Tecnifibre
CROSTA DI EUCALIPTO IN SALSA BARBECUE


Dopo i fasti del 2009, Fernando Verdasco ha infilato 81 errori gratuiti nella sconfitta contro Davydenko

Di Antonio Incorvaia -
1 Febbraio 2010, H. 18.45

Forse ci eravamo abituati troppo bene. Delle quattro prove dello Slam, quella di Melbourne è sempre stata - pur tra gli spernacchi dei puristi - la più prodiga di sorprese, rivelazioni e pronostici impazziti. Che fosse perché i Big ci arrivavano ancora infeltriti dai carichi di lavoro invernale (o non ci arrivavano proprio) o perché 40 gradi all'ombra non fanno differenza tra carneadi e Top10, la Rod Laver Arena ci ha regalato, specie negli ultimi 15 anni, le imprevedibili fiammate di Moya, Korda, Enqvist, Clement, Johansson, Schuettler, Baghdatis, Gonzalez, Tsonga e Verdasco, ed era lecito aspettarsi che l'edizione 2010 non avrebbe fatto eccezione. Invece sì: Roger Federer e Serena Williams si sono confermati sempre più soli sul tetto del mondo, le emozioni sono state poche e ancor meno i match memorabili, e solo le intrusioni di Justine Henin - ennesimo caso di rientro ai vertici del circuito femminile dopo mesi di ritiro - e Marin Cilic hanno saputo dare un minimo sindacale di novità al consueto menu a base di topi e zucche erroneamente ritenuti cavalli e carrozze.

Ti vorrei sollevare
Come ormai d'abitudine, anche a questi Australian Open ci sono stati più pretendenti per il trofeo del Braccino d'Oro che per quello del torneo principale. Alla fine, superando una concorrenza spietata - da Verdasco che ha messo a segno ben 81 errori gratuiti pur di perdere per la 15esima volta consecutiva contro un Top10, a Tsonga che è sceso in campo predigerito per (non) giocarsi la semifinale; da Roddick che si è sciolto al photofinish contro Cilic, a Soderling che ha lasciato via libera al quinto addirittura a Granollers - l'ha spuntata per un soffio il solito Nikolay Davydenko, protagonista di uno dei black out più inspiegabili dell'Era Open. Avanti 6/3 3/1 e 40/15 sul servizio di Roger Federer nei quarti di finale, non ha praticamente più centrato una palla fino alla fine del match, immolandosi per 6/3 6/0 7/5 sull'altare di Sua Maestà il Guttalax. Tra le donne, vittoria in grande stile per Victoria Azarenka, come sempre a un passo dal trionfo (6/4 4/0 contro Serena Williams, anche lei nei quarti di finale) e come sempre rispedita in albergo con le pive nel sacco (4/6 7/6 6/2 per Serena). Ne traggano insegnamento i loro prossimi avversari: per vincere contro Kolya e Vika - un po' come succedeva ai tempi di Jana Novotna - è sufficiente farli andare avanti di un set e due break.

La botte piccola (e le mogli ubriache)

Sia lodata Justine Henin. D'accordo, sarà simpatica come un sassolino in una scarpa e ogni volta che va sotto nel punteggio non riesce proprio a fare a meno di (ri)buttarla subito in piangina, ma dopo l'addio di Amelie Mauresmo - che piaccia o no ai suoi detrattori - è rimasta l'unica donna che sa davvero giocare a tennis. Nel desolante scenario di 90-e-passa cyborg sparacchione che a Brain Challenge non saprebbero nemmeno come si accende la console, lei è rimasta l'unica virtuosa della "mens sana in corpore sano". E l'unica in grado di ricordare al pubblico che i match femminili non sono soltanto l'incubo di una Playstation sbronza.

Turisti per caso
Tabellone maschile. Italia - Resto del Mondo: 0-5. Due set vinti, quindici persi.
Peggior controprestazione in assoluto, quella di Potito Starace (colui che, secondo un esimio luminare del settore - aiutino: commenta per Sky e ha una rubrica su Super Tennis - «se solo ci credesse di più varrebbe i primi 20 del mondo anche sul veloce»). Resta da capire cos'altro ci voglia, per «crederci di più», a parte un ignoto numero 104 del ranking al primo turno e Montanes o Hernandez al secondo. Magari un bye e un walkover? Onore al merito, invece, per Andreas Seppi, l'unico ad aver portato a casa due set contro un avversario meglio classificato e più in forma. Per l'ennesima volta, tra lui e l'ingresso nei Top10 si è frapposta soltanto la sfortuna nel sorteggio: se a Parigi riesce a pescare la Karatantcheva, la Baltacha, la Parra Santonja o la Ivanovic forse è la volta buona che alla seconda settimana ci arriva.

Mediocrity Report
Ci si lamenta spesso che i tennisti, un po' come i calciatori, siano soliti evadere le interviste dando risposte perlopiù insipide e scontate. Il problema è che, da quel che si è letto nelle trascrizioni delle conferenze stampa riportate sul sito ufficiale degli Open, sono sempre le domande dei giornalisti - «Quando hai capito che il match sarebbe girato?», «Come ti senti adesso?», «Che valore ha il tuo sedicesimo titolo?» - a non ammettere altro che risposte insipide e scontate. Non so: io, per esempio, avrei chiesto a Na Li cosa si prova a essere la "nuova Carla Suarez Navarro" (come lei carnefice di Venus Williams nel 2009), o a Justine Henin se pensa che il trend di tornare più forti di prima dopo anni di ritiro possa giovare anche a Katia Piccolini e Marzia Grossi, o a Roger Federer se teme che Fabrizio Corona abbia raccolto delle foto con cui ricattare anche lui. Quelle che lo ritraggono in compagnia di Mirka.
 
< Prec.   Pros. >