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Pochi giorni dopo l'esibizione con Pete Sampras, Andre Agassi torna a far parlare di sè
Di Riccardo Bisti - 28 Ottobre 2009
Che bomba: nel 1997 Andre Agassi avrebbe mentito alle autorità antidoping per sfuggire a una squalifica per l’utilizzo di droghe pesanti. Boom. Il Kid di Las Vegas sarebbe risultato positivo alla metanfetamina, una droga che causa un’elevata dipendenza, e avrebbe ingannato l’ATP dicendo che l’avrebbe assunta per sbaglio. L’ammissione appare nell’autobiografia di Agassi, la cui uscita è imminante, e le rivelazioni sono state rese note, in esclusiva, dal giornale inglese “The Times”. Nella sua confessione, Agassi ha anche scritto di aver sempre “segretamente odiato” giocare a tennis e di aver a lungo vissuto nel timore di un padre violento ed autoritario. Agassi ha raccontato di aver preso la metanfetamina – la cui detenzione, negli Stati Uniti, comporta fino a cinque anni di prigione – nel 1997, anno in cui precipitò in classifica (scese addirittura al numero 141) ed ebbe seri dubbi sul suo matrimonio con Brooke Shields, celebrato il 19 Aprile di quell’anno. “Se i risultati di quel test antidoping fossero stati resi pubblici” scrive il Times “La carriera e l’immagine di Agassi avrebbero potuto subire effetti devastanti. Resta da vedere quali effetti avrà questa confessione”.
La tristezza, poi l'euforia totale
Il Times riporta alcuni passaggi del libro. Riferendosi ad un assistente, citato solo con lo pseudonimo “Slim”, Agassi sostiene che questo fantomatico personaggio gli avrebbe proposto di prendere la sostanza insieme a lui, perché “è in grado di far sentire come Superman”. “Slim mise un mucchietto di polvere sul tavolino. La tagliò e la sniffò. Ne tagliò ancora, io ne sniffai un po’. Tornai sul divano e mi misi a pensare sul Rubicone che avevo appena attraversato. C’è una fase di pentimento, seguita dalla tristezza. Poi arriva una ventata di euforia che spazza via qualsiasi pensiero negativo. Mi sono sentito così vivo, così promettente…non avevo mai sentito così tanta energia”...“Sono stato colto da un improvviso desiderio di pulizia. Ho pulito la casa da cima a fondo, ho spolverato i mobili. Ho scrostato la vasca da bagno, ho rifatto i letti”.
La telefonata del medico
Qualche tempo dopo venne raggiunto da una telefonata mentre di trovava nell’aeroporto “LaGuardia” di New York. Era un medico che lavorava per l’ATP. “Dalla sua voce sembrava volesse dirmi che stavo per morire. Ed è proprio quello che fece”. Agassi scoprì di essere risultato positivo ad un test antidoping. “Mi disse che nel tennis c’erano tre classi di violazione. La Classe 1 era riferita alle sostanze dopati propriamente dette, quelle consumate per migliorare le prestazioni. Avrebbero comportato una sospensione fino a due anni. Tuttavia aggiunse che la metanfetamina sembrava chiaramente un caso di Classe 2, una droga presa a scopo “ricreativo”, la cui sospensione avrebbe potuto essere di tre mesi”.
Una lettera piena di bugie
“Il mio nome, la mia carriera, tutto, erano appesi ad un filo. Tutto ciò che avevo fatto, quello per cui avevo lavorato, presto avrebbe potuto svuotarsi di significato. Qualche giorno dopo scrissi una lettera all’ATP. Un pieno di bugie con qualche frammento di verità. Scrissi che Slim è un consumatore abituale di droga, con cui spesso contaminava la soda. Poi ci fu la bugia principale: scrissi che avevo accidentalmente bevuto da una soda contaminata, ingerendo involontariamente le droghe. E chiesi clemenza. L’ATP riesaminò il caso e lo archiviò”.
Accostamenti pericolosi
Fosse tutto vero, non si tratterebbe di doping in senso stretto. Ma il fatto resta ugualmente grave. Soprattutto perché l’ATP avrebbe insabbiato un caso di doping per proteggere l’immagine di un mito come Agassi. Leggendo questa confessione tornano alle mente alcuni episodi passati, su tutti i libro di Magnus Norman (attuale coach di Robin Soderling), uscito sul finire del 2005 e scritto insieme a due giornalisti. Nel libro, intitolato “Tennis off the record” si afferma che nel 2003, ai tempi della sospensione di Bohdan Ulihrach, il nome di Agassi figurava “con molta probabilità” tra gli altri giocatori trovati positivi e mai resi noti. Norman ammetteva di non avere prove concrete, ma la sparata fece ugualmente scalpore. Lo stesso Agassi, nel 2004, disse che doparsi nel tennis è praticamente impossibile. “Quest’anno sono stato controllato almeno 20 volte” disse “di cui almeno otto mediante analisi del sangue”. Il Kid di Las Vegas, anni fa, venne tirato in ballo anche da alcuni francesi (Santoro, Escudè, Forget), i quali avevano menzionato misteriosi “dossier segreti” in possesso di Mark Miles, all’epoca CEO dell’ATP. Di certo questa confessione retroattiva non farà bene all’immagine di Agassi che oggi, non dimentichiamo, è padre di due figli ed è molto attivo nel sociale. L’uscita del libro, intitolato “Open: An Autobiography” è prevista per il 9 Novembre. |
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