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L'esterno della mostra allestita per celebrare i 100 anni della Federazione Italiana Tennis
Da Roma, Riccardo Bisti
Non c´è futuro senza passato, dicono i saggi. Per questo, quando nei giorni scorsi abbiamo appreso della mostra organizzata dalla FIT per festeggiare il suo centenario (che cadrà esattamente il 18 Maggio) abbiamo pensato, e pensiamo tuttora, che si tratti di un´opera meritoria. Armati dell´occhio dolce dell´appassionato, appena giunti al Foro Italico ci siamo dunque fiondati ad ammirarla, allestita com´è a pochi metri dalla biglietteria (ottima scelta, così non è riservata ai soli spettatori paganti). Si tratta di un percorso diviso in cinque tappe, scandite in ordine cronologico e inaugurate da un atrio in cui troneggiano due vetrine, una dedicata alle pubblicazioni tennistiche e l'altra ad una lunga serie di racchette d´epoca. Prima di addentrarci nelle cinque sezioni, vale la pena riportare quanto scritto nella prima didascalia. Si dice che la mostra "ha lo scopo di guidare i visitatori lungo il sentiero di questo secolo di affascinante cronaca sportiva, umana e di costume, rievocandone fatti, personaggi e ambientazione attraverso un racconto suddiviso in cinque stazioni".
Binaghi come Beppe Croce?
La prima sezione si intitola: "Da Bordighera alla Davis" e abbraccia il periodo tra il 1878 (anno in cui il tennis mise per la prima volta piede in Italia, presso il circolo di Bordighera) e il 1922, quando la nazionale italiana fece il suo esordio in Coppa Davis. Tante foto d´epoca e uno schermo televisivo in cui le stesse vengono snocciolate. Ogni teca ha un suo screen con foto e/o immagini relative all´epoca di riferimento. Tra le immagini più belle si segnalano quelle di Suzanne Lenglen e Bill Tilden. Viene poi proposta la cronistoria dei Presidenti FIT, da cui si apprende che Angelo Binaghi è sulla buona strada per diventare il più longevo della storia, almeno in termini di anni consecutivi. Il record appartiene a Beppe Croce, in carica dal 1911 al 1927, mentre il "ventennio" di Paolo Galgani venne interrotto per un anno nel 1988. Binaghi, in carica dal 2000, ha ottime chance di restare in sella fino al 2016, raggiungendo il primato di Croce.
Nascono gli Internazionali
La seconda teca, in cui si parla dell´epoca fascista (1923-1945) viene intitolata: "Noi tireremo dritto!", in omaggio alla storica frase pronunciata da Benito Mussolini a Mario Belardinelli quando quest´ultimo provava a insegnargli il rovescio. Furono anni importanti per il nostro tennis. Nel 1930 il TC Milano ospitò la prima edizione degli Internazionali d´Italia (vinta da Bill Tilden), e nel 1932 il mitico Giorgio De Stefani fu il primo italiano a raggiungere le semifinali in un torneo del Grande Slam. A De Stefani, poi presidente FIT negli anni 60, è dedicata una splendida teca con alcuni oggetti personali. Lo schermo manda belle immagini tratte dall´Archivio dell´Istituto Luce, e una parete è dedicata alla struttura del Foro Italico (ex Foro Mussolini). L´attuale Campo Pietrangeli, infatti, venne inaugurato nel 1934. Questa sezione inaugura un motivo che si riproporrà per tutta la mostra: vengono infatti menzionati, con brevi schede, i migliori giocatori del periodo. Qui si ricordano Giovanni Palmieri e Giorgio De Stefani. Manca una scheda di Lucia Valerio, prima vincitrice italiana degli Internazionali d’Italia e quartofinalista a Wimbledon.
Lo splendore di “Nick”, il glamour di Lea
E´ Nicola Pietrangeli il protagonista assoluto del periodo compreso tra il 1946 e il 1970, denominata "Il meraviglioso mondo di Nick", peraltro già sviscerato nell´ottimo libro di Lea Pericoli: "La Dolce Vita, vittorie e sconfitte di Nicola Pietrangeli". Nel percorso storico si ricorda che gli Internazionali non si sono giocati per 13 anni, ma che gli anni 50 hanno restituito vivacità ed entusiasmo. Risale al 1955 l'ultima finale tutta italiana (Fausto Gardini su Beppe Merlo), poi arriverà la stella di Pietrangeli, il cui contributo porterà il tennis a livelli altissimi nel gradimento degli italiani. Ancora una volta l´archivio video pesca immagini dell´Istituto Luce, in cui si vedono tutti gli azzurri dell´epoca. Un´intera parete è dedicata alle "Divine" Lea Pericoli e Silvana Lazzarino (semifinalista al Roland Garros 1954, ultima italiana a riuscirci). Accanto alle due, viene menzionato lo stilista Teddy Tinling, la cui vita si è spesso intrecciata con il tennis. Fu quello il periodo in cui tennis e glamour si incontrarono per la prima volta: sono esposti anche un paio dei famosissimi abitini di pizzo indossati dalla Pericoli, che troneggia anche in una copertina della Domenica del Corriere del 1974 (in cui racconta della sua battaglia, vinta, contro un tumore al seno) e viene ritratta in un curiosa immagine, dove con il microfono di Telemontecarlo intervista...alcune statue. Tra i giocatori si trovano le schede di Nicola Pietrangeli, Fausto Gardini, Giuseppe Merlo e Orlando Sirola. Bellissima la famosa foto in cui Pietrangeli siede sulla racchetta durante la finale di Coppa Davis in Australia nel 1960, quando in coppia con Sirola stava battagliando contro Fraser-Emerson.
Il decennio d’oro
Adriano Panatta è oggi personaggio inviso alla Federtennis. E’ stato allontanato nell´autunno del 2002, ma il suo ruolo nella storia del nostro tennis è stato troppo importante per impedire che gli venisse dedicata la quarta sezione, denominata "Aaadriano" come il coro che risuonava nel vecchio centrale. La sezione abbraccia il periodo dal 1971 al 1999. Si parte con il passaggio di consegne con Pietrangeli nella leggendaria finale degli Assoluti 1970 e si raccontano le vittorie di Panatta, fino al magico 1976. Gli anni 70 sono il decennio dorato del nostro tennis. Viene ricordata la prima stesura del monumentale "500 Anni di Tennis" di Gianni Clerici, e proprio al 1973 risale il mitico aforisma di Bud Collins, scelto come frase simbolo dell´intera mostra: "The english may have invented tennis but the italians humanized it", Gli inglesi avranno pure inventato il tennis, ma noi italiani lo abbiamo reso umano, disse. Sono presenti anche una maglietta e una racchetta WIP di Adriano Panatta.
Scelte “politiche”?
Grande spazio per la vittoria in Coppa Davis a Santiago. Lo screen manda in onda le immagini girate da Luigi Oliviero a Santiago, le uniche giunte ai giorni nostri e mandate in onda da SuperTennis nel suo primo giorno di trasmissione. Tra i vari oggetti c´è proprio la telecamera del peso di 15 kg che Oliviero portò con sé direttamente dall´Italia. C´è un secondo schermo in cui si può ammirare una carrellata di immagini relative alla Coppa Davis: la finale del 1977 in Australia, quella del 1979 negli Stati Uniti (in cui si vede l´invasione di campo del mitico Serafino, un grassissimo - e un po´ svitato - appassionato italiano che mise paura a John McEnroe piombandogli da dietro e sdraiandosi sul campo). Presenti anche immagini di Paolo Canè e Omar Camporese fino alla spalla di Gaudenzi, frantumatasi nella finale di Davis del 1998. I giocatori degni di avere una scheda secondo gli organizzatori della mostra? Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, Paolo Canè, Omar Camporese e Renzo Furlan. Completamente ignorati Andrea Gaudenzi (classifiche alla mano, il miglior azzurro degli ultimi 25 anni insieme a Camporese), Raffaella Reggi e Sandra Cecchini, capaci di salire rispettivamente al numero 13 e 15 della classifica WTA. La Reggi, tra l´altro, è stata l´ultima italiana a vincere gli Internazionali d´Italia (1985, edizione giocata a Taranto), una delle tre italiane a riuscirci (prima di lei Lucia Valerio e Annelies Ullstein Bossi Bellani). Non conosciamo i motivi di queste "dimenticanze" ma certamente Gaudenzi e Reggi non sono personaggi amatissimi dall´attuale dirigenza federale.
"Prepotente rilancio"
Per l´ultima sezione, denominata "Gli anni rosa" e che abbraccia il periodo dal 2000 al 2009, vale la pena riportare testualmente quanto scritto sulla parete dedicata. Dopo aver ricordato la medaglia di bronzo di Paolo Canè ad Atlanta 1984 (senza però ricordare che lo stesso identico risultato venne ottenuto da Raffaella Reggi...), viene testualmente scritto: "L´ultimo exploit è del 1998, quando Gaudenzi, Sanguinetti, Nargiso e Pozzi eliminano gli USA e l´Italia può finalmente giocare in casa, contro la Svezia, una finale di Coppa Davis, la settima della sua storia. Finirà male in tutti i sensi, con Gaudenzi infortunato e molte polemiche. Saranno le ragazze e la nuova gestione della FIT a mettere fine a un declino che nel 2001 porta il numero di tesserati al suo minimo storico, 129.000. Consolidato il ruolo di realtà del tennis con la coppia Reggi e Cecchini, avvicinata la top ten e la finale di Fed Cup con Silvia Farina, nel terzo millennio le ragazze guidate da Corrado Barazzutti raggiungono una dimensione stellare, fino a conquistare, a fine 2009, il primo posto nella classifica mondiale per nazioni compilata dalla federazione internazionale. Mentre il tennis viene prepotentemente rilanciato a tutti i livelli dalla FIT, il numero di tesserati si raddoppia in pochissimi anni e nasce SuperTennis, primo canale televisivo monotematico, Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Roberta Vinci, Mara Santangelo, Tathiana Garbin, Sara Errani e compagne si impongono due volte in Fed Cup, nel 2006 e nel 2009, e brillano anche nei tornei individuali. L´ultima lacuna storica del nostro tennis italiano viene colmata nell´agosto 2009, quando Pennetta diventa la prima italiana a entrare fra le prime 10 giocatrici della classifica mondiale".
Fed Cup a tutto spiano
La descrizione ha un tono incredibilmente autoreferenziale ("raddoppio del numero dei tesserati", "dimensione stellare", "tennis prepotentemente rilanciato a tutti i livelli dalla FIT"); forse sarebbe stato meglio ricordarsi di chi non meritava l´esclusione da tale mostra di ricordi (anche se immaginiamo che i protagonisti non siano dilaniati dal dolore). La mostra si conclude con ampio spazio alle vittorie italiane in Fed Cup, con due schermi dedicati rispettivamente al 2006 ed al 2009 e diversi oggetti messi a disposizione dalle stesse giocatrici. Non manca la Fed Cup “in persona”, che resterà fisicamente in Italia per altri cinque mesi. In questa sezione, dopo che nelle precedenti le uniche donne “schedate” erano Pericoli e Lazzarino, ci sono soltanto ragazze: presenti le schede di Flavia Pennetta, Francesca Schiavone, Mara Santangelo, Roberta Vinci, Sara Errani e Tathiana Garbin. Eppure 3 anni fa Filippo Volandri battè Federer a Roma…L’ultimissima teca è un omaggio al Made in Italy, con diversi capi delle marche italiane che nel corso degli anni hanno vestito i più grandi. Si chiude con una chicca davvero interessante: i pantaloni tricolori di Bud Collins, “nati” da un manifesto del Movimento Sociale Italiano rubato da lui e da Gianni Clerici durante una Coppa Davis a Cagliari nel 1969. Chiusura divertente e simbolica, giacchè l’aforisma dello stesso Collins troneggia all’esterno, come firma e simbolo della mostra.
Una mostra da vedere
La mostra è bella e offre tante emozioni agli appassionati, soprattutto i nostalgici e gli amanti della straordinaria storia del nostro sport. Vedere e rivedere tanti cimeli in un colpo solo è una gioia vera. Peccato per alcune mancanze dal sapore vagamente politico e il tono auto-promozionale dell’ultima sezione. Al di là di tutto, il nostro invito è di andarla a vedere, senza pregiudizi ma anche con grande attenzione. Non si tratta di tempo perso, questo è sicuro.
Pubblicato il 3 Maggio 2010 |
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