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MELBOURNE: PROMOSSI E BOCCIATI |

Andy Murray ha finito l'Australian Open tra le lacrime, ma noi lo promuoviamo ugualmente
Di Riccardo Bisti - 2 Febbraio 2010
Non è stato un torneo straordinario. Hanno vinto i più forti (e va bene), si sono visti pochi volti noti (e va meno bene) ma soprattutto non si ricordano partite indimenticabili. C'è stato Gasquet-Youzhny al primo turno, poi il torneo è scivolato via più o meno regolare, con le sorprese dovute più a controprestazioni dei favoriti che ad epica tennistica. Anche per l’Italia è stato un torneo in tono minore: all’ennesimo disastro degli uomini (due set vinti su diciassette) si è contrapposto il buon torneo delle donne: la Schiavone ha raggiunto gli ottavi per la nona volta in uno Slam, abbiamo piazzato cinque giocatrici al terzo turno (solo la Russia ha fatto meglio), ma al di là del dato statistico non c’è stata l’impresa da strillo a nove colonne. Peccato per Flavia Pennetta, sfigatissima nel sorteggio. Vincitori a parte, è stato soprattutto il torneo di Justine Henin (piaccia o no, è un grande personaggio) e del “tennista della Gospa” Marin Cilic, dalle colline di Medjugorie ai top 10 passando per una semifinale a Melbourne. Insomma, più bocciati che promossi. Ecco voti e votacci targati Tennis Best.
SERENA WILLIAMS – 16 E LODE
Ma come? Il 16esimo Slam lo ha infilato Federer e noi diamo 16 a Serenona? Si, perché la sua vittoria ha un peso specifico maggiore. Nei quarti si è tirata su da 4-6 0-4 contro la Azarenka. Ok, la bielorussa è una fifona ma solo i grandi campioni sanno riemergere dal burrone. Era tutta fasciata, a volte sembrava non stare in piedi. Però in semifinale ha evitato un pericoloso terzo set contro Na Li e nel match clou ha sprangato la porta dei sogni alla Henin. Già che c’era, ha vinto pure il doppio insieme a Venus. Secondo noi è un personaggio decisamente positivo, genuina anche nei momenti-trash (vedi sfuriata allo Us Open). Grande Serenona.
ROGER FEDERER – 12 E LODE
Ha succhiato anche il sangue a Davydenko quando il russo (che fino a quel momento lo stava massacrando) è franato tra dubbi e paure. Il primo set e mezzo dei quarti è stato l’unico momento difficile di un torneo altrimenti perfetto. Di ordinaria amministrazione il set lasciato ad Andreev, per il resto ha “incantato la platea”. Per sua stessa ammissione, in finale ha giocato una delle sue migliori partite degli ultimi anni, forse di sempre. Il tennis ha bisogno di lui, fortunatamente anche lui ha bisogno del tennis. Giocherà ancora a lungo, può raggiungere quota 20 Slam.
JUSTINE HENIN – 10
Nelle dichiarazioni ha sempre tenuto un basso profilo, ma l’impressione è che credesse all’impresa. Non può essere altrimenti quando vinci tre battaglie durissime contro Dementieva, Kleybanova (a proposito della capacità di tirarsi su) e Wickmayer. Si è tolta la soddisfazione di battere la Petrova che aveva umiliato la Clijsters, ma il sogno è finito quando non ha colto l'attimo nel terzo set dela finale. Non è ancora in classifica (per entrarci ha bisogno di giocare un altro torneo), ma vale già un posto tra le prime cinque, se non tra le prime tre. E meno male che c’è lei a giocare il rovescio a una mano, in un tennis femminile imbarbarito dalle gesta bimani.
ANDY MURRAY – 9
Un punto in meno per un paio di setpoint sciupati nel tie break contro Federer. Meritava di allungare la finale, ma non ci è riuscito anche per demeriti propri. Per il resto aveva giocato un grandissimo torneo, mettendo sotto un Nadal ancora in salute e mostrando una condizione fisica impressionante. Qualche tempo fa era un fuscello: lavorando duro ha messo su uno dei migliori fisici del circuito. Dovrebbe essere preso ad esempio. Federer ha ragione: prima o poi vincerà uno Slam. E probabilmente non solo uno.
MARIN CILIC – 9
Bravissimo. Ha il fisico di un cestista e un tennis non entusiasmante, ma ha saputo migliorarsi giorno dopo giorno grazie all’aiuto di un guru come Bob Brett. A proposito: il coach australiano fa base a San Remo. Significa che l’Italia non è terra avvelenata per costruire buoni giocatori. Basta trovare le persone giuste. I genitori sono pronti ad altri pellegrinaggi sulla collina di Medjugorie.
LE CINESI – 9,5
Con la loro storia hanno dato pane per i famelici denti dei cronisti di mezzo mondo. In Cina stanno costruendo un movimento importante, anche se Na Li e Jie Zheng non sono esattamente due bambine. L’impressione è che la Li sia più forte, e non solo perché lo dice il ranking WTA. Da una ventina d’anni si parla di una possibile invasione asiatica: probabilmente ci arriveremo, ma non è ancora il momento.
NOVAK DJOKOVIC – 5,5
Inizia a stare male un po’ troppo spesso. Aveva chiuso il 2009 da protagonista, ma già al Masters si era presentato a corto di energie. L’anno scorso si era ritirato nei quarti contro Roddick, stavolta è andato fino in fondo ma non ha giocato gli ultimi due set contro Tsonga. Due anni fa sembrava destinato ad insediarsi nel duopolio Federer-Nadal. Oggi è ancora lì, senza aver effettuato un ulteriore salto di qualità. E non tragga in inganno una classifica ATP che lo vede per la prima volta al numero 2: oggi non vale questa posizione.
KIM CLIJSTERS – 4
E’ d’obbligo essere severi verso Kim. A Brisbane aveva vinto il torneo, stavolta si è fatta spazzare via da Nadia Petrova. Una sconfitta ci sta, ma non in quel modo. 6-0 6-1 non esiste. Qualcuno sussurra che il rientro della Henin (pur battuta a Brisbane) potrebbe averle creato qualche problema psicologico. Non lo sappiamo, di certo le sue azioni sono in ribasso.
NIKOLAY DAVYDENKO – 6
Per una settimana si è divertito a prendersi tutte le attenzioni della stampa, che gli chiedeva finanche il suo piatto preferito. Negli ottavi ha zoppicato contro Verdasco, nei quarti stava esaltando contro Federer poi è improvvisamente crollato. 13 game consecutivi sono troppi anche contro Sua Maestà. Il suo voto è giocoforza condizionato dall’ingiustificato black out. Rischia di restare un campionissimo da due set su tre. Sulla lunga distanza ha perso la sua occasione nel 2005, quando si arrese a Puerta nelle semifinali di Parigi. Ma se anche l’argentino non avesse usato additivi, in finale avrebbe trovato Nadal….
RAFAEL NADAL – Senza Voto
…Ecco, Nadal. Dargli un voto, in un momento così difficile, sarebbe troppo. Non ha esaltato ma è giunto nei quarti senza soffrire troppo. Prima di farsi male, tuttavia, stava perdendo contro Murray. Difficile capire quali siano i suoi limiti lontano dalla morbida terra battuta. Il ranking ha iniziato a piangere e difficilmente migliorerà fino a Maggio, ma Rafa ha abituato a straordinarie rinascite. Gliene auguriamo un’altra, sia per lui che per il tennis.
LA DISPARITA’ DI TRATTAMENTO – 1
Va bene, gli stadi dotati di tetto scorrevole sono capolavori di architettura. Fanno contenti gli organizzatori e le televisioni, ma allargano la disparità (peraltro già evidente) tra i più forti e i peones. I primi giocano regolarmente sotto il tetto, protetti dalla pioggia e dal caldo asfissiante, mentre gli altri arrancano tra ritardi e condizioni proibitive. Non è giusto. E’ un problema senza soluzione perchè i tornei preferiscono così, ma non deve passare sotto silenzio.
HEWITT-BAGHDATIS – 2
Era un match attesissimo, pompato all’inverosimile dopo la maratona di due anni prima, terminata alle 4.34 del mattino. Invece stavolta la spalla del cipriota non ne voleva sapere. Ritiro dopo neanche un’ora e bye bye a tutti. Il pubblico sognava l’epica, si è dovuto sorbire un "non indimenticabile" Zvonareva-Azarenka. Anche Hewitt ha avuto i suoi problemi: dopo aver perso con Federer si è operato all’anca in gran segreto, poi ha deciso di farlo sapere qualche giorno dopo creando uno spavento ai giornalisti australiani, che temevano annunciasse il ritiro.
LE SERBE – o
Che disastro. La Ivanovic, partita con mille buoni propositi, è franata al secondo turno contro la Dulko. Sembra essersi infilata in un tunnel senza uscita. Non va troppo meglio alla Jankovic, battuta da Alona Bondarenko che in nove precedenti era sempre uscita sconfitta. Erano due stelline del tennis mondiale, adesso sono due giocatrici in crisi. Da dietro spinge la giovanissima Bojana Jovanovski, 18enne già numero 131 WTA: non è che dobbiamo prepararci al sorpasso?
LE RUSSE – 5
Non fosse per Nadia Petrova, a tratti interprete del miglior tennis del torneo, l’armata rossa sarebbe franata. La Dementieva ha avuto la sfiga di beccare la Henin al secondo turno (ma noi non ci rassegniamo e continuiamo a tifare per lei: merita almeno uno Slam), la Kuznetsova si è arenata, la Sharapova è franata al primo turno contro una Kirilenko ottima fino ai quarti ma inguardabile nel momento più importante. La Safina si è arresa all’ennesimo infortunio e continua la via crucis contro se stessa. Nemmeno le giovani sembrano offrire troppe garanzie. Già che c’erano, hanno lasciato in braghe di tela capitan Tarpischev, che in Fed Cup porterà a Belgrado terze linee come Kleybanova, Pavlyuchenkova, Dushevina e Makarova.
FRANCESCA SCHIAVONE – 7
Poteva battere Venus Williams, per questo non siamo troppo generosi. Na Li ha dimostrato che questa Venus era battibile, ma non vanno cancellate le buone prestazioni fino agli ottavi. Tirarsi su dopo un cappotto è molto difficile, ma contro la Cornet ci è riuscita e le ha persino restituito il favore. Bravissima contro Agnieszka Radwanska, dominata dalla prima all’ultima palla. “Gioca come un uomo” ha detto la frastornata polacca.
LE ALTRE AZZURRE – 7
Promozione senza riserve per Sara Errani, Roberta Vinci, Alberta Brianti e Tathiana Garbin. Raggiungere il terzo turno era il loro limite, lo hanno raggiunto. La Errani ha fatto più del dovuto contro la Wickmayer, la Vinci ha forse qualche rimpianto per il match contro la Kirilenko (ma è sempre stata in svantaggio). Sufficienza per la Pennetta: ha lasciato un set al fantasma della Chakvetadze, ma non ha avuto grosse chance contro la Wickmayer. Certo che numero 12 contro numero 16 al secondo turno di uno Slam…
L’ITALIA AL MASCHILE – 2
Come i set vinti da Andreas Seppi contro John Isner, gli unici della nostra pattuglia. Ma se anche Seppi avesse vinto quel match il bilancio sarebbe rimasto disastroso: Lorenzi non poteva nulla contro Baghdatis (anzi è stato bravo a non farsi travolgere) ma Fognini non l’ha vista contro il neopapà Dent, Bolelli si è arreso al 32enne Gicquel e Starace ha dato gloria a Stephane Robert. Chi sperava in un miglioramento al terribile Us Open è rimasto deluso.
PROMOSSI, IN ORDINE SPARSO
Jo Wilfried Tsonga: ha riempito i vuoti del torneo con la sua contagiosa allegria. Non aveva mai giocato un match al quinto, si è salvato contro Almagro e ha dominato contro Djokovic. Contro Federer poteva fare qualcosa di più ma non certamente vincere. Nadia Petrova: ha sconquassato il tabellone umiliando la Clijsters, ma non ha dato concretezza al suo stato di forma arenandosi contro la Henin (terza volta in un mese). Eurosport: l’Australian Open non si era mai visto così bene. Due canali dedicati, 200 ore di diretta e copertura pressoché completa. Certo, interrompere la diretta sul 9-8 al quinto tra Del Potro e Blake non è stata una grande mossa, ma Federico Ferrero ne ha spiegato le ragioni. John Isner: va a finire che il prossimo numero 1 americano sarà lui e non Sam Querrey. Era stato il migliore yankee allo Us Open, si è quasi ripetuto in Australia. Ha vinto il torneo di Auckland, è stato impeccabile fino agli ottavi poi ha trovato un Murray ingiocabile. Roddick ha fatto un passo in più ma non ha entusiasmato.
BOCCIATI, IN ORDINE SPARSO
Juan Martin Del Potro: non stava bene. Ha tenuto duro finchè ha potuto, ma non era lui. In condizioni normali non avrebbe mai ceduto un set a gente come Russell e Florian Mayer. Contro Cilic ha fatto quello che ha potuto, ma il destino era segnato. Poteva forse prepararsi meglio. Maria Sharapova: contro la Kirilenko non può perdere, almeno a tennis (sulle passerelle se la giocano). Ha già fatto sapere di voler tornare nelle fasi finali di un torneo. Benissimo, lo dimostri. I tifosi croati: si sono presentati nell’impianto armati di bengala durante Karlovic-Stepanek. La polizia li ha cacciati. Uno di loro ha persino fatto invasione di campo durante la semifinale Cilic-Murray. Il tifo tennistico è divertente e va incoraggiato, ma gli eccessi è bene lasciarli ad altre discipline.
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