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QUANDO TUTTO VA AL CONTRARIO


Il trionfo di Ivanisevic a Wimbledon 2001, la più grande sorpresa degli ultimi 40 anni

Di Riccardo Bisti - 1 Giugno 2009, H. 14.30

Lo sapevano tutti, anche i profani. “Nadal ha perso”. Cosaaa? Nadal ha perso al Roland Garros? Oh mamma: non fossimo in Italia, dove il terzino del Siena conta più del leader di qualsiasi altro sport, sarebbe da chiamare il caporedattore e farsi riservare uno spazio in prima pagina. Prima di rifletterci su, ragioniamo sulla portata dell’impresa: lo spagnolo ha perso la sua prima partita al Roland Garros dopo 31 vittorie e zero sconfitte. Di più: veniva da 32 set vinti consecutivamente. L’ultimo lo aveva perso nel 2007, in finale contro Federer. Da allora dominio, monologo, tirannia. Fino al 31 Maggio 2009 (31, un caso?), quando le bombe di Robin Soderling lo hanno rispedito a Manacor in tempo per il 23esimo compleanno.

Dieci sorprese da prima pagina
Insomma, un’impresa pazzesca. Una sorpresa clamorosa, di quelle che ricorderemo a distanza di anni. Di più, a distanza di decenni. E allora abbandoniamo per un attimo l'attualità e riavvolgiamo il nastro degli ultimi 40 anni, alla ricerca delle 10 più grandi sorprese dell’Era Open (uomini e donne compresi). Per stilare questa classifica ci siamo affidati soprattutto a due fattori: la valenza tecnica dell’impresa e il clamore suscitato. In fondo anche nel tennis vale il principio giornalistico secondo cui “è notizia l’uomo che morde il cane e non viceversa”. E allora eccole qui, le dieci più grandi sorprese dell’Era Open.

10) INDIA IN FINALE DI COPPA DAVIS
Le circostanze favorevoli (leggasi: fattore campo) favorirono l’impresa, ma a quei tempi l’India aveva un solo giocatore tra i primi 200 (Ramesh Krishnan, n. 34). Correva l’anno 1987, e il sorteggio della vecchia zuppiera favorì sfacciatamente gli indiani, sempre impegnati in casa: al primo turno punirono l’Argentina del primo “Tito” Vazquez come capitano. Sotto 2-1 dopo il doppio, Amritraj rimontò due set di svantaggio a Martin Jaite, e Krishnan completò l’opera contro De La Pena. Nei quarti l’Israele venne spazzato via 4-0, ma il capolavoro arrivò in semifinale: di fronte c'era l’Australia del campione di Wimbledon Pat Cash. Neal Fraser lo tenne inspiegabilmente fuori, e gli indiani ne approfittarono battendo Fitzgerald e Masur nei primi due singolari. Cash-Doohan ridiedero speranza ai canguri e Fitzgerald pareggiò i conti contro Amritraj. Fu ancora Krishnan a travestirsi da eroe, battendo Masur nel quinto match. In finale svanì il fattore campo, e gli svedesi prepararono una terra lentissima. Risultato? 5-0 e Davis agli scandinavi. Ma l’impresa è rimasta negli annali.

9) ROLAND GARROS 1994: PIERCE BATTE GRAF 6-2 6-2
Gunther Parche aveva messo KO Monica Seles, e l’eterea Steffi aveva ripreso il comando delle operazioni. Aveva vinto l’Australian Open con una gamba sola, e già si ipotizzava un secondo Grande Slam dopo quello del 1988. Si presentò a Parigi con un bilancio di 37 vittorie e una sola sconfitta: le andò tutto bene fino alle semifinali, quando si imbattè in una francocanadese che tirava mazzate da tutte le parti. Tirava più forte, era più alta, persino più bella. Steffi non ci capì nulla, e raccolse la miseria di 4 game. Iniziò il mito di “The Body”, con i francesi che già allora iniziarono a chiamarla”Marie”. Arantxa Sanchez la fece tornare sulla terra, ma il golpe era già avvenuto. Stephanie Agassi se la ricorda ancora oggi, quella mazzata.

8) COPPA DAVIS 1998: AUSTRALIA – ZIMBABWE 2-3
Questa la ricordiamo bene, perché fu allora che prese forma l’ultima finale italiana in Coppa Davis. Fu l’ultima botta di…fortuna della nostra nazionale: anziché andare sull’erba australiana ospitammo i fratelli Black sulla comoda terra di Prato. Essì, perché gli africani fecero l’impresa del secolo sull’erba di Mildura. Gli australiani schieravano Pat Rafter, campione in carica allo Us Open, un ottimo giocatore come Jason Stoltenberg e i mitici Woodies. La prima giornata si concluse sull’1-1 in virtù della vittoria di Byron su Rafter (!) e della sconfitta di Wayne contro Stoltenberg. I Woodies vinsero il doppio, ma i Black Brothers fecero il miracolo: Byron superò Stoltenberg (e passi), ma Wayne (che in singolo è stato al massimo numero 69) maramaldeggiò contro un marpione come Woodforde. In Zimbabwe stanno ancora festeggiando. In fondo in fondo, Anche Paolo Bertolucci.

7) LA SHARAPOVA VINCE WIMBLEDON 2004

A proposito di “breaking news”: la foto di Maria con il piatto di Wimbledon finì addirittura in prima pagina sulla Gazzetta dello Sport. Per l’avvenenza, certo, ma anche perché quella vittoria le tolse di dosso l’etichetta di “Kournikova 2”. La settimana prima dei Championships aveva vinto a Birmingham, ma la più forte che battè fu Patty Schnyder (n. 20). A Londra vinse una semifinale pazzesca contro Lindsay Davenport e in finale maciullò la strafavorita Serena Williams. Numero 15 WTA prima del torneo, fu la seconda giocatrice più giovane a vincere i Championships (dopo la Hingis, che però era già numero 1). Quel 3 Luglio 2004 nacque una stella. Una stella annunciata, ma chi se l’aspettava proprio allora?

6) WIMBLEDON 1999: DOKIC BATTE HINGIS 6-2 6-0
Martina era saldamente numero 1 e aveva un disperato bisogno di riprendersi dopo la finale del Roland Garros, persa tra le lacrime contro Steffi Graf. Al primo turno trovò una ragazzina serba di 16 anni. Si, proprio Jelena Dokic, ancora sotto le grinfie del folle papà Damir. Numero 129 WTA, la Dokic aveva perso a Birmingham dalla nostra Rita Grande e non aveva neanche la classifica per entrare in tabellone. Superò le qualificazioni, poi spazzò via la numero 1 a suon di catenate da fondocampo. Le bastarono 54 minuti per infiocchettare un 6-2 6-0 che ha fatto storia, vendicando l’1-6 2-6 patito a Melbourne. La stella della Hingis aveva già iniziato ad offuscarsi.

5) US OPEN 1994: SAMPRAS BATTUTO DA YZAGA
Il buon Pete dominava il tennis da oltre un anno, in quel periodo era imbattibile. Si presentò a Flushing Meadows da campione in carica: nel 1994 aveva già vinto otto tornei (Australian Open e Wimbledon compresi), era la prima testa di serie e il tris a New York sembrava scontato. Invece negli ottavi trovò un peruviano di 27 anni, carriera solida ma senza strilli, con un paio di fugaci apparizioni tra i top-20. Dopo il primo set sembrava tutto regolare, invece il tennis classico e pulito di Yzaga disinnescò la potenza di Pistol Pete, portando il match sulla pura bagarre. Finì 3-6 6-3 4-6 7-6 7-5 con una risposta vincente di rovescio. Il piccolo Jaime corse ad abbracciare coach Pato Rodriguez: sapeva che più in alto di così non sarebbe mai arrivato. Infatti perse al turno successivo da Novacek. Ma quell’impresa non gliela porterà via nessuno.

4) WIMBLEDON 1987: BECKER BATTUTO DA PETER DOOHAN
Come ha scritto magistralmente Federico Ferrero nella sua rubrica “Missing”, quella partita fu la condanna dell’australiano, ancora oggi ricordato come “Un brocco che azzeccò la partita della vita”. In parte è vero, ma il buon Doohan (n. 43 ATP proprio quell’anno) non era proprio uno zappatore della racchetta. Dal 1985 al 1990 Becker giunse sempre in finale a Wimbledon, salvo nel 1987 quando inciampò al secondo turno sul vecchio (e mitico) campo 1. Il “Bum Bum” del teutonico si infranse sulle risposte morbide e leggere dell’australiano, vincitore con un plastico 7-6 4-6 6-2 6-4. Doohan vinse poi a fatica contro il modesto Leif Shiras (n. 166) prima di essere sculacciato da Bobo Zivojinovic. “Non è mica morto nessuno. E’ solo una partita da tennis, mica una guerra” disse Becker. Vero, ma dopo 20 anni di quella partita non ci si è ancora dimenticati. Proprio come accade per le guerre.

3) ROLAND GARROS 2009: NADAL BATTUTO DA ROBIN SODERLING
Per rendere l’idea: Soderling si è presentato a questo match (il suo primo ottavo in uno Slam, non era mai andato oltre il terzo turno) con inquietanti credenziali Pre-Roland Garros: sconfitte da Bolelli e da Starace e mazzate prese sia a Roma (proprio da Nadal) che a Madrid (da Federer). Niente a che vedere con il 44-4 stagionale di Rafa e l’ancora più temibile 179-15 sulla terra battuta. E invece è successo l’impensabile, la classica partita che segna la carriera di entrambi: di Nadal, perché sarà una delle poche macchie in un palmares impressionante; di Soderling, perché potrebbe essere lo slancio verso una seconda carriera o il picco (folle, illogico) di una vita vissuta comodamente a ridosso dei primi.

2) CHANG VINCE IL ROLAND GARROS 1989
Di quell’impresa si è detto e scritto di tutto. Tutti ricordano soprattutto due immagini: la battuta “da sotto” contro Lendl e lo sfiancamento progressivo, costante e inesorabile di Stefan Edberg. Michelino aveva 17 anni, era a stento tra i primi 20 del mondo e si presentò a Parigi senza aver giocato un solo match sulla terra rossa europea. Si, avete capito bene: niente Monte Carlo, Barcellona, Roma o Amburgo. Andò a giocare (e perdere) a Forest Hills e Charleston. Il suo miglior risultato stagionale, prima del Roland Garros, erano le semifinali a Memphis e Forest Hills. Titoli in carriera? Uno solo, sul cemento di San Francisco. A Parigi rifilò un triplo 6-1 a un cucciolo di Sampras, poi iniziò il capolavoro: negli ottavi Lendl diventò pazzo, poi a suon di “moon balls” e una mente suprema sfiancò i muscoli di Agenor, il serve and volley imperiale di Becker e quello leggiadro di Edberg, rispedendoli a Wimbledon. Fu il suo unico Slam, ma è un po’ come gli scudetti del Verona o della Sampdoria. Valgono 10. E ancora oggi sono nella leggenda.

1) IVANISEVIC VINCE WIMBLEDON NEL 2001

Wimbledon, per il folle Goran, era stata un’ossessione. Dopo tre finali, di cui due perse per un soffio (Agassi nel 1992 e Sampras nel 1998), il treno sembrava definitivamente perso. Quell’anno era franato fuori dai primi 100, trovandosi a giocare addirittura un torneo challenger (Heilbronn, peraltro senza vincerlo). Al torneo del Queen’s, storico preludio ai Championships, perse dal nostro Cristiano Caratti. Per entrare in tabellone fu costretto ad elemosinare una wild card. Gliela diedero senza troppa convinzione, preoccupati da quell’infortunio alla spalla che poteva deflagrare da un momento all’altro. Ma il destino aveva deciso: Goran battè gente forte sin dai primi turni: Moya, un giovane Roddick (!), Rusedski (!!), Safin nei quarti e Tim Henman in una semifinale interrotta mille volte per pioggia. In finale trovò Pat Rafter. Si giocò di Lunedì, e la rivendita dei biglietti aveva estromesso dal Centre Court i borghesi incravattati per far posto a orde di ragazzi croati e australiani. Fu una festa del tennis, folle e dolcissima. 6-3 3-6 6-3 2-6 e 9-7, con Goran folle fino all’ultimo: prima di sdraiarsi vincente (e piangente) sull’erba spelacchiata trovò il modo di fare doppio fallo su un matchpoint. Ma Goran era così, cavallo pazzo e imbizzarrito. Fino ad oggi è l’unica wild card ad aver vinto Wimbledon. Lo resterà.

La necessità di dover creare una top-ten ci ha costretto a lasciar fuori classifica degli episodi che avrebbero meritato maggior considerazione. D’altra parte è il rischio che si corre quando si stilano classifiche su valutazioni soggettive. In ordine sparso, ricordiamo la sconfitta di Steffi Graf al primo turno di Wimbledon contro Lori McNeil (1994), la vittoria di Mark Edmondson all’Australian Open 1976 (da numero 212 del mondo), la finale di Zina Garrison a Wimbledon, la quindicenne Capriati che batte la Navratilova a Wimbledon, la finale tutta spagnola (Moya-Corretja) al Master ATP di Francoforte, le finali all’Australian Open di Baghdatis e Tsonga, la vittoria di Gaudio al Roland Garros, la vittoria di Volandri su Federer a Roma, i trionfi dei carneadi Carretero (1996) e Portas (2001) al Masters 1000 di Amburgo, quella di Mikael Pernfors a Montreal 1993 e Chris Woodruff, sempre a Montreal nel 1997. Insomma, la storia del tennis è (fortunatamente) piena di sorprese. Se avete voglia di dire la vostra, o addirittura stilare una vostra classifica, siete i benvenuti sulla pagina di Facebook dedicata a TennisBest.
 
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