
Ho letto l’intervista pubblicata del Corriere dello Sport al Presidente Fit Angelo Binaghi che non è stato molto tenero con i coach privati del settore maschile: è d’accordo con quello che ha detto? Fausto Terenzi (Bergamo)
Non proprio e qui spiego: Binaghi ha detto che “da quando (lui e il Consiglio Direttivo n.d.r.) governiamo la Federazione abbiamo sempre messo il tennis di alto livello nelle mani dei coach privati. Sono quindi loro, più di noi, a gestire le disgrazie dei maschi e i trionfi delle donne. Credo quindi che dovrebbero essere loro, per quanto riguarda gli uomini, ad essere messi sul banco degli imputati. Sono loro a gestire Fognini, Bolelli, Seppi. Come Urpi, Panajotti, Coppo e altri hanno gestito le ragazze”. E’ il passaggio che ha suscitato le maggiori polemiche. Al di là che, quando le ragazze vincevano la Fed Cup non le si è esattamente definite dei prodotti dei coach privati, ma come si può dire che le disgrazie del tennis maschile sono da addebitare ai coach privati? Parliamo di professionisti (Riccardo Piatti, Massimo Sartori, Umberto Rianna, Fabrizio Fanucci, tra gli altri) che hanno dedicato la loro esistenza a crescere delle giovani promesse portandone diverse tra i top 30 (Seppi, Volandri, Starace e, speriamo in un prossimo futuro, Bolelli e Fognini): che sia un risultato disgraziato? Forse che con altri tecnici federali avrebbero raggiunto risultati migliori? Credo sia più probabile che, non ci fossero stati loro e la loro dedizione, probabilmente non avremmo avuto nemmeno i vari Seppi, Bolelli, Volandri, Starace. Il problema reale è che la federazione non ha mai creato un vero Centro di Formazione per Coach Professionisti. Non è un caso che tutti si rivolgono a… Riccardo Piatti. Lo hanno fatto Leo Caperchi (che ha cresciuto Fognini) e Massimo Sartori (che ha cresciuto Seppi); lo ha fatto Nicola Ceragioli (che ora segue la nostra miglior promessa, Federico Gaio), lo sta facendo chi ha un figlio promettente (Cosimo Napolitano) o chi vuole cominciare questa avventura (penso, per citare un esempio, a Denis Fino, che spesso si rivolge anche a Sartori). E sapete perché? Perché non c’è nessun’altra strada. E allora, prima di criticare i coach professionisti privati, bisognerebbe cercare di crearne di nuovi. Già, perché in Italia ne abbiamo pochissimi. Un esempio pratico? Quando Fabio Fognini ha interrotto il suo rapporto con Leo Caperchi (per volere del coach), non si è trovata nessuna soluzione valida in Italia e si è dovuti andare in Spagna, dove invece c’era l’imbarazzo della scelta. Anche perché in altri paesi riescono a riconvertire in coach la gran parte degli ex giocatori professionisti, cosa che da noi non avviene. In Italia invece, un Nicola Ceragioli che deve allenare la nostra miglior promessa (Federico Gaio appunto), si ritrova ad affrontare una situazione delicata e complicata (il passaggio di un giocatore da juniores a professionista), senza una valida esperienza alle spalle. E se dovesse chiedere un consiglio, da chi dovrebbe andare? Già, l’unica strada è rappresentata proprio da quei coach privati che gestiscono le disgrazie dei maschi. E non è finita, perché il Presidente Binaghi afferma che uno di questi coach privati (Umberto Rianna) dovrebbe lavorare con la Federazione da settembre! Insomma, una bella serie di contraddizioni. Senza considerare che i coach privati non sono altro che la massima espressione dei maestri Fit: se loro non fossero idonei a svolgere con successo questo lavoro, vorrebbe dire che il problema è da ricercare nel sistema che li ha generati. La realtà è che ci sono pochi maestri disposti a fare i coach professionisti e pochi ragazzi con consistenti possibilità di sfondare a livello professionistico. E’ dunque chiaro che bisogna intervenire, ma per riuscirci sarebbe più opportuno fare dell’autocritica piuttosto che scaricare le colpe.




