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Gianni Clerici a Newport nel giorno in cui entrò nella Hall of Fame del tennis
Di Riccardo Bisti
La mia gente
Mai più avrà
Di questo son sicuro
Uno scriba mio pari
Cantastorie instancabile
Uno che amava il gioco
E di quei gesti bianchi
Sapeva tutto
E' un verso di questa poesia (pubblicata nella raccolta “Postumo in vita”) a fornire il titolo di un libro dedicato a Gianni Clerici, il mitico “Scriba”. L’uomo che più di ogni altro ha saputo mischiare la nobile arte della letteratura al volgare scorrere di una partita di tennis. Che poi il tennis è uno degli sport meno animaleschi, forse più signorili. Lo stesso Clerici ricorda che il nostro sport gli ha insegnato a "non rubare", memore dei gesti di grande sportività che ne hanno segnato la storia, dal barone Gottfried Von Cramm ad Andy Roddick. Uno sport mentale, “Paragonabile ad una seduta di psicoanalisi”: Questa è solo una delle tante testimonianze racchiuse ne “Il Cantastorie Instancabile – Gianni Clerici: lo scrittore, il poeta, il giornalista”, scritto a quattro mani da Veronica Lavenia (dottore di ricerca in lingue e letterature iberiche e iberoamericane) e Piero Pardini (giornalista con alle spalle numerose pubblicazioni nel settore dell’editoria periodica specializzata, con un occhio di riguardo per il mondo del tennis).
Scrittore, poeta, commediografo
Il libro (edito da “Le Lettere”, 160 pagine, 16 euro), è una biografia tanto completa da aver sorpreso lo stesso Clerici, che nella prefazione arriva a definirla di “inattendibile completezza”. Un'opera destinata a rimanere unica ed acquisire valore con il tempo, giacchè Clerici non farà pubblicare quella scritta di suo pugno. Un'autobiografia che giace inedita insieme ad altre opere che mai vedranno la luce (perchè, a suo tempo, nessuno le volle). Una biografia che, secondo testamento, verrà bruciata. E allora vale la pena immergersi nelle tre parti di un libro che svela Clerici in ogni sfaccettatura: la prima parte, curata da Veronica Lavenia, lo racconta nel suo ruolo di scrittore di romanzi, racconti, poesie e addirittura opere teatrali. Clerici deve buona parte della notorietà al ruolo di giornalista, soprattutto nella veste di commentatore televisivo al fianco dell’amico di sempre Rino Tommasi, eppure la carriera da scrittore è altrettanto importante. Ed è cruciale per comprendere una vita straordinaria, colma di storie ed aneddoti che trovano libero sfogo in un libro dalla lettura tanto leggera quanto gradevole. Veronica Lavenia racconta ogni aspetto del poeta e dello scrittore. Anche in questa veste il tennis ha un ruolo importante: nelle poesie, nel teatro (la storia di Suzanne Lenglen è stata messa in scena al teatro Belli di Roma nel 2000) e nei romanzi (qui vale la pena ricordare “I gesti bianchi” ed “Erba Rossa”). Si scopre un Clerici inedito, capace di dedicare un paio di opere persino all’odiato calcio, sport che ha smesso di seguire da tempo a causa delle barbarie di alcuni “tifosi”.
Giocatore e giornalista
E’ più familiare, almeno a noi fanatici di tennis, il Clerici che emerge dalla seconda parte del racconto, curata da Piero Pardini. Qui si parla del suo straordinario rapporto con il tennis, capace di segnarne una vita intera e “obbligarlo” a correre perennemente dietro a una pallina bianca che oggi è diventata gialla. Si parla del Clerici tennista, giunto ai margini del professionismo “vero”: “Ho partecipato a Wimbledon ed al Roland Garros, ma da quest’ultimo ho dovuto ritirarmi due volte per la coincidenza di alcuni esami presso l’Università di Milano”. Un Clerici che conosce una sola giocatrice più paurosa di Jana Novotna (sconfitta nella leggendaria finale di Wimbledon 1993 contro la Graf dopo essere stata avanti 4-1 e servizio nel terzo set): se stesso, identità sessuale a parte. “Mi bastava perdere un game per essere travolto dalla paura”. La carriera giornalistica è iniziata molto presto, sulle colonne de “Il Tennis Italiano” per poi svilupparsi prima sulla Gazzetta dello Sport, dopodiché al “Giorno” per poi svoltare a “Repubblica”, dove scrive ancora oggi. Negli oltre 7.000 articoli pubblicati, ha raccontato storie di ogni genere e si è visto rifiutare una sola intervista. E’ capitato con la mitica Helen Wills, che ritenne di essere stata etichettata negativamente in “500 anni di tennis”. A nulla valsero le scuse dello Scriba sotto forma di rose rosse.
"500 anni di tennis" e il racconto degli amici
Già, “500 anni di tennis”. Il libro più importante mai scritto nella storia del gioco. Un’opera monumentale, che ogni appassionato dovrebbe avere. Gli è costata anni di ricerche, ma è probabilmente la molla che ha spinto la Hall of Fame di Newport ad accoglierlo nella galleria degli indimenticabili, unico giornalista non anglofono. La prima edizione risale al 1974: ne sono state pubblicate diverse ristampe, l’ultima nel 2007. Un libro talmente importante da essere tradotto in 6 lingue. Ne “Il Cantastorie Instancabile”, Clerici racconta la genesi di ogni traduzione, dalla montagna di errori di quella americana alle mancate autorizzazioni editoriali di quella spagnola. L’ultima parte del libro contiene le testimonianze di tanti amici che hanno vissuto ed ammirato la sua straordinaria avventura. Ricordi divertenti, pieni di aneddoti e colmi di affetto. Lo hanno raccontato, in rigoroso ordine alfabetico, Daniele Azzolini, Philippe Bouin, Bud Collins, Giorgio Di Palermo, Stefano Meloccaro, Ottavio Missoni, Lea Pericoli, Roberto Perrone, Nicola Pietrangeli, Paolo Rossi, Fulvio Scaparro, Stefano Semeraro e Rino Tommasi. Ognuno di loro regala una fotografia, un’istantanea dello Scriba. La frase più significativa l’ha scritta proprio Rino Tommasi. Con la sua straordinaria capacità di sintesi, Rino dice: “Se leggete Clerici non saprete mai chi ha vinto, ma lui vi spiegherà il perché”. In questa frase c’è tutta la straordinarietà del personaggio. Per addentrarsi in questo mix di realtà e fantasia, favola e concretezza, basta sfogliare “Il Cantastorie Instancabile”. Noi l’abbiamo fatto e ne siamo stati felici. Perché, come ci ha detto il co-autore Piero Pardini, “Si tratta di una lettura leggera, capace di allietare anche un viaggio in treno”. Una volta arrivati a destinazione, tuttavia, ricordatevi di metterlo con cura nella vostra biblioteca personale.

Pubblicato il 20 Aprile 2010 |
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