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LA SECONDA CARRIERA DI DONALD


Donald Young è tornato tra i primi 100

Di Riccardo Bisti - 30 Luglio 2010

L'ultima classifica ATP ha offerto una piccola grande novità. Donald Young, l’ex baby fenomeno, colui che avrebbe dovuto rinnovare i fasti di Arthur Ashe, è rientrato tra i primi 100. Dopo un promettente inizio di carriera, un cui era giunto a ridosso dei primi 70 ad appena 18 anni, Young si era improvvisamente perduto, senza un motivo apparente. Sono già lontani i tempi junior, in cui batteva i record di precocità e indossava lenti a contatto colorate. I risultati non arrivavano, a Ottobre dell’anno scorso è sceso al numero 229 ATP. La parola “bluff” iniziava a serpeggiare nell’ambiente, ma lui non ha mollato. Quest’anno ha giocato una buona stagione a livello challenger, imponendosi a Carson , raggiungendo la finale ad Aptos e giocando altre quattro semifinali. La classifica è tornata a due cifre grazie al secondo turno ad Atlanta, dove ha battuto Dudi Sela prima di cedere a Kevin Anderson.

I ragazzi a rischio di Atlanta
Sei ore prima di scendere in campo per il primo turno, Young si trovava al Washington Park Tennis Center di Atlanta per palleggiare con 125 ragazzini a rischio, estasiati all’idea di giocare con un campione del circuito. Lo ha fatto contro il volere dell’ATP. “L’Associazione Giocatori mi aveva pregato di non chiedergli di partecipare” racconta Nell Long dell’associazione benefica “Georgia Tennis Foundation”, “E così ho fatto, ma lui è ugualmente venuto. I ragazzini lo adorano”. Dopo pranzo un breve riposo, Young ha battuto l’israeliano con il punteggio di 7-5 6-0. Non sono molti i professionisti che si prestano a tali iniziative prima di un match: l’ATP coinvolge spesso i giocatori, ma quasi sempre nei giorni di relax. Ma Young si sentiva di farlo: “Ragazzi, io vivo ad Atlanta” ha raccontato “E’ sempre bello tornare in questa città. I ragazzi erano sorridenti e felici di avermi incontrato”. Tempo fa, lui era uno di loro. Già allora, tuttavia, si intuivano le sue grandi potenzialità. Vinse l’Australian Open Junior ad appena 15 anni ed è stato il più giovane di sempre a chiudere l’anno al numero 1 tra gli Under 18. Meglio di gente come Federer, Roddick e Gasquet. Poi vinse Wimbledon Junior, raggiunse il terzo turno allo Us Open “dei grandi” e si accomodò tra i primi 100. Boom.

All'inferno e ritorno
Venerdì scorso, Donald ha compiuto 21 anni. “Ho fatto tutte quelle cose e avevo 16, 17 anni: normale che ci si occupasse di me. Capita sempre così quando si diventa forti da giovani. Speravo che tutto andasse bene, ma in fondo ero un ragazzino che giocava contro gli adulti. Il tennis professionistico è incredibilmente duro, gli avversari sono fortissimi e il gioco è diverso. Sapevo che mi ci sarebbe voluto un po’ di tempo”. Dopo due anni di purgatorio, Young sembra pronto a riprendersi il grande tennis. Numero 99 ATP, è il settimo americano in classifica ed ha quindici mesi meno rispetto a Sam Querrey, il più giovane tra quelli che lo precedono. Nel 2008 capì a sue spese di non essere pronto per giocare contro i migliori. Il suo ranking gli permetteva di giocare i grandi tornei, tanto che disputò 29 partite nel circuito maggiore. Il problema è che ne vinse appena otto. Ormai ventenne, i direttori di tornei non gli concedevano più wild card. C’era solo una strada, inedita per un Golden Boy: sbuffare contro i peones, tra challenger e qualificazioni. Quest’anno sembra essersi ripreso: il tennis non gli è mai mancato, ma fino ad oggi risultava un po’ gracilino (è altro 1.83 per 73 kg) per il tennis bum-bum del 2010. E’ cresciuto muscolarmente, ma forza e potenza restano un problema.

Sogni importanti
“E’ bello vedergli ottenere questi risultati” dice Patrick McEnroe, capitano di un team di Coppa Davis a caccia di nuove leve dopo gli addii (temporanei?) di Roddick e Blake. Adesso hanno trovato Isner e Querrey, ma non basta. Lo testimonia il fatto che a Settembre giocheranno un delicato spareggio con la Colombia per restare nel Gruppo Mondiale. “Tuttavia ha bisogno di migliorare ancora fisicamente: è questo il percorso da intraprendere oggi. E’ praticamente impossibile entrare tra i primi 50 senza un adeguata struttura fisica”. Nel corso degli anni, la USTA ha spesso cercato di aiutare i giovani giocatori in termini di coach e formazione. Normale. Young, tuttavia, ha sempre resistito alle sirene federali. Ancora oggi è allenato da mamma Illona e papà Donald Senior. In primavera ha effettuato un periodo di prova con un coach fornito dalla federazione, ma il progetto si è arenato quasi subito. “I rapporti con la USTA non sono chiarissimi. Parliamo, ma c’è un’area grigia”. Quest’anno ha vinto 22 partite su 30 a livello challenger. “Credo che una vittoria generi altre vittorie. Vincere in questi tornei regala punti e fiducia”. Ma in cosa deve migliorare l’ex baby fenomeno del tennis mondiale? “Su tutto” risponde frettolosamente “La mentalità è importante, ma mi piacerebbe che tutto fosse più solido: dritto, rovescio, servizio. Probabilmente il servizio è il colpo più importante. Devo cercare di ottenere più punti diretti”. Young non è entrato di diritto in tabellone allo Us Open, perché al momento dell’entry list era numero 105. Lo scorso anno lo obbligarono a giocare le qualificazioni, ma nel 2010 potrebbe essere diverso. Patrick McEnroe, che gestisce tutta l’attività d’elite della USTA (proprietaria dello Us Open), ha notato i suoi progressi. “In base a risultati e classifica, credo che abbia buone chance di ottenere una wild card”. Per adesso lui spera di ottenere qualche buon risultato nell’estate americana. “E comunque i miei obiettivi sono ancora gli stessi. Mi piacerebbe vincere uno Slam, si. E’ qualcosa che ho sempre in mente. Ma devo fare un passo alla volta. Ognuno deve rispettare i propri tempi”. Il buon Donald lo ha imparato a proprie spese. Ma adesso ha capito.
 
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