobanco. Comunque il bulgaro è seguito da Peter Lundgren che ha molto aiutato anche Federer nella sua crescita, quindi c’è da sperare in bene. Krajinovic l’ho visto l’anno scorso a Bergamo e mi aveva fatto un’ottima impressione e i colleghi serbi giurano sulle sue qualità, mentre Tomic è troppo antipatico per meritare fortuna. Però gioca bene. In Casa Italia, il nome più ricorrente è quello di Federico Gaio, ora seguito dal bravo Nicola Ceragioli. Ha cominciato male la stagione ma ha tutte le qualità per diventare forte, anche se la strada (ahimé) è lunga e difficile.

La parità dei premi

gennaio 21st, 2010

E’ d’accordo con le richieste delle giocatrici di ricevere un montepremi uguale a quello degli uomini nei tornei del Grand Slam? (Maurizio Pavesi, Trento)

No. E non perché gli uomini giocano al meglio dei cinque set e le donne dei tre. E’ semplicemente una questione di interesse che muovono i due movimenti: è indubbio che il torneo maschile in una prova dello Slam registri audience superiori e muova più sponsor e appassionati; per questo il tabellone maschile dovrebbe avere un montepremi più alto. E allora perché gli organizzatori hanno deciso per la parità dei sessi nella distribuzione dei premi? Per evitare critiche e i movimenti delle femministe che non aspettano altro che occasioni di questo genere. Alla fine, considerato il budget generale e gli utili che generano eventi come Wimbledon o Roland Garros, aggiungere qualche centinaio di migliaia di euro al montepremi femminile non è uno sforzo immane. E ci si toglie di torno i fastidi.

Binaghi, Roma, SuperTennis, Barazzutti…

gennaio 17th, 2010

binaghi-blog

Ecco dieci domande, comprensive delle mie risposte, da un lettore che si firma “Pedrinho&Luvanor”.

1) Con il nuovo statuto Binaghi si prepara a ricevere un’indennità annua. Quanto vale il lavoro di un presidente federale?
La carica di Presidente Federale dovrebbe essere istituzionale. Come già spiegato nella risposta ad una precedente domanda, una Federazione (come un’azienda privata) dovrebbe avere un direttore generale/amministratore delegato/CEO (lo chiami come vuole) remunerato come un dirigente d’azienda secondo le regole di mercato e con un forte bonus in base ai risultati ottenuti. La federazione americana insegna.

2) Binaghi è definito: capace, trasparente, vendicativo, rissoso, incompetente, lungimirante, visionario, spietato. Scelga almeno quattro definizioni tra quelle elencate.
Non lo conosco a sufficienza (ci ho parlato una sola volta quando era dirigente e preparava la riforma delle classifiche: eravamo in quel di Mestre, quando l’ItalDavis retrocesse per la prima volta). A giudicare dalle sue azioni, mi pare una persona piuttosto aggressiva e non troppo elegante. Lungimirante e spietato mi sembrano termini eccessivi. Mi piacerebbe intervistarlo su certi temi: farò una richiesta, chissà se verrà mai accettata.

3) Lei avrebbe investito circa tre milioni di euro all’anno nella TV o nel settore tecnico?
Priorità al settore tecnico, sempre e comunque, a partire dall’attività di base per arrivare a quella professionistica. Il canale SuperTennis è un’operazione molto positiva, a patto che non sottragga troppe risorse al resto dell’attività federale. E attualmente mi pare che questo sia un rischio molto reale.

4) Ha fatto bene la Fit a squalificare il presidente del Capri, Roberto Russo?
Io avrei accolto le prime richieste di colloquio del Presidente Russo e non sarebbe successo niente di quello che abbiamo visto che, da qualunque parte la si guardi, è una faccenda poco brillante per il nostro movimento. In generale, mi piacerebbe un Presidente che ascoltasse di più i circoli, tutti i circoli. Anzi, esorterei la creazione di una Lega indipendente per avere dei referenti e ascoltare le necessità e le richieste dei tennis club, che sono la linfa vitale del nostro sport. La nuova riforma della Serie A (attuata senza consultare i club) indica che siamo molto lontani da questo concetto.

5) Le piace il sito Federtennis della Fit?
Mi pare molto aggiornato sui risultati internazionali. Credo che gli appassionati vorrebbero avere più sezioni legate alla loro attività nazionale: non sarebbe bello avere un elenco di tutti i tornei, dalla quarta categoria in su, che si organizzano in Italia divisi per regione, con tutte le info utili? E di conseguenza i risultati? E magari sezioni dedicate ai maestri con aggiornamenti, consigli etc.?

6) Andrebbe a cena con Anderloni o con Baccini?
Con Enzo Anderloni ho diviso una redazione per 10 anni: direi che sono sufficienti. Con Giancarlo Baccini non ho mai parlato per oltre un minuto. Certo, alcuni suoi comportamenti non te lo fanno apparire come una delle persone più simpatiche sulla faccia della Terra. Mi piacerebbe chiedergli i motivi di certi atteggiamenti. Lo inviterei volentieri… ma ad un pranzo di lavoro: le cene sono per gli amici.

7) Sul mercato dei conduttori quanto vale un anno di Massimo Caputi?
Immagino tanto: è un grande professionista con un curriculum che parla da sé. Ci ho parlato diverse volte, giocato contro a tennis e beach tennis e l’ho trovato sempre molto appassionato del suo lavoro, oltre ad essere una persona educata ed elegante.

8 ) Un capitano di Coppa Davis e Fed Cup dovrebbe percepire più o meno di centomila euro?
Se parliamo di stipendio netto, direi meno come fisso ma con dei bonus molto alti in base ai risultati (e con un accordo pluriennale). E lo stesso suppongo dovrebbe avvenire in Davis con i giocatori.

9) L’utile del torneo di Roma è di poco superiore a un milione di euro? E’ poco? E’ tanto?
Non conosco tutte le voci che compongono il bilancio ma è chiaro che pare piuttosto basso visto che si tratta di uno dei 10 tornei più importanti al mondo, con una tradizione notevole. In generale, credo che si potrebbe ottenere di più dall’evento Internazionali d’Italia, e non solo in termini economici. Comunque aspettiamo di giudicare dopo aver visto il nuovo Centrale e le strutture create intorno. L’arrivo imminente dell’edizione “combined” sarà poi un’ottima occasione per fare un salto di qualità, anche per risolvere l’annoso problema di un torneo femminile che riscuote ancora troppa poca attenzione (e pubblico). Speriamo che quest’anno un exploit della Pennetta possa far salire l’audience.

10) Tra quanti giorni si pentirà di aver creato questa rubrica?
Mai. Colloquiare coi lettori è sempre un piacere per un giornalista, soprattutto per chi come me ama realizzare interviste. E qualche volta è bello essere dalla parte opposta.